0 risultati

Dove potrebbe cadere il telescopio Swift della NASA: rientro incontrollato sulla Terra il 4 novembre

Avatar autore
A cura di Sara Brugnoni
Junior News Editor
Swift_in_space-nasa
Il telescopio spaziale Swift della NASA. Credit: NASA
Dopo oltre 20 anni in orbita, il telescopio Swift della NASA rientrerà in modo incontrollato sulla Terra, a seguito di una missione di salvataggio incontrollata. Gran parte della sonda si disintegrerà, ma alcune componenti resisteranno: il rischio per le persone è comunque basso (probabilità di essere colpiti 1 su 2.100).

Il telescopio spaziale Swift della NASA, in servizio dal 2004 per studiare i lampi gamma (le esplosioni più potenti dell'universo), rientrerà sulla Terra in maniera incontrollata dopo il fallimento della missione di salvataggio dell'Agenzia Spaziale americana. Dopo quasi 22 anni in orbita, infatti, il Neil Gehrels Swift Observatory ha smesso di essere operativo: secondo le stime della NASA, la sonda spaziale dovrebbe fare il suo ingresso in atmosfera alle 09:30 del 4 novembre (ora italiana), con un periodo di incertezza di ± 11 ore.

Nella pratica, quindi, la possibile finestra temporale si estende tra le 22:30 del 3 novembre e le 20:30 del 4 novembre (ora italiana). La maggior parte del veicolo, che pesa circa 1.450 kg, dovrebbe disintegrarsi durante la discesa, ma alcune componenti dovrebbero sopravvivere al passaggio: il rischio che i frammenti colpiscano direttamente qualcuno sulla Terra è comunque basso, con la NASA che ha stimato una probabilità di 1 su 2.100.

Progettato in origine per una missione di soli due anni, Swift ha condotto attività scientifica per oltre due decenni, rivelandosi uno strumento multifunzionale per l'esplorazione dell'universo e consentendo di osservare un'ampia gamma di luce e individuare rapidamente esplosioni di breve durata.

Dove potrebbero cadere i detriti sulla Terra e quando

Il momento esatto del rientro del telescopio spaziale è ancora soggetto a un ampio margine di incertezza. Come accennato, l'Aerospace Corporation ha previsto che Swift rientrerà intorno alle 9:30 del 4 novembre (ora italiana, le 03:30 nella costa est degli Stati Uniti), con un’incertezza di ± 11 ore.

Una stima indipendente riportata da EarthSky colloca il rientro al 4 novembre alle 05:31 UTC (le 06:30 in Italia), con un margine di ± 12 ore, segnalando che la finestra è stata anticipata a causa della recente attività solare, che aumenta la densità dell’alta atmosfera e accelera il decadimento dell’orbita.

Oltre all’orario, un’incognita riguarda anche il “dove”: la traiettoria studiata restringe il campo, ma non individua un punto preciso. Per via della bassa inclinazione dell’orbita di Swift, gli eventuali frammenti sopravvissuti ricadrebbero in una fascia compresa tra 20,6 gradi di latitudine sud e 20,6 gradi di latitudine nord, come riportato dalla NASA. L’ingegnere aerospaziale Dean Sladen, citato da Space.com, spiega che l’orbita passa entro circa 21 gradi dall’equatore: si tratta di una fascia in gran parte oceanica, che però attraversa anche aree popolate di Africa, Asia meridionale e sud-orientale e America Latina.

Durante la discesa, comunque, la disgregazione sarà rapida: quando Swift scenderà a circa 120 km di quota, la sua fine arriverà nel giro di pochi minuti. Pannelli solari e antenne si staccheranno per primi e, intorno ai 78 km, il corpo principale si spezzerà, mentre gran parte della struttura fonderà.

A resistere saranno soprattutto i materiali densi e resistenti al calore, come titanio, acciaio e vetro: i candidati più probabili alla sopravvivenza, quindi, sono le sei pesanti ruote di reazione, usate per orientare il telescopio e alcune parti ottiche come lenti e specchi. Le circa 52.000 piastrelle di piombo della maschera dello strumento dovrebbero fondere quasi del tutto. Secondo gli esperti, comunque, la sonda spaziale dovrebbe disgregarsi a sufficienza da non rappresentare un pericolo per le persone a terra, anche se le parti interne dei telescopi a raggi X e ottico potrebbero appunto resistere.

Perché il telescopio della NASA non è stato salvato

Il telescopio Swift si trova in orbita terrestre bassa e, a differenza di altri satelliti, non possiede un sistema di propulsione in grado di compensare autonomamente la perdita di quota. Questo significa che, anche a centinaia di chilometri dalla superficie terrestre, la rarefatta atmosfera produce un piccolo ma costante attrito, che sottrae energia orbitale al satellite e ne provoca una lenta discesa di quota.

Negli ultimi anni, questo processo di discesa è diventato molto più rapido a causa dell'aumento dell'attività solare, che ha riscaldato gli strati superiori dell'atmosfera terrestre, facendoli espandere verso quote maggiori e aumentando l'attrito rispetto a quello previsto in precedenza dagli scienziati della NASA.

Per provare a guadagnare più tempo, la NASA aveva inizialmente affidato all’azienda Katalyst Space una missione di salvataggio: un veicolo robotico chiamato LINK, lanciato il 3 luglio 2026 con un razzo Northrop Grumman Pegasus XL, avrebbe dovuto raggiungere Swift, agganciarlo e innalzarne l’orbita. Verso la fine di luglio, però, LINK ha sviluppato problemi di controllo d’assetto che lo hanno fatto ruotare su se stesso e hanno disturbato le comunicazioni: due delle sue tre ruote di reazione sono risultate inutilizzabili e anche il sistema di propulsione a gas freddo ha perso parte della funzionalità.

Gli ingegneri sono riusciti a ridurre la rotazione e a recuperare il controllo d’assetto, ma il 19 agosto 2026 NASA e Katalyst hanno annunciato che LINK non avrebbe più tentato di catturare e spingere Swift verso un’orbita più alta. Al suo posto, LINK avrebbe effettuato operazioni di avvicinamento all’oggetto spaziale per dimostrare tecnologie utili a future missioni di manutenzione satellitare.

Insomma, gli scienziati della NASA hanno provato a salvare il telescopio, ma la missione è fallita.

Una vicenda simile potrebbe riguardare in futuro anche il telescopio spaziale Hubble, che come Swift non dispone di un sistema di propulsione e vede la propria orbita calare lentamente per effetto dell’attrito atmosferico: secondo le analisi della NASA, in questo caso il rientro sarebbe tra il 2033 e il 2034. Proprio per evitare un rientro incontrollato, il 29 ottobre 2026 l’Agenzia spaziale USA ha pubblicato una Request for Information per sondare l’interesse di aziende private a innalzarne l’orbita, potenziarne le capacità o gestirne un rientro controllato a fine missione.

Avatar utente
Sara Brugnoni
Junior News Editor
Lavoro come giornalista per la sezione news di Geopop: mi occupo principalmente delle notizie di attualità e di tutto ciò che avviene sul Pianeta Terra, dalla geopolitica allo spazio, fino alla società nel suo complesso. Ho lavorato per un quotidiano economico e ho una laurea magistrale in Scienze Politiche, grazie alla quale ho capito quanto gli eventi del mondo siano profondamente connessi tra di loro.
Sfondo autopromo
Cosa stai cercando?
api url views