Turchia Svezia Finlandia NATO

La Turchia ha detto sì: Finlandia e Svezia potranno entrare nella NATO. L'ultimo apparente ostacolo all'ingresso dei due Paesi nell'Alleanza Atlantica è infatti caduto il 28 giugno 2022 a Madrid, in apertura del vertice dell'Organizzazione (in programma fino al 30 del mese). Dopo un incontro di 4 ore tra i presidenti degli Stati coinvolti e alla presenza del segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, il presidente turco Erdogan ha tolto il veto all'adesione di Svezia e Finlandia al Patto Atlantico.

I due Paesi nordici avevano fatto richiesta di ingresso nella NATO a metà maggio, spaventate dall'invasione russa dell'Ucraina, ma Ankara si era subito dichiarata contraria all'allargamento dell'Organizzazione per motivi strategici e geopolitici. La diplomazia è così entrata all'opera e alla fine un accordo è stato raggiunto. L'ufficialità è solo questione di giorni: presto verrà firmato un memorandum con tutti i dettagli dell'operazione. Ma perché la Turchia si opponeva all'accordo e cosa ha ottenuto in cambio del suo appoggio?

La NATO si allarga

Perché la Turchia si opponeva all'accordo

I motivi per cui inizialmente la Turchia si è opposta all'ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO sono molti, ma possiamo ridurli a 5. I primi 4 sono di ordine generale:

  1. Per cominciare, Erdogan sapeva di poter ottenere qualcosa in cambio del suo possibile appoggio all'operazione di allargamento dell'Organizzazione, sia da parte dei due Paesi nordici sia da parte degli Stati Uniti. Insomma, in termini generali si è trattato di una normale forma di contrattazione. Da Washington, in particolare, Ankara vorrebbe un maggiore appoggio in Siria e di poter accedere di nuovo alla produzione e all'utilizzo di caccia da combattimento avanzati (F35 o F18).
  2. Mostrandosi inizialmente contrario all'adesione, inoltre, il presidente turco ha dato all'opinione pubblica del suo Paese l'immagine di un leader forte e capace di trarre il massimo risultato per la Turchia in ogni situazione. Vedremo tra poco, infatti, che Ankara ha le sue ragioni per non essere in buoni rapporti con Stoccolma ed Helsinki.
  3. In terzo luogo, dal punto di vista delle relazioni internazionali, bisogna ricordare che la Turchia, pur opponendosi alla Russia su vari fronti, su altri mantiene invece con Mosca dei rapporti solidi di collaborazione. Erdogan non poteva perciò mostrarsi immediatamente favorevole all'adesione di Svezia e Finlandia alla NATO, altrimenti avrebbe compromesso il rapporto con Putin e il suo tentativo di far giocare alla Turchia il ruolo di mediatrice rispetto alla guerra in Ucraina.
  4. Infine, lo spostamento del baricentro della NATO sempre più verso nord comporta per la Turchia di rimanere inevitabilmente più isolata ad affrontare l'instabilità del Medio Oriente, sia in termini di intelligence sia militari, e questo preoccupa Ankara.
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Oltre ai quattro motivi generali ce n'è un altro più specifico: la Turchia ha un rapporto complicato con la Svezia (soprattutto) e la Finlandia.

Il Paese scandinavo, infatti, ha dato per decenni sostegno alla popolazione curda in Turchia e, in particolare, un appoggio parziale anche al PKK, un'organizzazione curda in guerra contro il governo di Ankara e che in realtà è considerata terroristica anche da Stati Uniti e Unione Europea. Il governo svedese, facendo leva sulle persecuzioni che Erdogan non solo ha ordinato per rappresaglia verso il PKK, ma purtroppo anche contro la popolazione civile curda, ha dato asilo a numerosi curdi.

Il risultato è che attualmente in Svezia è presente una delle diaspore curde più grandi d'Europa e addirittura che alcuni deputati svedesi sono di origine curda. In Svezia operano così delle organizzazioni che offrono supporto ai curdi che vivono in Turchia e hanno trovato asilo dei rifugiati politici che Ankara considera affiliati o di appoggio al PKK e quindi terroristi. La Svezia, però, si è sempre opposta alla loro estradizione.

Turchia PKK Svezia

Non è finita qui: in Svezia e Finlandia hanno trovato asilo anche alcuni esponenti dell'organizzazione politica di Fethullah Gülen, l'uomo che Erdogan considera responsabile del fallito colpo di Stato ai suoi danni avvenuto nel 2016. Anche in questo caso i due Paesi nordici hanno rifiutato le richieste di estradizione avanzate da Ankara negli ultimi anni.

Infine, Svezia e Finlandia hanno imposto delle sanzioni contro la vendita di armi alla Turchia nel 2019, dopo l'intervento militare di quest'ultima nella guerra in Siria.

Cosa ci guadagna ora la Turchia?

Viste tutte le ragioni per cui la Turchia inizialmente si è opposta all'adesione di Svezia e Finlandia alla NATO, cosa l'ha convinta a fare un passo indietro e ad accettare il loro ingresso nell'organizzazione?

Erdogan NATO

I dettagli specifici del memorandum tra Turchia, Svezia e Finlandia non sono ancora noti, ma se ne conoscono i contenuti generali. In sostanza i due Paesi europei si impegneranno d'ora in poi a cooperare maggiormente con Ankara nella lotta al terrorismo sia a livello pratico sia a livello di intelligence.

Questo presuppone che Svezia e Finlandia debbano sostenere la lotta della Turchia contro il PKK, le sue affiliate e l'organizzazione di Fethullah Gülen. Dovranno cioè smettere di fare propaganda contro Ankara e di sostenere persone o gruppi accusati di raccogliere fondi o di fare reclutamento per organizzazioni che la Turchia considera terroristiche; inoltre dovranno adottare misure concrete per l'estradizione di individui ricercati dal governo di Erdogan per terrorismo.

In secondo luogo la Turchia ha richiesto a Svezia e Finlandia una maggiore cooperazione in ambito militare, evitando sanzioni o embarghi nei confronti di Ankara e collaborando maggiormente nel campo dell'industria bellica e della difesa.

Articolo a cura di
Alessandro Beloli