
Recenti studi in ambito psicologico suggeriscono che il detto "chiodo schiaccia chiodo" (iniziare una nuova relazione poco dopo una rottura sentimentale) non è sempre da vedere di cattivo occhio. In alcuni casi può avere infatti effetti positivi sul benessere psicologico, migliorando l’autostima, accrescendo la fiducia in sé e riducendo la ruminazione.
In psicologia, le cosiddette “relazioni di ripiego” (il classico “chiodo scaccia chiodo”) hanno un nome bene preciso: rebound relatioships. Ebbene, i risultati di alcuni studi suggeriscono che le persone che iniziano rapidamente una nuova relazione non sono necessariamente in una situazione peggiore rispetto a coloro che aspettano più a lungo prima di impegnarsi in una nuova conoscenza. Anzi, in alcuni casi, sembrerebbe che trovare un partner relativamente presto abbia dei vantaggi: maggiore benessere e migliore opinione di sé.
Attenzione: questo non significa che le rebound relationships siano necessariamente da consigliare. È vero, per esempio, che non sempre è bene iniziare una relazione prima di aver elaborato del tutto i sentimenti verso il proprio ex o la propria ex. Semplicemente, gli studi smentiscono che sia una pratica da demonizzare a priori. Ad esempio, il tempo trascorso da single non è predittivo della stabilità futura: non è detto, cioè, che allungare “il tempo di attesa” prima di una nuova relazione sentimentale, coincida con esiti migliori o più solidi. La scienza quindi non stabilisce un tempo “giusto” nell’intraprendere un nuovo legame, ma mostra che il timing (cioè quanto si aspetta), da solo, non determina né il successo né il valore di un nuovo rapporto! Nonostante la loro cattiva reputazione insomma, le relazioni di ripiego non devono essere necessariamente inserite in una sorta di “black list” comportamentale.
L'adattamento post-rottura sentimentale in psicologia
Tristezza, rabbia, sollievo, senso di colpa, dolore. Il periodo successivo a una rottura è molto spesso tormentato e confuso. Ogni persona lo affronta in modo diverso: rifugiandosi in casa a guardare serie tv senza sosta, sfogandosi con gli amici, restando in silenzio con la propria sofferenza o impegnandosi in numerose attività con il fine di distrarsi. D’altronde, le relazioni sentimentali rappresentano un’importante fonte si sostegno, compagnia e intimità. La loro interruzione comporta quindi la perdita di un punto di riferimento quotidiano, ma anche la dissoluzione delle aspettative future costruite all’interno del legame.
Per questo motivo, rendersi conto che un rapporto non funziona può già essere di per sé devastante; ma per quanto dolorosa sia questa scoperta, lo sconvolgimento che accompagna il periodo post-rottura può esserlo altrettanto. In generale, l'intensità del dolore per la fine di una relazione raggiunge il suo picco in concomitanza con l’interruzione o il divorzio, per poi diminuire gradualmente. È chiaro che, se le persone sono accompagnate da sentimenti di rabbia, ansia e preoccupazione per il partner, o non accettano la separazione, le emozioni negative impiegano più tempo a svanire: più a lungo ci si aggrappa a sentimenti d'amore o di collera, più lentamente la sofferenza si attenua.
A un certo punto però, si inizia a considerare la possibilità di cercare un nuovo partner e il tempo che intercorre tra la rottura e una nuova ricerca può dipendere da molte variabili: magari la relazione è "finita" da mesi, anche se la reale separazione è avvenuta da poco; oppure si potrebbe aver già elaborato l’interruzione e sentirsi pronti per qualcosa di nuovo. Altre persone, invece, sono nel pieno del lutto: rimuginano sulla relazione, sono profondamente angosciate e desiderano tornare con l'ex partner. Non c’è un modo “giusto” per affrontare la fine di un rapporto sentimentale, così come non esiste un “momento giusto” per potersi concedere a nuove conoscenze.
In generale, si tende a suggerire che buttarsi in una nuova relazione dopo una rottura, sia pericoloso per il benessere mentale. Vige una regola comune non scritta: le persone dovrebbero trascorrere un periodo considerevole da single prima di iniziare una nuova relazione (alcuni stimano un minimo di cinque mesi). Ma per quanto diffuse possano essere queste convinzioni, non reggono di fronte un esame empirico.
I possibili benefici di una rebound relationship
Per definizione intrinseca, una relazione di ripiego è una relazione che una persona intraprende prima di aver "superato" i sentimenti persistenti di amore o attaccamento verso un ex; per questo motivo, nell’immaginario comune si pensa che siano destinate a fallire e solitamente fanno storcere il muso a parenti e amici.
In realtà, però, un numero crescente di ricerche ne indica alcuni benefici. Le rebound relationships possono effettivamente svolgere un ruolo importante nell'aiutare le persone a sentirsi meglio con se stesse e a risolvere i sentimenti residui verso una relazione finita. È stato osservato che le persone che intraprendono relazioni di ripiego e rimangono single per un periodo di tempo più breve riportano un maggiore benessere, il loro nuovo status di "in una nuova relazione" predice minori tracce emotive di attaccamento al partner precedente.
Inoltre, la fine di una relazione non è solo emotivamente impegnativa, ma anche cognitivamente stressante. Le rotture richiedono un notevole lavoro mentale. Dopo essersi definiti all'interno di una relazione, gli ex partner devono ridefinire la propria identità, interrompendo la loro interdipendenza cognitiva. Questo processo generalmente comporta la perdita di aspetti di sé, che avevano acquisito l’uno dall’altro, e di conseguenza può far sentire le persone confuse e prive di chiarezza sul proprio concetto di sé (“chi sono io senza di lei/lui?”). La ricostruzione e l'espansione personale è un processo sano in cui acquisiamo nuove competenze, hobby, abitudini ed esperienze. Ed è edificante poterlo affrontare da soli; non è escluso però, che le nuove relazioni possano essere d'aiuto nell’accelerazione di questo processo di rigenerazione personale; lo rendono cioè più veloce di quanto lo sarebbe stato altrimenti.
Gli psicologi Brumbaugh e Fraley hanno condotto una ricerca su questa tematica, coinvolgendo 264 studenti universitari, di cui 137 single al momento dello studio e 124 impegnati in un rapporto sentimentale. I ricercatori hanno riscontrato che, all'interno del campione di coloro che avevano intrapreso una nuova relazione, chi era stato single per un periodo più breve presentava:
- un livello di benessere più elevato e una maggiore autostima;
- una minore tendenza all'ansia e all’evitamento nelle relazioni, dimostrando così una correlazione tra un periodo più breve da single e la sicurezza emotiva nei legami affettivi.
Tuttavia, è stato osservato anche che chi si fosse impegnato più rapidamente in una nuova relazione tendeva a provenire da legami precedenti caratterizzati da maggiore insicurezza. A prima impressione, potrebbe sembrare contraddittorio che queste persone siano le stesse a mostrare poi livelli più alti di autostima. Una possibile spiegazione è che l’insicurezza residua venga compensata non solo grazie al coinvolgimento in un nuovo legame, ma anche da una sorta di “illusione cognitiva”.
C'è una certa logica in questo. Nel periodo post rottura, comunemente sentiamo frasi come: "Mi sento più sicuro di me" o "Sono più indipendente". La fine di un rapporto può effettivamente minare l'autostima, ma convincersi di essere più indipendenti compensa questo effetto negativo. Inoltre, esperimenti come questo si basano su autovalutazioni della crescita, il che significa che potrebbe accadere qualcosa di leggermente più complesso: potrei dire di sentirmi più sicuro di me, ma è oggettivamente così? Ci convinciamo di essere cresciuti a causa di un bias cognitivo chiamato “illusione positiva": tendiamo a gonfiare le nostre autovalutazioni proprio perché abbiamo bisogno di rafforzare la nostra autostima. Dato interessante: chi si incolpa per la rottura, non aveva questa stessa sensazione di crescita personale!
Infine, chi intraprendeva una nuova relazione, mostrava ancora un certo coinvolgimento verso l’ex partner (inclusi contatti frequenti o desiderio di vendetta emotiva), eppure le misurazioni del benessere indicavano comunque esiti migliori rispetto a chi restava single.
Gli studi sulle relazioni di ripiego: un aiuto contro la ruminazione
Uno studio pubblicato su Archives of Sexual Behavior, intitolato Breaking Up and Bouncing Back: Distress and Post-Distress Adjustmente of Young Adults, ha esaminato oltre 800 giovani adulti di età compresa tra i 18 e i 25 anni che avevano appena vissuto la fine di una relazione sentimentale. I ricercatori hanno monitorato come i livelli di autostima, disagio e pensieri intrusivi cambiassero confrontando partecipanti che rimanevano single con quelli che iniziavano una nuova relazione.
I risultati mostrano che chi rimaneva single dopo una rottura lottava più frequentemente con pensieri ossessivi e ricordi dolorosi, mentre chi intraprendeva una nuova relazione tendeva a stare meglio: sebbene provassero ancora dolore, la nuova connessione sentimentale li aiutava ad andare avanti nella loro vita quotidiana. Inoltre, si riportava un maggior benessere generale e fiducia in sé stessi, dovuti al sentirsi di nuovo desiderabili. Gli studiosi hanno quindi concluso che la chiave per un migliore funzionamento psicologico non è il fatto che la relazione di ripiego possa portare a un nuovo legame a lungo termine o al matrimonio (non ci sono predizioni scientifiche sulla loro durata futura), ma piuttosto che comporti la riduzione della ruminazione. In altre parole, le rebound relationships sembrano aiutare a interrompere quel continuo rimuginare sulla relazione passata che spesso ostacola il recupero emotivo.
Rebound relationship o coping disfunzionale?
A questo punto è importante fare una precisazione. Non tutte le strategie che seguono una rottura sono uguali e non tutte producono gli stessi effetti. In alcuni casi, il tentativo di “riempire il vuoto” può tradursi in comportamenti poco funzionali: relazioni superficiali, assenza di coinvolgimento emotivo o ricerca compulsiva di contatti e conferme. In queste situazioni, più che parlare di rebound relationship si parla di strategie di coping disfunzionali, cioè di modalità poco efficaci di gestire il disagio emotivo.
Le relazioni di ripiego non sono necessariamente questo. Possono essere relazioni reali in cui, anche se il legame precedente non è del tutto elaborato, esiste un certo grado di interesse, connessione e apertura verso l’altro. La differenza non sta tanto nel “quando” si inizia una nuova relazione, ma nel “come”: se il nuovo legame rappresenta un’esperienza autentica, può assolutamente contribuire al benessere e al recupero emotivo.
In definitiva, la questione se una relazione di ripiego sia una scelta sana o una strategia di coping disadattiva dipende dall'onestà della persona nei confronti di se stessa e dalle motivazioni che la spingono a intraprenderla.