
Antonio Gramsci, nato ad Ales, in Sardegna, nel 1891 e morto a Roma nel 1937, è stato un intellettuale e un dirigente del Partito comunista d’Italia. Da giovane studiò prima in Sardegna e poi all’Università di Torino. Quando era studente universitario aderì al Partito socialista e, dopo la Prima guerra mondiale, fu uno dei fondatori del Partito comunista d’Italia. Tra il 1922 e il 1924 visse in Unione Sovietica e in Austria. Eletto deputato nel 1924, rientrò in Italia e proseguì l’attività politica fino al suo arresto, avvenuto nel 1926 per decisione della dittatura fascista. Restò detenuto, prima in carcere e poi in una clinica, fino alla morte. Durante la detenzione mantenne una corrispondenza con i familiari, raccolta dopo la guerra nelle Lettere dal carcere, e redasse, inoltre, i Quaderni del carcere, una raccolta di appunti sulla politica e la cultura
L’infanzia e la gioventù di Gramsci in Sardegna
Antonio Gramsci nacque ad Ales, in provincia di Cagliari (oggi provincia di Oristano) nel 1891. Apparteneva a una famiglia di modeste condizioni e sin da piccolo dovette affrontare problemi di salute, tra i quali l’insorgere del morbo di Pott, che gli provocò una cifosi (cioè la comparsa della gobba). Trascorse l’infanzia nel paese di Ghilarza e sin da bambino mostrò grande amore per gli studi, ma dovette lasciare temporaneamente la scuola a 12 anni per lavorare e aiutare la famiglia, che si trovava in difficoltà anche perché il padre, Francesco, era stato arrestato per reati commessi in qualità di impiegato del catasto. Nel 1905, però, poté iscriversi al ginnasio nel paese di Santu Lussurgiu e tre anni più tardi si trasferì a Cagliari, dove viveva il fratello Gennaro, per frequentare il liceo.

Maturò convinzioni politiche “sardiste”, ritenendo che la Sardegna fosse stata danneggiata dai “continentali”, ma sin da giovane mostrò interesse per le condizioni dei ceti più umili. Si diplomò nel 1911 e nello stesso anno partecipò al concorso per una borsa di studio per frequentare l’Università di Torino, risultando tra i vincitori. Un altro dei premiati era Palmiro Togliatti.
La permanenza a Torino e la maturazione politica
Nel 1911 Gramsci si traferì a Torino e si iscrisse alla facoltà di lettere. Visse in condizioni economiche precarie, perché la borsa di studio era appena sufficiente per le spese. Sviluppo idee politiche socialiste e nel 1913 e si iscrisse al Psi. Allo scoppio della Prima guerra mondiale, mostrò di apprezzare la linea interventista. Durante il conflitto, iniziò un’assidua collaborazione con la stampa socialista, scrivendo per il settimanale “Il Grido del Popolo” e l’edizione torinese dell’“Avanti!”. Strinse amicizia con Togliatti e con altri giovani socialisti, tra i quali Umberto Terracini e Angelo Tasca. Nel 1917, guardò con interesse alla Rivoluzione russa.

L’impegno politico lo allontanò dagli studi, che non portò a termine. Nel 1919, insieme a Togliatti, Tasca e Terracini fondò un nuovo giornale, “L’Ordine Nuovo”, che sosteneva le rivendicazioni degli operai e il movimento dei consigli di fabbrica. Nel 1921 si allontanò dal Partito socialista e fu tra i fondatori del Partito comunista d’Italia, del quale divenne subito uno dei dirigenti più in vista. Dovette però affrontare il fascismo, sempre più presente e violento. Il Partito comunista era schierato su posizioni intransigenti e rifiutava la collaborazione con le altre forze antifasciste. Gramsci probabilmente non apprezzava il settarismo, ma non rese esplicito il suo dissenso.
Gramsci in Unione Sovietica e in Austria
Nel 1922 Gramsci si trasferì a Mosca come rappresentante del Partito comunista d’Italia presso l’Internazionale Comunista. L’esperienza moscovita fu uno snodo fondamentale nella sua vita. Anzitutto, ebbe la possibilità di conoscere i maggiori esponenti comunisti, incluso Lenin, e di maturare idee precise sulla crisi italiana (mentre era a Mosca, per altro, in Italia i fascisti presero il potere con la marcia su Roma). Inoltre, a causa delle condizioni di salute fu ricoverato per un periodo in un sanatorio, dove conobbe Giulia Schucth, una insegnante appartenente a una famiglia comunista, che sposerà nel 1923 e dalla quale avrà due figli, Delio e Giuliano.

Gramsci restò a Mosca fino alla fine del 1923, quando si trasferì a Vienna come rappresentante dell’Internazionale comunista. Nel 1924, mentre era all’estero, si candidò alla Camera dei deputati, nelle ultime elezioni relativamente libere prima dell’instaurazione della dittatura e risultò eletto.
Deputato e dirigente comunista
Rientrato in Italia nel maggio del 1924, Gramsci prese il suo posto alla Camera. In giugno, come sappiamo, i fascisti uccisero Giacomo Matteotti, provocando il ritiro dei deputati dei partiti di opposizione dalla Camera. I comunisti, però, decisero di restare alla Camera per denunciare i danni provocati del fascismo. Nello stesso 1924, il partito fondò un nuovo giornale, “L’Unità”: il titolo fu scelto da Gramsci a significare che era necessario unire le forze antifasciste. Dall’anno successivo, però, i fascisti diedero avvio al percorso di instaurazione della dittatura vera e propria, limitando i margini di libertà degli altri partiti. Gramsci continuò coraggiosamente la sua attività politica sia alla Camera, sia sui giornali del partito. Nel gennaio del 1926 fu il principale protagonista del Congresso di Lione del Partito comunista insieme a Palmiro Togliatti. Nei mesi seguenti, però, si trovò in contrasto con Togliatti a proposito del giudizio sulla frattura che si stava sviluppando nel Partito comunista bolscevico tra la parte maggioritaria, guidata da Stalin, e l’opposizione capeggiata da Lev Trockij. Gramsci, pur schierandosi dalla parte della maggioranza, assunse un atteggiamento più conciliante rispetto a quello di Togliatti. I due dirigenti non avrebbero mai potuto chiarirsi: l’8 novembre 1926 Gramsci fu arrestato dalla polizia a Roma: Mussolini, prendendo a pretesto un attentato da lui subito, ordinò l’arresto dei deputati di opposizione e lo scioglimento dei partiti di opposizioni. Per l’Italia iniziava la dittatura e per Gramsci si aprivano le porte del carcere.

Il processo e la detenzione di Gramsci
Gramsci fu mandato al confino sull’isola di Ustica, ma in seguito fu trasferito in carcere e imputato in processo celebrato nel 1928 davanti al Tribunale speciale per la difesa dello Stato (costituito dal fascismo per giudicare i reati politici). Insieme a lui erano imputati Terracini e altri dirigenti. Dopo un processo condotto senza le garanzie dei tribunali ordinari, fu condannato a venti anni di reclusione e assegnato al carcere di Turi, in provincia di Bari. Durante la detenzione, redasse i Quaderni del carcere, un’opera nella quale, attraverso riflessioni sulla storia e la cultura dell’Italia, espresse le sue idee sullo Stato, sulla lotta al fascismo, sulla democrazia e su molti altri temi.

Intrattenne inoltre una fitta corrispondenza epistolare con Giulia, con altri familiari e, soprattutto, con la cognata Tatiana, che viveva in Italia e gli fu accanto per tutto il periodo della detenzione. Le lettere dal carcere, pubblicate dopo la caduta del fascismo, diventeranno una delle opere letterarie più note del Novecento. La carcerazione, però, provocò un serio aggravamento delle condizioni di salute di Gramsci. Nel dicembre del 1933 fu trasferito, in regime di libertà condizionale, in una clinica di Formia. All’estero, godeva di enorme prestigio e in molti Paesi gli antifascisti lo celebravano come uno dei leader politici più prestigiosi. Togliatti, nonostante le divergenze del 1926, lo definì «capo della classe operaia». Le condizioni di salute del prigioniero, però, peggiorarono progressivamente. Nel 1935 fu trasferito in una clinica di Roma. Il 25 aprile 1937, quando aveva appena ottenuto la piena libertà, fu colpito da emorragia cerebrale. Due giorni dopo morì. Nel dopoguerra, la sua eredità politica e culturale, veicolata soprattutto attraverso i Quaderni del carcere, ha avuto una vastissima influenza sugli intellettuali e sul mondo politico.