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Da un lato il Carnevale più famoso del mondo, dall’altro più di 17 milioni di persone che vivono nelle favelas. E poi l’immensa Amazzonia, ricchissima di biodiversità e in cui ci sono più di 70 tribù che non hanno mai avuto contatti con la civiltà globalizzata. Indaghiamo la cultura, l’economia, la geografia e la società del Brasile.

Origini della lingua

Perché in Brasile si parla portoghese? Risposta semplice: perché Spagna e Portogallo in passato si erano spartiti il mondo!
Nel 1494 e Colombo ha da poco raggiunto l’America dando via all’età delle esplorazioni. Si pone un problema: Regno di Portogallo e Regno di Castiglia e Aragona sono lanciatissime per colonizzare il Pianeta. Per evitare di pestarsi i piedi decidono di dividersi a tavolino le nuove terre da scoprire a partire all’incirca dal 46 meridiano ovest, chiamato raya.

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Firmano così il trattato di Tordesillas che assegna ciò che si trova a est della raya al Portogallo e a ovest alla Spagna. Papa Giulio II pochi anni dopo approva e il gioco è fatto.
Quando nel 1500 l’esploratore portoghese Cabral tocca il Brasile, essendo a est della raya, il Portogallo se ne appropria. Ecco perché nel Paese si parla portoghese e in tutto il resto del Sudamerica o quasi lo spagnolo.
Il Brasile in particolare divenne indipendente solo nel 1822.

Geografia e fauna del Brasile

Quello che impressiona subito osservando il Paese dall’alto è la sua dimensione rispetto al Sudamerica: con 8,5 milioni di chilometri quadrati, il Brasile corrisponde quasi alla metà del continente. Gran parte della sua superficie, però, non è abitata stabilmente, perché è occupata da enormi aree naturali. Ben il 40% del territorio, ad esempio, è ricoperto dalla foresta amazzonica.

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L’Amazzonia è la foresta pluviale più estesa del Pianeta e la sua superficie coincide quasi completamente con il bacino idrografico del Rio delle Amazzoni. Questo gigante trasporta in media più di 200.000 metri quadrati di acqua al secondo. Pensate che, da solo, scarica in mare il 20% – un quinto – di tutta l’acqua dolce che i fiumi di tutto il mondo immettono alla loro foce nei mari e negli oceani. Non a caso, quando il fiume ha un periodo di piena ed esonda, l’area di terra in cui il corso d’acqua finisce per allargarsi, in certi punti, può superare i 50 km: è più della distanza in linea d’aria tra Milano e Bergamo o tra Napoli e Salerno, per dire.
L’esistenza del bacino idrografico del Rio delle Amazzoni, dell’Amazzonia e di tanti altri ambienti, come le pampas – le pianure – o il Pantanal, la più grande zona umida/paludosa del mondo, rende il Brasile uno dei Paesi con la più grande biodiversità del Pianeta. Alcune delle specie animali più iconiche sono il giaguaro, il più grande felino americano, l’anaconda verde, il serpente più grande del mondo con alcuni esemplari che superano i 5 metri di lunghezza, oppure i cosiddetti delfini rosa o amazzonici, cioè delfini di fiume.

Le popolazioni indigene e la colonizzazione

In Amazzonia non troviamo solo animali e vegetali di tutti i tipi, ma vivono anche almeno 70 tribù indigene mai contattate. Parliamo di popoli che non sanno dell'esistenza di società al di fuori della loro, oppure lo sanno solo di sfuggita, e che scelgono di rimanere isolate, mantenendo uno stile di vita che ai nostri occhi potrebbe apparire sostanzialmente primitivo.
Prima dell'arrivo dei portoghesi, il Brasile era già abitato da svariati popoli indigeni. La colonizzazione li ha spazzati via in gran parte, tanto che oggi sono meno dell'1% della popolazione presente nello Stato. In totale si contano ancora circa 300 gruppi etnici tra cui la settantina di cui abbiamo già parlato e che vive isolata.
Purtroppo i danni causati dai colonizzatori non si limitano allo sterminio, in parte volontario e in parte no, degli amerindi. Bisogna citare anche la tratta degli schiavi. In Brasile fu introdotta l’agricoltura di piantagione e per realizzarla serviva manodopera. La soluzione principale al problema, fino all’800, fu lo sfruttamento di schiavi principalmente di origine africana.

Invenzione della Capoeira

Fu proprio nelle piantagioni, nelle brevi pause dal lavoro estenuante, che nacque la capoeira.

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Gli schiavi africani, infatti, cominciarono a imparare tecniche di attacco e di difesa personale, da usare eventualmente contro gli schiavisti. Dato che però non potevano farlo apertamente, perché sarebbero stati puniti, cominciarono a dissimulare l’allenamento. Elaborarono così la capoeira, per l’appunto, un’arte marziale vera e propria caratterizzata da una gestualità e delle acrobazie associabili alla danza e accompagnata da canti e musica.

Brasile multiculturale e…veneto!

Quando la schiavitù fu abolita, a lavorare nei campi furono soprattutto persone di immigrazione recente e in particolare molti italiani. Dovete sapere infatti che in Brasile oggi vive una delle comunità di oriundi – “discendenti” – italiani più grandi del mondo. Secondo varie stime, infatti, tra 20 e 30 milioni di brasiliani avrebbero anche origini italiane e, in particolare, venete e calabresi. Ancora oggi, addirittura, circa mezzo milione di persone parla una derivazione del dialetto veneto: si chiama “talian”.
Insomma, la popolazione del Brasile è molto variegata. Tra le tante comunità estere immigrate nel Paese, ad esempio, ci sono anche tantissimi giapponesi o tedeschi. A prescindere dall’origine, però, nel tempo usi, costumi ed etnie si sono mescolate e infatti il Brasile oggi è uno degli Stati più multiculturali del mondo.
Ma quanti sono i brasiliani? Non ve l’ho ancora detto! Attualmente la popolazione conta più di 200 milioni di persone, la maggior parte delle quali vive sulle coste e, in particolare, nelle grandi metropoli del Paese, ad esempio San Paolo – che presenta la quarta area metropolitana più popolata al mondo – e Rio de Janeiro – ex capitale e famosissima, tra le altre cose, per le spiagge di Copacabana e Ipanema, per la gigantesca statua del Cristo Redentore e per i festeggiamenti del Carnevale, il più famoso del Pianeta.

Tre elementi distintivi  

Ecco fermiamoci un attimo su questi tre elementi di Rio, perché ci permettono di toccare tre elementi culturali importanti del Brasile.

Lo sport

Le spiagge a molti richiamano alla mente il pallone ed è inutile dirlo: il calcio è lo sport più amato e praticato in tutto il Paese.

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La nazionale – detta Selecao –  ha il record di cinque mondiali vinti e Pelè, insieme a Maradona, è considerato uno dei calciatori più forti di sempre.

La religione

L’enorme statua del Cristo Redentore, invece, è alta 38 metri dalla base del piedistallo e svetta sulla città. La sua presenza è indicativa, perché il Brasile detiene un altro record: è infatti lo Stato che vanta più cristiani cattolici al mondo, anche se stanno aumentando in modo deciso le confessioni evangeliche e pentecostali.

Il Carnevale

Infine arriviamo al Carnevale, che attira turisti da tutto il mondo. I festeggiamenti coinvolgono più di 100 gruppi diversi di artisti e durano da gennaio fino al termine ufficiale della festività.

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Il clou, però, arriva con le parate svolte al Sambodromo, una sorta di stadio lungo e stretto dove per quattro giorni sfilano e competono tra loro le più importanti scuole di Samba del Paese, che si preparano tutto l’anno per l’occasione e poi si sfidano, sperando di vincere.

Le Favelas

Il Carnevale di Rio è un tripudio di colori e sfarzo, ma in Brasile ci sono anche tanta povertà e poca sicurezza, in particolare nelle favelas, le baraccopoli brasiliane.

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In questi enormi quartieri degradati le condizioni igienico-sanitarie sono allarmanti e lo Stato è spesso assente, così che le strade finiscono nelle mani di organizzazioni criminali legate al traffico di armi o droga, allo sfruttamento della prostituzione e ad altre attività illegali. Volete sapere quante persone ci vivono? Più di 17 milioni, pari all’8% della popolazione brasiliana.
A Rio e San Paolo ci sono alcune delle favelas più note ed estese.

Economia del Brasile

Se consideriamo il prodotto interno lordo, il Brasile è appaiato all’Italia tra l'ottava e la nona posizione al mondo, anche se, dato che ha una popolazione molto più numerosa della nostra, ha un PIL pro capite decisamente più basso. E in effetti la povertà è uno dei grandi problemi dello Stato. Il reddito è distribuito in maniera molto disomogenea: ci sono pochissimi ricchi e tantissimi poveri. A questo si aggiungono altre questioni storiche come la corruzione o la carenza di infrastrutture, il che è un peccato perché il Paese avrebbe tutte le carte in regola per diventare una potenza mondiale.
Per quanto riguarda il settore agro-alimentare, il Brasile è uno dei maggiori produttori ed esportatori mondiali di soia, mais, canna da zucchero, caffè, agrumi, cotone, cacao e anche di carne di manzo e di pollo. In campo estrattivo, invece, possiede notevoli giacimenti di petrolio ed è ricco di molte risorse minerarie, compresi metalli e pietre preziose.
A farne le spese, purtroppo, spesso sono i gruppi indigeni e l'Amazzonia. La foresta, infatti, oltre a essere tagliata per ricavare legname, caucciù e olio di palma, è abbattuta o incendiata al ritmo di migliaia di chilometri quadrati all'anno per ottenere lo spazio necessario per coltivare la soia o allevare bovini.
Purtroppo il Brasile detiene un altro triste record: quello degli attivisti uccisi a causa delle loro battaglie in difesa dell’ambiente e del territorio. Secondo il Global Witness Report le vittime sarebbero state 317 tra 2012 e 2020.
Possedere così tante risorse da un lato ha permesso al Brasile di sviluppare un’industria di trasformazione sempre più capace – e infatti il Paese rientra tra i 20 Stati più industrializzati al mondo – dall’altro gli ha consentito di commerciare sempre di più col resto del mondo. Il suo primo partner commerciale è la Cina, seguita dagli USA.

Articolo a cura di
Camilla Ferrario