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3 Giugno 2026
11:48

El Niño potrebbe tornare: le nuove previsioni del WMO per il 2026 e perché non bisogna allarmarsi

Le nuove previsioni dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) stimano una probabilità dell'80% che El Niño si sviluppi entro l'estate 2026, con il 90% di possibilità che prosegua fino a novembre. L'intensità resta incerta, ma i modelli suggeriscono un evento almeno moderato. In Europa i possibili effetti potrebbero arrivare nel 2027.

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El Niño potrebbe tornare: le nuove previsioni del WMO per il 2026 e perché non bisogna allarmarsi
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Il fenomeno El Niño è associato a temperature dell’Oceano Pacifico equatoriale superiori alla norma. Credit: NOAA

L'Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) ha pubblicato nuove previsioni su El Niño, i cui dati indicano che il fenomeno climatico potrebbe effettivamente svilupparsi: le stime riportano una probabilità dell'80% che un nuovo episodio di El Niño si sviluppi nel Pacifico equatoriale centro-orientale durante il trimestre giugno-agosto 2026, con il 90% di possibilità che il fenomeno climatico prosegua almeno fino a novembre.

Al momento, però, l‘intensità di questo fenomeno resta incerta: la maggior parte dei modelli suggerisce un evento almeno moderato, ma nessuna categoria di intensità supera il 37% di probabilità. In ogni caso, gli enti meteorologici ufficiali non parlano in nessun caso di un “Super El Niño”, un termine giornalistico utilizzato per indicare un riscaldamento delle acque del Pacifico di almeno 2 °C.

Per quanto riguarda i possibili effetti sull'Europa, va detto che il nostro continente non rientra tra le aree più direttamente colpite da El Niño, con gli effetti che tendono a manifestarsi in ritardo, tipicamente nell'anno successivo al picco. Questo significa che eventuali impatti potrebbero farsi sentire soprattutto nel 2027, con temperature sopra la media e un aumento del rischio di ondate di calore prolungate.

Cos'è El Niño e quando si verifica: l'incremento di temperature dell'Oceano Pacifico di almeno 0,5 °C

Per poter comprendere meglio le possibili conseguenze di un nuovo El Niño, dobbiamo prima capire che cos'è questo fenomeno climatico: cercando di semplificare, El Niño si forma quando la superficie dell'Oceano Pacifico centrale registra un incremento di temperatura di almeno 0,5 °C per un periodo di tempo non inferiore a 5 mesi.

In condizioni di temperature normali, nell'Oceano Pacifico i venti alisei soffiano da est verso ovest lungo l'equatore, trasportando l’acqua calda di superficie del Pacifico equatoriale orientale verso il Pacifico occidentale, ossia dal Sud America verso le coste dell'Asia. Questo spostamento fa sì che le acque fredde profonde al largo delle coste sudamericane risalgano, abbassando la temperatura superficiale di quella parte dell'oceano.

Nel momento in cui entra in gioco El Niño, però, i venti alisei si indeboliscono e l'acqua calda viene spinta nuovamente verso est, in direzione della costa occidentale delle Americhe. Di conseguenza, le acque del Pacifico a ridosso della costa sudamericana si scaldano.

El Niño, comunque, è un fenomeno climatico periodico, che si presenta con una cadenza che va dai 2 ai 7 anni circa (l'ultimo episodio è stato registrato tra il 2023 e il 2024). Ogni episodio dura, in media, dai 9 ai 12 mesi e in genere inizia a svilupparsi tra marzo e giugno, raggiungendo il picco di intensità tra novembre e febbraio.

Cosa dicono le nuove previsioni del WMO per il 2026

Veniamo quindi all'aggiornamento: le nuove previsioni dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale (World Meteorological Organization, WMO) indica una probabilità dell'80% che le condizioni di El Niño si sviluppino nel Pacifico equatoriale centro-orientale durante il trimestre giugno-agosto 2026. Tra l'altro, la probabilità che questo fenomeno continui almeno fino a novembre si alza al 90%.

Per elaborare queste previsioni, il WMO utilizza modelli elaborati dai Centri di produzione globali dell'Organizzazione, da esperti dei Servizi meteorologici e idrologici nazionali e da centri di previsione climatica di tutto il mondo.

Secondo questi dati, tra fine aprile e metà maggio la temperatura della superficie del Pacifico equatoriale centro-orientale era ormai prossima alle soglie di El Niño. Le anomalie della temperatura superficiale sono alimentate da condizioni sotterranee insolitamente calde nel Pacifico tropicale, con temperature che superano i 6 °C rispetto alla media e che forniscono un notevole serbatoio di calore, che chiaramente contribuisce al riscaldamento superficiale che è stato osservato.

Attenzione, però: a differenza di quello che è stato riportato da media nazionali e internazionali, il WMO non utilizza mai il termine «Super El Niño», poiché non fa parte delle classificazioni standardizzate ufficiali e rappresenta una mera espressione giornalistica, con cui solitamente si indica un riscaldamento del Pacifico di almeno 2 °C rispetto alla media.

Lo stesso quadro emerge anche dalle previsioni del Climate Prediction Center del NOAA, che ha attivato lo stato di “El Niño Watch” stimando una probabilità dell'82% di sviluppo nel trimestre maggio-luglio 2026 e del 96% che il fenomeno prosegua fino a dicembre 2026-febbraio 2027.

Al momento, comunque, restano ancora incerte l'intensità e la tempistica del picco di El Niño, anche se la maggior parte dei modelli suggerisce che il fenomeno sarà almeno di intensità moderata (con una possibilità più bassa di un evento forte). Il NOAA, infatti, precisa che nessuna categoria di intensità supera al momento il 37% di probabilità. Dietro questa prudenza c'è una ragione metodologica: le previsioni elaborate in questo periodo dell'anno vanno interpretate con cautela per via della cosiddetta «barriera di prevedibilità della primavera boreale», che si verifica tipicamente tra febbraio e maggio.

Ed è soprattutto importante ricordare un punto sottolineato sia dal WMO che dal NOAA: l'intensità degli indicatori di El Niño non corrisponde direttamente all'intensità dei suoi impatti. Un El Niño più forte può rendere certi effetti più probabili, ma non li garantisce. Per questo il WMO inquadra l'aggiornamento come un invito alla preparazione e all'allerta precoce per governi, agenzie umanitarie e settori sensibili al clima come agricoltura, salute, energia e gestione delle acque, non come un annuncio catastrofico.

Cosa potrebbe succedere in Europa e in Italia: le possibili conseguenze di El Niño

Ma, quindi, quali potrebbero essere i possibili effetti sull'Europa? Anche in questo caso, è meglio procedere con cautela con le previsioni, cercando di evitare il più possibile allarmismi ingiustificati. L'Europa, infatti, non è tra le regioni più direttamente influenzate da El Niño, che esercita i suoi effetti più marcati su altre aree del pianeta: come visibile anche nella mappa qui sotto, generalmente questo fenomeno climatico causa maggiori precipitazioni in parti del Sud America, negli Stati Uniti meridionali e nel Corno d'Africa, portando invece maggiore siccità su America centrale, Australia, Indonesia e parti dell'Asia meridionale.

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El Nino altera le precipitazioni in diverse parti del mondo: in arancione le zone che saranno colpite da una maggiore siccità, in azzurro quelle che registreranno precipitazioni più intense. Credit: WMO

Il secondo punto è che gli effetti di El Niño si avvertono con più forza nell'anno successivo al picco, non durante lo stesso anno in cui il fenomeno si sviluppa. Questo significa che, in Europa, i possibili impatti potrebbero arrivare nel 2027.

Detto questo, gli anni durante i quali si sviluppa El Niño sono stati associati a temperature più elevate nella regione europea: si ritiene, per esempio, che l'ultimo El Niño abbia contribuito a rendere il 2024 l'anno più caldo mai registrato in Europa. Su questa base, è ragionevole aspettarsi che nel 2027 possano presentarsi condizioni termiche sopra la media, con un aumento di probabilità di ondate di calore prolungate ed eventi meteorologici estremi. Va inoltre specificato che, per il trimestre giugno-agosto 2026, l'aggiornamento climatico globale del WMO – che tiene conto di altri fattori climatici chiave, come l'Oscillazione Nord Atlantica – prevede una dominanza di temperature sopra la norma in gran parte del pianeta.

Anche in questo caso, però, stiamo parlando di variazioni di probabilità, non di previsioni deterministiche. Dire qualcosa di più preciso in questo momento significherebbe sbilanciarsi in congetture: per avere un quadro più affidabile occorrerà attendere le prossime settimane, quando i dati saranno più solidi e gli enti meteorologici potranno aggiornare le previsioni.

Fonti:
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Sara Brugnoni
Junior News Editor
Lavoro come giornalista per la sezione news di Geopop: mi occupo principalmente delle notizie di attualità e di tutto ciò che avviene sul Pianeta Terra, dalla geopolitica allo spazio, fino alla società nel suo complesso. Ho lavorato per un quotidiano economico e ho una laurea magistrale in Scienze Politiche, grazie alla quale ho capito quanto gli eventi del mondo siano profondamente connessi tra di loro.
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