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in foto: credit: INGV.

Il terremoto del Friuli-Venezia Giulia con una magnitudo di 6.5 è passato alla storia del nostro Paese come uno dei terremoti più distruttivi dell’ultimo secolo. Il sisma si è verificato giovedì 6 maggio 1976 alle ore 21 ed è stato soprannominato “Orcolat” dai locali – cioè l’orco del folklore che si ritiene essere responsabile dei terremoti. L’evento sismico aveva un epicentro posto qualche chilometro ad est di Gemona del Friuli, in provincia di Udine, e fece registrare un valore compreso tra il nono e il decimo grado della scala Mercalli.

Il terremoto del Friuli del 1976 è il quinto terremoto più intenso tra quelli registrati nel nostro Paese, dietro solo ad altri sismi ancora più tragici come, per esempio, il terremoto di Messina nel 1908.

Contesto geologico del terremoto del Friuli-Venezia Giulia

L’area del Friuli, situata a nord-est del nostro Paese, è uno dei settori sismicamente più attivi della catena alpina, in particolare l’area compresa tra Gemona, Tolmezzo e la Slovenia. L’abbondanza di faglie qui presenti è legata allo scontro tra la microplacca Adria e quella Eurasiatica e, per questo motivo, nella storia si sono verificati diversi eventi sismici con magnitudo superiore a 6, tra i quali quello del 1976 (Slejko, 2018). Consideriamo che la placca adriatica spinge in continuazione verso nord, muovendosi di circa 2 mm all’anno! (Burrato et al., 2008)
Il terremoto, come riportato dal portale DISS, è stato causato da un complesso sistema di faglie inverse, in inglese thrusts, che comprende la Tramonti – Montemaggiore e Trasaghis-Taipana. Tutte queste strutture sono relativamente superficiali, non più profonde di 10 km dalla superficie (Slejko, 2018).
L’area, come riportato dall’INGV, non vedeva terremoti forti come quello del 1976 da almeno quattrocento anni. Per terremoti di intensità minore invece si sono osservati tempi di ritorno di circa ottant’anni, che scendono a sei anni se consideriamo scosse associate a danni di piccola entità.

Modello strutturale Friuli
in foto: Schema strutturale del Friuli. Si vede bene come l’area attorno a Gemona sia circondata di linee, ciascuna corrispondente ad una faglia (credit: Galadini et al., 2005).

Il terremoto

Il terremoto del Friuli, per essere precisi, è composto da un evento principale, avvenuto a maggio del ‘76, e da successive scosse di intensità minore nel settembre dello stesso anno.
Il primo terremoto, quello di maggio, è stato quello più disastroso. Con una magnitudo di 6.5, ha interessato un’area approssimativa di 5700 km2 (Slejko, 2018), coinvolgendo oltre 120 comuni e distruggendo oltre 17 mila case, come riportato dall’INGV. Questo spiega come mai i valori della scala Mercalli furono così alti nella zona dell’epicentro, attorno al grado IX – X (Boschi et al., 2000). Complessivamente il sisma causò circa 970 morti e 3000 feriti.
I paesi più colpiti, quelli con un valore Mercalli pari a 10, furono Gemona, Venzone, Trasaghis, Bordano, Forgaria, Majano and Osoppo. Fortunatamente questo terremoto non causò danni gravi alle grandi città. La più vicina era Udine, a circa 30 km, ma fortunatamente il sisma subì un attenuazione verso sud, facendo registrare in città un valore di “soli” 7 gradi sulla scala Mercalli.

Terremoto Friuli Maggio
in foto: Effetti del terremoto del maggio 1976. Con la stella è indicato l’epicentro del sisma e i cerchi colorati corrispondono al valore della scala Mercalli in quei punti (credit: INGV).

Le scosse nel Settembre 1976

Dopo il mese di maggio le repliche del terremoto furono numerose (i cosiddetti aftershock), ma le più intense si verificarono tra l’11 e il 15 settembre del 1976, ben quattro mesi dopo l’evento principale. Le magnitudo di questi nuovi sismi furono leggermente inferiori rispetto a quelle di maggio – si parla comunque di valori attorno al 5-6 della scala Richter – e causarono complessivamente 13 vittime, da aggiungere al conteggio del primo sisma.
Come confermato dai dati dell’INGV, la distribuzione degli epicentri dell’intera sequenza tra maggio e settembre sono migrati dalla zona centrale verso est. Molto probabilmente ciò sta a indicare che si sono attivati dei sistemi di faglia adiacenti.
Le ultime repliche sono arrivate nel settembre dell’anno successivo, nel 1977, questa volta spostandosi verso ovest.

La ricostruzione dei centri abitati e il “modello friulano”

La ricostruzione post-sisma dei centri abitati fu particolarmente rapida, e spesso oggi è considerata un modello – specie nel contesto italiano, noto per i suoi ritardi nella ricostruzione.
In dieci anni fu completata non solo la ricostruzione degli edifici distrutti e danneggiati ma si promosse lo sviluppo economico della regione: eppure, come riportato dal professor Riuscetti sul Bollettino di Geofisica Teorica ed Applicata, parlare di “modello Friuli” porta a sottovalutare gli elementi caratteristici di questo terremoto e della successiva ricostruzione. Dalla decisione del governo Andreotti III di dare carta bianca al commissario Zamberletti e alla Regione Autonoma del Friuli-Venezia Giulia, alle ridotte dimensioni dei centri abitati colpiti, alla facilità di comunicazioni con le regioni e gli stati vicini, all’abbondanza di mezzi forniti generosamente dal governo e da molte nazioni straniere – in cui gli emigrati friulani si erano guadagnati stima e amicizia e alla sostanziale correttezza nell’utilizzo delle grandi somme a disposizione (una cifra compresa tra i 13 e il 30 miliardi di lire), il caso friulano fu senza dubbio un’eccezione.

Bibliografia
Boschi, Enzo, et al. "Catalogue of Strong Italian Earthquakes from 461 BC to 1997 (Appendix to volume 43 N° 4, 2000)." Annals of Geophysics 43.4 (2000).
Burrato, Pierfrancesco, et al. "Sources of Mw 5+ earthquakes in northeastern Italy and western Slovenia: an updated view based on geological and seismological evidence." Tectonophysics 453.1-4 (2008): 157-176.
Galadini, F., M. E. Poli, and A. Zanferrari. "Seismogenic sources potentially responsible for earthquakes with M≥ 6 in the eastern Southern Alps (Thiene-Udine sector, NE Italy)." Geophysical Journal International 161.3 (2005): 739-762.
Slejko, D. "What science remains of the 1976 Friuli earthquake?." Bollettino di Geofisica Teorica ed Applicata 59.4 (2018).

Articolo a cura di
Stefano Gandelli