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20 Maggio 2026
6:00

Cosa succederebbe se le api scomparissero: un disastro economico da 577 miliardi senza l’impollinazione

Senza le api ecosistemi ed economia crollerebbero: il 75% delle colture dipende dall'impollinazione, un servizio che vale fino a 577 miliardi di dollari l'anno. Oggi il 35% degli impollinatori rischia l'estinzione per pesticidi e perdita di habitat. Per salvarli, la FAO raccomanda agricoltura sostenibile e tutela della biodiversità.

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Cosa succederebbe se le api scomparissero: un disastro economico da 577 miliardi senza l’impollinazione
se scomparissero le api
Generata con AI a scopo puramente illustrativo

Sono gialle e nere, danzano sui fiori in primavera ed estate e da anni sentiamo ripetere che le api sono insetti fondamentali, senza i quali non potremmo sopravvivere. Ma quanto è vera questa affermazione? E soprattutto, cosa succederebbe concretamente se un giorno le api sparissero? Lo abbiamo simulato per capire cosa significherebbe davvero un mondo senza di loro. Il risultato sarebbe abbastanza inquietante e prevede un impatto catastrofico sull'economia mondiale, con centinaia di miliardi di dollari in gioco, su gran parte del cibo che troviamo ogni giorno sulle nostre tavole e sull'intero equilibrio degli ecosistemi. E non è fantascienza, oggi il 35% degli insetti impollinatori nel mondo rischia l'estinzione. La buona notizia è che le soluzioni esistono. La FAO (Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite) indica strade precise dalla riduzione dei pesticidi alla tutela degli habitat naturali.

Le api e l'impollinazione

Quando diciamo "api" stiamo usando una parola generica che copre quasi 20.000 specie diverse. Le api domestiche vivono in alveari gerarchici, formano superorganismi con una regina e migliaia di operaie, e una singola operaia visita fino a 7.000 fiori al giorno. Le api solitarie sono meno famose ma altrettanto cruciali: ogni femmina costruisce da sola il proprio nido nel terreno o nel legno e, nel suo raggio d'azione, è un'impollinatrice ancora più efficiente delle cugine sociali.

Le piante non possono muoversi, ma devono riprodursi e lo fanno attraverso l'impollinazione, il trasferimento del polline dagli organi maschili del fiore (gli stami) a quelli femminili (il pistillo). Può farlo il vento (come per grano e riso) oppure gli animali, attratti dal nettare.

Come riportato anche dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), le api sono gli impollinatori dominanti, riuscendo a garantire l'impollinazione di circa il 70% delle specie vegetali presenti sulla Terra. Questo è possibile perché sono generaliste (visitano migliaia di specie di piante diverse), si muovono in grandi numeri e hanno una fitta peluria sul corpo capace di intrappolare il polline nei punti che non riescono a pulire, i cosiddetti ‘siti sicuri' (safe sites) di cui parla uno studio del 2017 pubblicato su PlosOne, garantendo così il passaggio di polline da un fiore all'altro, oltre alle cestelle, strutture specializzate per il trasporto del polline all'alveare. Un sistema di co-evoluzione perfezionato in milioni di anni.

L’impatto sulla nostra dieta: 1/3 dell’alimentazione

Immaginiamo un cheeseburger. Poi inizia a togliere tutto quello che dipende dall'impollinazione delle api. Via il pomodoro. Via la lattuga. Via la cipolla. Via il sesamo nel pane. A rischio anche il formaggio e la carne, perché le mucche si nutrono in gran parte di erba medica (Medicago sativa), una pianta che dipende proprio dalle api per riprodursi. Cosa rimane? Quasi solo il pane fatto di grano, uno dei pochi cereali che si impollinano con il vento.

CHEESEBURGER SENZA API

Non è un'esagerazione. Oltre il 75% delle colture alimentari mondiali dipende, in misura variabile, dall'impollinazione. E le colture impollinate dalle api contribuiscono a circa un terzo dell'intera alimentazione umana.

Senza le api, perderemmo dalla nostra dieta le fragole, le mele, i mirtilli, le ciliegie, le mandorle, il cacao, il caffè. Non tutte le colture ne hanno bisogno (riso, grano e patate sopravvivrebbero anche senza impollinatori) ma molti degli alimenti più nutrienti e ricchi di micronutrienti, come frutta, alcune verdure, semi, noci e oli, scomparirebbero senza di loro.

E non si tratta solo di quantità: l'impollinazione da parte delle api migliora la qualità, la quantità e il valore commerciale dei frutti. I frutti impollinati dalle api sono più pesanti, hanno meno malformazioni e raggiungono categorie commerciali più alte, con una durata della conservazione (shelf life) più lunga che riduce gli sprechi di almeno l'11%.

Il collasso economico: un lavoro che vale centinaia di miliardi

Il lavoro delle api è un servizio gratuito di proporzioni enormi. Secondo le stime basate sui prezzi di mercato, l'impollinazione animale migliora la produzione agricola globale per un valore aggiuntivo compreso tra 235 e 577 miliardi di dollari all'anno.

Per dare un'idea della scala: negli Stati Uniti da soli gli impollinatori contribuiscono per oltre 24 miliardi di dollari all'economia, di cui le api mellifere rappresentano più di 15 miliardi grazie al loro ruolo nel mantenere frutta, frutta secca e verdura nelle diete.

Le categorie principali di colture impollinate dagli insetti sono verdure e frutta, con circa 50 miliardi di euro ciascuna, seguite da colture come caffè, cacao, noci e spezie. Una tonnellata di produzione agricola che non dipende dall'impollinazione vale circa 151 euro, contro una media di 761 euro per le colture dipendenti dagli impollinatori. In altre parole, i frutti e i prodotti che dipendono dalle api valgono cinque volte di più di quelli che non ne hanno bisogno.

Un collasso delle popolazioni di api non sarebbe quindi solo una perdita ambientale: sarebbe un disastro economico per l'agricoltura globale, che colpirebbe prima di tutto i piccoli agricoltori che nel mondo dipendono dall'impollinazione naturale per produrre cibo.

Il disastro ambientale: molto più del miele

Le api non lavorano solo per produrre il miele. Circa il 90% delle piante da fiore del mondo dipende dall'impollinazione per riprodursi. E visto che le api sono impollinatori fondamentali, questo significa che senza le api non collasserebbe solo la nostra produzione agricola, ma l'intera rete ecologica che la sostiene.

Le piante selvatiche che dipendono dall'impollinazione sono la base della catena alimentare di centinaia di specie animali: uccelli, mammiferi, rettili. Se le piante non riescono a riprodursi, sparisce il cibo per gli erbivori, e con esso il cibo per i predatori. Un effetto domino che partirebbe in silenzio, dai campi di fiori, e risalirebbe l'intera piramide.

C'è anche un effetto sulle foreste. Le api impollinano molte specie di alberi, contribuendo alla rigenerazione forestale e quindi alla conservazione della biodiversità degli ecosistemi boschivi.

Quanto sono davvero in pericolo e le cause

La risposta è abbastanza da preoccuparsi seriamente. Quasi il 35% degli impollinatori invertebrati, in particolare api e farfalle, e circa il 17% dei vertebrati come i pipistrelli, rischia l'estinzione a livello globale.

Le cause principali sono ben identificate dalla letteratura scientifica recente. Tra i fattori principali ci sono la scomparsa degli ambienti naturali, l'uso di pesticidi, la diffusione di parassiti e agenti patogeni, l'inquinamento e i cambiamenti climatici. Le interazioni tra questi fattori possono intensificare gli impatti negativi e accelerare la perdita di specie. Più di 700 specie di api del Nord America sono in declino a causa della perdita di habitat e dell'uso di pesticidi, e quasi un quarto rischia l'estinzione.

I pesticidi, delle classi neonicotinoidi e piretroidi in particolare, hanno dimostrato effetti dannosi e sono stati collegati al declino delle popolazioni in diverse specie. Gli effetti avversi di queste sostanze includono cambiamenti comportamentali, capacità di foraggiamento e apprendimento compromesse, processi fisiologici alterati, immunità soppressa e riduzione del successo riproduttivo.

Cosa possiamo fare per salvare le api

La buona notizia è che le api domestiche gestite dall'uomo mostrano una certa resilienza e il monitoraggio attivo delle colonie ha permesso di stabilizzare alcune popolazioni. Il problema più urgente riguarda le api selvatiche, che non hanno un apicoltore che le sorveglia e che sono molto più esposte alla perdita di habitat.

A livello individuale, le azioni più efficaci secondo la FAO sono: piantare specie vegetali native nei giardini, evitare pesticidi chimici nelle aree verdi domestiche, acquistare miele da produttori locali e lasciare piccoli angoli di terreno incolto che possano fungere da ambiente naturale per le api solitarie.

A livello sistemico, la strada è quella di una riduzione progressiva dei pesticidi neonicotinoidi (già parzialmente vietati in Europa) e di politiche agricole che preservino le aree naturali intorno ai campi coltivati. Le api, che esistono da circa 100 milioni di anni, hanno attraversato estinzioni di massa, glaciazioni, sconvolgimenti geologici ma minaccia più seria che abbiano mai affrontato è senza ombra di dubbio l'uomo.

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Matteo Galbiati
Junior Content Editor
Sono diventato Content Editor di Geopop dopo una laurea in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche e un'esperienza da ricercatore tra biomateriali e colture cellulari, ho infatti lasciato il laboratorio per la mia passione: la divulgazione scientifica. Quello che era nato come un gioco sui social per raccontare le biotecnologie si è trasformato in una professione, consolidata da un Master in Comunicazione Scientifica. Sono anche un instancabile sportivo, con una passione che spazia dal calcio al basket, passando per la corsa, il tennis e il football americano. Una passione a 360 gradi che oggi unisco al mio lavoro, raccontando il mondo dello sport anche nei miei articoli.  
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