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L'annuncio è chiaro: tra 4 o 5 anni un modulo abitativo per la ricerca progettato dall'Italia dovrebbe approdare sul suolo lunare!
La notizia arriva direttamente dal portavoce dell'ASI (Agenzia Spaziale Italiana) Giorgio Saccoccia. Capiamone i dettagli.

Chi si è occupato dell'accordo e cosa prevede

Siamo a Roma il 16 giugno 2020. Durante un incontro nell'Ambasciata Americana tra il presidente dell'ASI, Giorgio Saccoccia, l'amministratore capo della NASA Bill Nelson e la vice Pamela Melroy viene firmato l'accordo bilaterale per cui la NASA affida all'ASI lo studio preliminare per la progettazione del primo Lunar Surface Multi-Purpose Habitation (MPH).

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in foto: Credits: NASA, in ordine da sinistra Bill Nelson, Pamela Melroy e Giorgio Saccoccia

Il tutto avviene a seguito della seduta del Comint, il Comitato Interministeriale per le politiche relative allo Spazio e alla ricerca aerospaziale presieduto da Vittorio Colao (Ministro per l'Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale con delega alle politiche spaziali e aerospaziali) e presenzia anche Luigi di Maio, Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Cos'è il modulo Lunar Surface MPH

Il modulo Lunar Surface MPH è il primo dei moduli abitativi interno al programma Artemis.
Per modulo abitativo, atto alla ricerca, si intende una struttura che farà da punto logistico iniziale per la realizzazione di una vera e propria stazione sul suolo lunare. Parafrasando le parole del Presidente Saccoccia, sarebbe un modulo logistico-scientifico con un unico ambiente di servizio, destinato ad avere una funzione importante durante la fase di insediamento sulla Luna.
La missione Artemis, di cui il Lunar Surface fa parte, viene descritta dalla NASA come il programma che porterà l'umanità in avanti: in primis verso la Luna. In questo modo l'Uomo potrà allenarsi a raggiungere perfino Marte. Negli ultimi 20 anni esseri umani sono riusciti a vivere e lavorare nella Stazione Spaziale Internazionale a 408 km di altezza dalla Terra, ma questo per la NASA è solo l'inizio.
Il programma Artemis ha dunque come obiettivo concreto quello di portare sulla Luna due astronauti (la prima donna e il prossimo uomo) insieme a tutto ciò che è necessario per permettere una presenza umana a lungo termine. Il tutto sarà realizzato utilizzando il lanciatore Space Launch System (Sls) che trasporterà gli astronauti a bordo della capsula chiamata Orion.

Credits: NASA Begins Installing Orion Adapter for First Artemis Moon Flight
in foto: Credits: NASA Begins Installing Orion Adapter for First Artemis Moon Flight

L'inizio di un'impresa italiana

Il nostro paese può vantare una lunga esperienza nella progettazione in campo dei moduli abitativi per lo spazio. Secondo quanto riportato dall'ANSA il Presidente dell'ASI ha dichiarato:

Siamo stati fra i primi Paesi a produrre moduli pressurizzati e siamo diventati leader nell'orbita bassa.
Stiamo facendo lo stesso nell'orbita lunare, con I-Hab e ora ci spostiamo sulla superficie della Luna: vogliamo essere parte del primo nucleo dell'infrastruttura lunare.

Inoltre il Presidente Saccoccia ha anche sostenuto che per l'Italia questo possa essere un primo passo nella direzione di svolgere attività sul suolo lunare come la produzione di tecnologie in un ambiente totalmente diverso rispetto a quello terrestre. L'annuncio dell'approdo tra il 2026 e il 2027 sulla Luna è dunque descritto come l'apertura di una serie di grandi opportunità, sia economiche che, soprattutto, scientifiche.

Articolo a cura di
Camilla Ferrario