
Se non vedete l'ora di rivedere i prossimi esseri umani sulla Luna, dovrete aspettare ancora un po'. L'amministratore della NASA Jared Isaacman ha annunciato infatti una riorganizzazione del programma Artemis: in una conferenza stampa tenutasi il 27 febbraio, Isaacman ha dichiarato che il ritorno di un equipaggio sulla Luna non avverrà più con la missione Artemis III, in programma per il 2027, ma con la missione successiva, Artemis IV, non prima del 2028 (anche se non si può escludere un ulteriore rinvio ad Artemis V).
Artemis III diventerà una missione preparatoria, che vedrà un test di attracco in orbita bassa terrestre tra la capsula Orion e il sistema di allunaggio (ancora da designare). Nel frattempo, l'agenzia spaziale americana sta portando avanti come da programma la missione Artemis II, il cui lancio è previsto nell'aprile 2026. Al momento il razzo SLS si trova nell'edificio di assemblaggio, in cui stanno avvenendo le riparazioni necessarie per risolvere i problemi tecnici emersi a fine febbraio.
Perché con Artemis III non ci sarà più l’allunaggio e cosa cambia
Stando alle dichiarazioni di Isaacman in conferenza stampa, i motivi che hanno portato a questa scelta sono duplici.
Innanzitutto, ci sono questioni di sicurezza degli astronauti e della buona riuscita delle missioni dovute al fatto che c'è un “salto” troppo grande tra la prima missione orbitale umana (cioè Artemis II) e la prima missione di allunaggio. Sono troppe al momento le manovre e i sistemi che non potrebbero essere testati a sufficienza nel caso di un allunaggio con Artemis III. In particolare, manca ancora a monte il modulo di allunaggio. I candidati al momento sono Moonship di SpaceX (una versione modificata della navicella Starship) e Blue Moon di Blue Origin.
Non sarà infatti la capsula Orion a scendere materialmente sulla Luna. Una volta arrivati in orbita lunare, gli astronauti attraccheranno al modulo di discesa (chiamato Human Landing System o LHS) e sarà questo a portarli sulla superficie lunare. Vista l'incertezza, però, la NASA ha preferito introdurre prima del ritorno di esseri umani sulla Luna una missione che dimostri che la navicella può compiere questa manovra in sicurezza nello spazio.
C'è anche un altro motivo, però, per cui la NASA ha scelto di rimandare l'allunaggio. Sono molte infatti le difficoltà tecniche che l'agenzia spaziale sta incontrando con il programma Artemis (e che stanno facendo lievitare i costi del programma). Il lancio della missione Artemis II, per esempio, a più tre anni dal termine di Artemis I, è stato rimandato prima a marzo per problemi durante il caricamento dei propellenti nel razzo SLS, poi ad aprile per problemi al sistema di raffreddamento dello stadio superiore del razzo. Secondo Isaacman, buona parte del motivo di queste numerose difficoltà tecniche sta nei tempi troppo lunghi tra una missione e l'altra, che costringono gli ingegneri a continui aggiornamenti a sistemi e componenti.
Un ritorno al “metodo Apollo” della NASA
Per evitare quest'ultimo problema, Isaacman ha espresso l'intenzione di cambiare la filosofia del programma, avvicinandola a quella del programma Apollo, in cui le missioni erano cadenzate con grande frequenza permettendo così uno sviluppo “in serie” che era più semplice da gestire dal punto di vista sia tecnico che economico.
Artemis era stato pensato come un programma più “lento”, perché oggi non c'è più l'urgenza della corsa allo spazio nel contesto della Guerra Fredda, ma anche perché il budget attuale della NASA è molto inferiore a quello durante l'era Apollo. Tuttavia, questa lentezza si sta dimostrando controproducente, perché rende più difficile mantenere i sistemi pronti fino alla missione successiva e costringe a numerosi interventi.
Ecco perché l'amministrazione NASA sta puntando per Artemis a una formula più simile a quella del programma Apollo: più missioni e più ravvicinate nel tempo (una missione all'anno, idealmente anche meno). Al momento non sappiamo ancora nel dettaglio come verrà riorganizzato il programma Artemis, ma la trasformazione di Artemis III a missione di test va certamente in questa direzione, ricalcando la scansione che la NASA diede alle ultime missioni prima dell'allunaggio del 20 luglio 1969:
- Artemis II è l'analoga di Apollo 8, quando nel dicembre 1968 i primi esseri umani volarono in orbita attorno alla Luna;
- Artemis III sarà l'analoga di Apollo 9, una missione in orbita terrestre per testare l'attracco tra il modulo di volo e il modulo di discesa lunare;
- Artemis IV sarà l'analoga di Apollo 11, la missione con allunaggio. In alternativa, seguendo alla lettera lo schema Apollo, Artemis IV potrebbe essere come Apollo 10, cioè una “prova generale” dell'allunaggio con discesa a bassa quota sopra la superficie lunare.