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18 Dicembre 2021
18:30

Cappellaio Matto: la sua pazzia è colpa del mercurio!

I cappellai in passato erano davvero "matti" per colpa del mercurio utilizzato per lavorare le pelli. Raccontiamo la storia e il perché della loro follia.

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Cappellaio Matto: la sua pazzia è colpa del mercurio!
Cappellaio-matto

Dal cartone animato al film con Johnny Depp, il cappellaio matto è uno dei personaggi più iconici della cultura "pop". Ma vi siete mai chiesti perché era matto? E lo sapevate che la spiegazione ha a che fare con il mercurio? Come vedremo, si tratta di una storia inaspettata che è strettamente legata alla scienza, alla tecnologia e alla chimica. Pronti? Vamos!

Il lavoro del cappellaio

Qualcuno potrebbe pensare che il "cappellaio matto" sia un invenzione di Lewis Carroll, l'autore di Alice nel Paese delle Meraviglie. In realtà si tratta di un'espressione la cui storia è legata agli artigiani del diciottesimo e del diciannovesimo secolo: all'epoca, infatti, chi lavorava nell'industria dei cappelli era spesso additato come "matto". E per una buona ragione! Partiamo dall'inizio.

Per lavorare la pelliccia di un animale e trasformarla in feltro è necessario come primissima cosa rimuovere i peli. Questo processo prima del 1600 veniva fatto utilizzando l'urina umana ma presto ci si accorse che quella dei malati di sifilide funzionava meglio di quella di una persona sana. Per quale motivo? Perché all'epoca la sifilide veniva curata con il cloruro mercurico. Si capì quindi che proprio il mercurio era il segreto per lavorare le pelli in modo ottimale! In breve tempo la produzione si trasformò: si smise di usare urina e al suo posto si iniziarono ad usare vasche calde di nitrato mercurico [Hg(NO3)2], un composto decisamente più performante in termini tecnici.

Il problema è che si trattava di una sostanza tossica che, se inalata, poteva dar vita a tutta una serie di problemi di salute… E in quegli anni dobbiamo tenere presente che gli standard di sicurezza erano bassi e i locali dove venivano svolti quei lavori erano ben poco areati. Morale della favola: i cappellai respiravano enormi quantità di vapori di mercurio. In aggiunta, a volte, per rimuovere i peli con ancora più facilità i lavoratori li strappavano a morsi, ingerendo direttamente il mercurio e peggiorando una situazione già di per sé problematica.

cappellaio fabbrica
Cappellaio americano nel 1938 (credit: NIOSH).

Perché il cappellaio matto è matto

Di preciso, che problemi comportava l'inalazione (o l'ingestione) di nitrato di mercurio? Uno dei primi sintomi era un caratteristico tremore delle mani, conosciuto proprio come "tremore del cappellaio" (o "hatter's shakes", in inglese). Da lì a poco iniziavano anche ad emergere altri sintomi come problemi del linguaggio, instabilità emotiva, allucinazioni e, nei peggiori casi, anche la morte. Da un punto di vista comportamentale, le vittime di questa malattia mostravano eccessiva timidezza, diffidenza, ansia e il forte desiderio di rimanere in disparte. Tutti questi sintomi erano già noti fin dall'inizio dell'ottocento: il nome di questa malattia, cioè "eretismo", è stato infatti coniato nel 1805.

Quindi no, ci spiace, ma il cappellaio matto di Alice mostra dei sintomi che non sono quelli reali, visto che amava trovarsi al centro dell'attenzione e certamente non era né timido né diffidente! E questo non lo diciamo noi, ma è stato confermato tramite un articolo sulla rivista medica British Medical Journal.

Tornando alla storia, nonostante già si sapesse da tempo che il mercurio poteva causare gravi problemi di salute, il suo "stop" definitivo nella produzione di cappelli arrivò solo negli anni '40 del Novecento. Ad oggi, almeno teoricamente, la lavorazione tramite mercurio è vietata in tutto il mondo e al suo posto viene comunemente utilizzato il perossido di idrogeno.

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Stefano Gandelli
Redattore
Sono un geologo appassionato di scrittura e, in particolare, mi piace raccontare il funzionamento delle cose e tutte quelle storie assurde (ma vere) che accadono nel mondo ogni giorno. Credo che uno degli elementi chiave per creare un buon contenuto sia mescolare scienza e cultura “pop”: proprio per questo motivo amo guardare film, andare ai concerti e collezionare dischi in vinile.
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