spazio lamponi

In un suo Tweet del 2013 Neil deGrasse Tyson scrisse una frase emblematica, diventata poi virale: "I love the smell of the Universe in the morning" = "Adoro l'odore dell'Universo al mattino".
Al di là della sua visione poetica del cosmo, è davvero possibile odorare lo Spazio? Abbiamo inventato modi per vederlo, in parte anche per udirlo, ma odorare lo Spazio per noi comuni mortali resta ancora qualcosa di praticamente impossibile. Ma c'è chi può farlo – seppur indirettamente – e sono proprio gli astronauti! Parallelamente continuano gli studi sul cosmo grazie a telescopi e spettrometri che ci aiutano a rilevare molecole aromatiche specifiche.

L'odore di galassie, nubi molecolari e comete

Che odore ha una cometa? A quanto pare è un cocktail pungente di uova marce (acido solforico), pipì di cavallo (ammoniaca), mandorla (cianuro di idrogeno) e formaldeide. Questi i dati della cometa 76p raccolti da ROSINA, il Rosetta Orbiter Spectrometer for Ion and Neutral Analysis instrument.
E che dire di Sagittarius B2? Un gruppo di ricercatori del Max Planck Institute grazie al telescopio IRAM ha rilevato che all'interno di questa nube di gas al centro della nostra galassia ci sarebbe formiato di etile, una molecola che possiamo percepire come… odore di lampone e rum!
Grazie allo studio dei cosiddetti IPA, gli idrocarburi policiclici aromatici, gli astronomi stanno scoprendo che lo Spazio potrebbe essere particolarmente "odoroso"!
Ma al di là delle analisi tramite strumenti, vediamo che cosa ci dicono gli astronauti che nello Spazio ci sono stati davvero.

L'odore che si sente nello Spazio secondo gli astronauti

Nessuno ha davvero annusato lo Spazio nel vero senso della parola perché anche solo provarci vuol dire andare incontro a morte certa. Gli astronauti però in alcune situazioni hanno modo di annusarlo indirettamente senza entrare in contatto con il vuoto cosmico.
Durante i viaggi spaziali i cosmonauti se ne stanno il grosso del tempo nelle navicelle, ma quando rientrano dalle passeggiate spaziali sono costretti ad entrare in un atrio di depressurizzazione in cui è possibile sentire degli odori più o meno distinti provenienti dall'esterno.
Quello che il cervello può fare, essendo una situazione mai provata prima, è associare la percezione del nuovo stimolo a qualcosa che già conosciamo: ecco che il ricordo olfattivo torna alla mente e possiamo dire di sentire… polvere da sparo.

camminata spaziale

In un'intervista televisiva di qualche anno fa l'ex astronauta canadese Chris Hadfield afferma che:

L'unico momento in cui puoi sentire l'odore dello Spazio è quando torni da una passeggiata spaziale.
E quando ripressurizzi la camera di equilibrio e apri il portellone c'è un odore caratteristico: puzza, un po' come essere in un poligono di tiro, come se ci fosse una sorta di odore persistente di polvere da sparo.
Quindi, forse, sa un po' di zolfo.

Lo stesso Hadfield afferma però che quel particolare odore di affumicato che altri astronauti hanno definito come pancetta, carne abbrustolita, pastiglie dei freni, fumi di saldatura e addirittura biscotti alle mandorle bruciati possa essere in realtà un effetto di interazione tra il vuoto dello Spazio e la navicella, estrapolando e liberando tracce di sostanze chimiche dalle pareti della struttura in metallo. Normalmente questa cosa non si sente proprio perché la pressione che l'aria esercitata sulle molecole le lega al metallo. Non sarebbe quindi propriamente da definirsi un "odore spaziale", quanto piuttosto l'effetto olfattivo dello Spazio sulla navicella.
Secondo l'esperienza di altri, invece, l'odore ricorda l'ozono, che effettivamente ha un odore sgradevole. Non a caso si chiama così: il nome di questa molecola deriva dal greco ózein che vuol dire letteralmente "puzzare".

bruciato

Un'altra teoria è che le molecole odorose coinvolte nell'effetto "barbecue" siano idrocarburi policiclici aromatici rimasti probabilmente appicciati alle tute spaziali. Questi composti verrebbero rilasciati nello Spazio da stelle morenti, meteoriti, comete e polveri interstellari, vagando nel vuoto e aiutando la formazione di nuove comete, pianeti e stelle.
Quelle di cui vi abbiamo parlato sono solo alcune delle molecole che gli astronomi sono stati in grado di rilevare negli anni, che includono alcoli, acidi e aldeidi… Ma chissà quante altre sostanze scopriremo in futuro!

Articolo a cura di
Nicole Pillepich