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Prima di essere pro o contro il nucleare (fissione nucleare) crediamo sia importante documentarsi e conoscere un minimo l'argomento. Solo la conoscenza può dare modo di farsi un'idea. Senza non ci si fa un'idea, ma si rischia di fare un pasticcio. Ecco perché abbiamo pensato di dedicare una serie di articoli al nucleare, cercando di avere un approccio il più neutrale possibile e basato su dati ed evidenze scientifiche.

Andrea Moccia

Gli incidenti nucleari sono tanto rari quanto potenzialmente disastrosi . Il disastro di Chernobyl, in particolare, ha impattato l’immaginario collettivo come pochi altri eventi della storia recente, al punto da ispirare diversi film, una serie TV di grande successo, numerosi videogiochi, e libri.
Ma cosa cambia tra questo disastro e, ad esempio, quello di Fukushima?

La Scala INES

Prima di tutto occorre sapere che, un po’ come i terremoti, anche gli eventi radiologici vengono classificati secondo una scala di gravità. Questa prende il nome di INES (International Nuclear Event Scale, in italiano "scala internazionale degli eventi nucleari e radiologici") e i suoi livelli vanno da zero a sette.

Scala Ines

Il livello INES 0 corrisponde ad un inconveniente senza alcuna rilevanza in termini di sicurezza; il livello 1 è una semplice anomalia, il livello 2 un guasto e il livello 3 un guasto importante. Dal livello 4 in poi si comincia a parlare di “incidente”: il livello 4 corrisponde ad una dispersione di radioattività all’esterno dell’impianto, ma talmente debole da non richiedere alcuna contromisura, se non qualche controllo aggiuntivo; il livello 5 è associato a danni importanti al nocciolo di un reattore o ad una dispersione importante di radioattività nell’ambiente, in grado potenzialmente di causare diverse vittime: a questo livello appartengono sia l’incidente di Three Miles Island (fusione del nocciolo di un reattore, nessuna vittima) sia l’incidente di Goiania (furto e circolazione tra la popolazione di una radiosorgente per uso medico, quattro morti e oltre cento persone contaminate).
Il livello 6 è associato ad un “significativo rilascio di radiazioni nell’ambiente”, al quale bisogna rispondere con una serie di contromisure pianificate: l’unico evento di questo tipo avvenuto fino ad ora è quello di Kyshtym (Russia) del 1957, che interessò una struttura militare per la produzione di Plutonio per ordigni atomici.
Il livello 7, infine, è quello dell’incidente di grado maggiore, che comporta un significativo rilascio di radiazioni nell’ambiente potenzialmente in grado di interessare un’area estesa e che richiede l’implementazione di contromisure estensive: esistono solo due eventi di questo tipo e sì, sono proprio quelli che avete in mente.

La differenza tra Chernobyl e Fukushima

Come vedremo in modo più dettagliato a breve, Chernobyl e Fukushima sono stati due incidenti nucleari molto diversi tra loro. Innanzitutto le cause dei due disastri è completamente differente: nel caso di Chernobyl si trattò di un errore umano, mentre Fukushima fu la conseguenza di un violentissimo terremoto e del successivo tsunami. Anche per quanto riguarda la dispersione di radionuclidi i due eventi sono molto diversi: i giapponesi riuscirono a contenere i danni in misura decisamente più grande di quanto non riuscirono a fare i sovietici – tra l'altro, questo si riscontra anche nel diverso numero di vittime dei due casi.

Chernobyl

Il primo incidente di grado maggiore di cui parliamo è Chernobyl. Nonostante siano passati ormai più di trent'anni, il ricordo di questo disastro è ancora vivo nella mente di tutti. Ma cosa accadde esattamente quella notte?

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Il disastro di Chernobyl avvenne poco dopo l’una di notte del 26 aprile 1986: in seguito a diversi errori che avevano portato allo stallo di un reattore su cui si doveva eseguire un test di sicurezza, gli operatori decisero imprudentemente di rimuovere tutte le barre di controllo per far risalire la potenza, dopo che diversi sistemi di emergenza erano stati disattivati e il reattore era stato messo in controllo manuale. Questa azione provocò una risalita della potenza troppo rapida, a cui gli operatori risposero tentando uno spegnimento di emergenza (in gergo SCRAM) premendo il famoso pulsante AZ5: purtroppo il reattore aveva un difetto di progettazione, e il sistema che doveva spegnere il reattore causò un’ulteriore escursione di potenza, surriscaldando l’acqua di raffreddamento e causando un’esplosione di vapore sufficientemente forte da scoperchiare il nocciolo. La grafite, utilizzata come moderatore e a sua volta surriscaldata, prese fuoco a contatto con l’aria e il fumo dell’incendio trasportò una enorme quantità di particelle radioattive in atmosfera.
Occorre precisare che già all’epoca quasi tutti i reattori occidentali non utilizzavano più la grafite come moderatore (in Russia si utilizzava perché i reattori di quel tipo erano più economici) ed erano circondati da un edificio di contenimento (quello di Chernobyl no, perché aveva una destinazione d’uso sia civile che militare); oggi è impossibile disabilitare manualmente i sistemi di sicurezza, gli operatori devono essere certificati dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) e vi sono numerosi sistemi di emergenza ausiliari e passivi in grado di prevenire il ripetersi di un evento del genere.

Chernobyl centrale

La nube mortale

Le particelle radioattive disperse attraverso il fumo dell’incendio ricaddero su una vasta area, comprendente territori dell’Ucraina, della Bielorussia e della Russia Occidentale: in queste zone si è registrato un consistente aumento di tumori alla tiroide, che secondo il report del Comitato Scientifico delle Nazioni Unite si può quantificare in alcune migliaia di casi. Secondo gli esperti dell'ONU, il numero massimo di vittime potrebbe arrivare fino a 4000 nel corso dei 70 anni successivi all’incidente, anche se per ora le cifre sono molto più basse (il tumore alla tiroide per fortuna ha un alto tasso di sopravvivenza). La zona circostante la centrale di Chernobyl fu evacuata entro un raggio di circa 30 km: ancora oggi è considerata inabitabile e l’accesso è permesso solo con delle guide (si tratta comunque del sito turistico più visitato in Ucraina); la radioattività è scesa a livelli confrontabili con quelli di molte aree abitate del pianeta, ma esistono ancora dei “punti caldi” (hotspot) dove si raggiungono livelli che possono essere pericolosi per la salute in caso di esposizione prolungata.

La città di Pripyat era la più vicina alla centrale di Chernobyl: oggi è completamente abbandonata.
in foto: La città di Pripyat era la più vicina alla centrale di Chernobyl: oggi è completamente abbandonata.

Fukushima

Il secondo grande incidente di cui parleremo è quello di Fukushima, avvenuto l'11 marzo 2011. Si tratta di un evento le cui cause sono ben diverse da quelle di Chernobyl e riconducibili a una serie di disastri naturali che hanno colpito la costa orientale del Giappone

La grande onda

Se nel caso di Chernobyl la catastrofe fu scatenata da una combinazione di difetti di progettazione e incompetenza e dalla tipologia molto particolare del reattore, a Fukushima invece l’incidente fu dovuto ad un disastro naturale di proporzioni enormi: il terremoto del Tohoku è stato infatti il più potente sisma che abbia mai colpito il Giappone, il quarto più potente mai registrato sul pianeta (magnitudo 9.0); al terremoto seguì poi uno tsunami le cui onde raggiunsero altezze fino a 15 metri, che spazzò via interi villaggi sulla costa orientale del Giappone.
Complessivamente, le vittime del terremoto e dello Tsunami furono circa 19500 (circa 16000 morti e 3500 dispersi).

La Grande Onda di Kanagawa, quadro del pittore giapponese Hokusai
in foto: La Grande Onda di Kanagawa, quadro del pittore giapponese Hokusai

Nonostante la centrale di Fukushima fosse molto vecchia (il primo reattore era entrato in funzione nel 1963), si dimostrò in grado di reggere senza problemi l’impatto del terremoto. Tuttavia, per prudenza, tutti i reattori interessati dal sisma avevano effettuato l’arresto di emergenza. Quando arrivò lo tsunami, le onde di 13 metri superarono le barriere frangiflutti e allagarono i sotterranei della centrale, dove si trovavano i generatori diesel di emergenza che alimentavano il sistema di raffreddamento in assenza di elettricità (il terremoto aveva anche provocato un blackout). Il sistema di raffreddamento venne quindi messo fuori uso, causando il surriscaldamento e la fusione del combustibile a causa del calore sviluppato dai decadimenti radioattivi. Complessivamente si fuse (totalmente o parzialmente) il nocciolo di tre dei sei reattori della centrale, e nel quarto un’esplosione di idrogeno causò una fuga di vapori radioattivi dalla piscina di raffreddamento del combustibile esausto.

Nonostante l’entità dei danni sia stata sufficiente a classificare Fukushima come evento di grado INES 7, la presenza di edifici di contenimento e la pronta reazione delle autorità, che misero in sicurezza i reattori pompando acqua di mare nella struttura per raffreddarli, fecero sì che la dispersione di radionuclidi fosse di molto inferiore a quella che si ebbe con Chernobyl, al punto che ad oggi vi è una sola vittima riconosciuta delle radiazioni (e anche quella è un caso controverso) e l’ONU non prevede che vi possano essere danni a lungo termine sulla salute della popolazione.
Anche nel caso di Fukushima è stata stabilita una zona di esclusione, che ha comportato il trasferimento forzato di circa 100.000 persone.
La zona di alienazione è stata ridotta negli anni e nell’estate del 2022 si prevede che gli ultimi comuni abbandonati vengano dichiarati nuovamente abitabili: la zona interdetta sarà effettivamente ridotta a poche aree disabitate, per lo più molto vicine all’impianto.
L’acqua utilizzata per raffreddare i noccioli fusi sarà trattata per ripulirla dalla maggior parte dei radionuclidi e diluita fino a livelli considerati sicuri per l’acqua potabile, prima di essere riversata nell’Oceano Pacifico.
Si può quindi dire che, nonostante la situazione eccezionale dovuta ad un terremoto e ad uno Tsunami di potenza eccezionale, l’incidente di Fukushima abbia avuto conseguenze negative inferiori a quelle di Chernobyl: anche alla luce di queste valutazioni “a freddo”, il Giappone oggi sta riavviando diverse centrali nucleari che erano state chiuse immediatamente dopo l’incidente.

Articolo a cura di
Luca Romano