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Come e perché è nata la pena di morte: dall’antichità all’abolizione, la storia del supplizio capitale

In passato la pena di morte era applicata pressoché in tutto il mondo. Negli ultimi tempi il numero di Paesi che la applicano è diminuito, ma è la pena capitale è ancora presente numerosi ordinamenti, nonostante ne sia dimostrata l'inutilità.

21 Luglio 2026
18:30
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Come e perché è nata la pena di morte: dall’antichità all’abolizione, la storia del supplizio capitale
Video a cura di Maria Bosco
Matematica e divulgatrice scientifica
geopop pena di morte

La pena di morte esiste praticamente da sempre. Era ampiamente usata in tutte le civiltà antiche, che spesso si servivano di metodi crudeli per giustiziare i condannati. Anche nei secoli del Medioevo e dell’età moderna pressoché nessuno metteva in discussione la legittimità del supplizio capitale, che era inflitto per numerosissimi reati. Solo durante l’Illuminismo si sviluppò una corrente di pensiero contraria alla pena di morte, anche grazie al celebre Dei delitti e delle pene, pubblicato nel 1764 da Cesare Beccaria. Nell’Ottocento la pena era ancora prevista in quasi tutti gli Stati, ma nel secolo successivo il numero di Paesi abolizionisti è progressivamente cresciuto. Oggi la pena è applicata in 52 Stati.

In Italia, la pena di morte, abolita una prima volta nell’Ottocento ma ripristinata dal fascismo, è stata definitivamente abolita con l’entrata in vigore della Costituzione. Nel codice militare, tuttavia, la pena di morte è stata eliminata solo nel 1994 (pur non essendo stata più applicata già dalla fine della Seconda guerra mondiale).

Perché in alcuni Paesi esiste la pena di morte e per quali reati è inflitta

La pena di morte, come sappiamo, è una sanzione penale consistente nell’uccidere un condannato. Essendo inflitta da tribunali, è considerata un’uccisione “legale”, sebbene il confine tra esecuzione “legittima” e omicidio non sia sempre chiaro (si pensi, per esempio, ai casi in cui la pena è inflitta da autorità e istituzioni di dubbia legittimità).

Negli Stati dove è in vigore, la pena capitale è giustificata da varie motivazioni. Secondo i suoi sostenitori, è un deterrente capace di ridurre i reati e proteggere la società, perché elimina chi commette delitti e scoraggia altri potenziali criminali. Tuttavia, i dati dimostrano che tale motivazione non ha fondamento, perché nei Paesi dove la pena capitale è in vigore il numero di reati non è inferiore rispetto agli altri Stati.

In realtà, il supplizio capitale è inflitto soprattutto come forma di vendetta, per punire chi ha fatto del male a un’altra persona o alla collettività. Non a caso, in alcune società tocca ai parenti delle vittime infliggere la pena o partecipare al giudizio (oggi però tale consuetudine è molto meno diffusa del passato).

Il 3 maggio 1808. Dipinto di F. Goya
Il 3 maggio 1808. Dipinto di Francisco Goya. Credit: via Wikimedia Commons

La pena di morte può essere inflitta per numerosi reati. In genere è prevista per l’omicidio (aggravato o semplice a seconda dei casi), per i crimini connessi al terrorismo, talvolta anche per traffico di droga, spionaggio a favore di Paesi nemici, in alcuni casi persino per omosessualità e apostasia. I sistemi per uccidere i condannati oggi sono in genere meno crudeli del passato. Tra i più diffusi figurano l’iniezione letale, l’impiccagione, la decapitazione, la fucilazione.

Il codice Hammurabi del 1700 a.C: dal mondo antico all’età moderna

La pena di morte esiste sin dalla notte dei tempi. Già il codice di Hammurabi, che risale al 1700 a.C. ed è la più antica raccolta di leggi conosciuta, prevedeva il supplizio capitale per numerosi reati: omicidio, spionaggio, furto, sacrilegio e altri. Nei secoli successivi, la pena di morte fu ampiamente usata nella civiltà greca e romana, nelle quali veniva inflitta per crimini come tradimento, omicidio, sacrilegio e molti altri, sulla base dell’idea che fosse uno strumento legittimo per mantenere l’ordine sociale e politico. La pena era eseguita con metodi volutamente brutali, che servivano a infliggere dolore e umiliazione al condannato. Tra i sistemi in uso vi erano lo sbranamento da parte di animali feroci, lo squartamento, il rogo, l’impalamento, lo schiacciamento con cavalli o elefanti. A Roma era diffusa la crocifissione, ampiamente usata, tra l’altro, dopo la repressione della rivolta degli schiavi guidata da Spartaco, nel I secolo a. C., nonché, come sappiamo tutti, per punire Gesù.

Crocifissione ai tempi dell'impero romano (F. Brokkikon, 1878)
Crocifissione ai tempi dell'impero romano. Credit: Dipinto di F. Brokkikon, 1878, via Wikimedia Commons

Nei secoli del Medioevo e dell’età moderna, l’applicazione del supplizio capitale divenne ancora più frequente. Essendo i sistemi politici assai frammentati, la pena era inflitta da una pluralità di autorità: non solo gli Stati, ma anche i grandi feudatari o le istituzioni ecclesiastiche. I metodi variavano. Tra i più diffusi vi erano l’impiccagione e la decapitazione.

Il lento cammino verso l’abolizione

Fino all’età moderna, la pena di morte era prevista pressoché in tutto il mondo e non esisteva alcuna corrente di pensiero contraria al suo utilizzo, con l’eccezione di pochi teologi e intellettuali. Solo nel Settecento, al tempo dell’Illuminismo, ebbe inizio un dibattito sulla utilità del supplizio. Il principale studio contrario alla pena fu il celebre Dei delitti e delle pene, pubblicato nel 1764 da Cesare Beccaria, secondo il quale la pena di morte era sia inumana, sia inutile al fine di ridurre i reati.

Edizioni del 1780 di Dei delitti e delle pene
Edizioni del 1780 di Dei delitti e delle pene. Credit: via Wikimedia Commons

Sul momento, le idee di Beccaria trovarono scarsa applicazione. Uno dei pochissimi Stati ad abolire la pena capitale nel Settecento fu il Granducato di Toscana, che la vietò nel 1786.

La stragrande maggioranza degli Stati, però, applicava regolarmente il supplizio capitale, previsto per numerosi reati. Durante la Rivoluzione francese, la pena fu ampiamente usata da tutti i governi che si susseguirono al potere e, come sappiamo, fu inventato uno strumento destinato a diventare un simbolo della Francia rivoluzionaria: la ghigliottina

Con il passare degli anni le idee di Beccaria e degli altri abolizionisti si fecero lentamente strada. Alcuni Stati abolirono la pena di morte nel corso dell’Ottocento, sebbene si trattasse di eccezioni: nella maggior parte dei Paesi la pena era prevista e regolarmente applicata.

In Italia fu abolita nel 1889 dal Codice Zanardelli

In Italia la pena fu abolita nel 1889 dal Codice Zanardelli per tutti i reati, con l’eccezione di quelli previsti dal codice militare. Non a caso, la pena fu usata ampiamente dalle forze armate, senza regolari processi, durante la Prima guerra mondiale. In seguito, il supplizio capitale fu ripristinato nel 1930 dalla dittatura fascista. Negli anni del regime furono eseguite più di cento condanne, in parte per reati politici, in parte per reati comuni. La pena fu applicata anche dopo la caduta del regime. L’ultima esecuzione fu decretata per un reato comune, la strage di Villarbasse, una rapina che provocò la morte di dieci persone. Tre dei colpevoli furono fucilati a Torino nel marzo del 1947. L’anno successivo, l’entrata in vigore della Costituzione abolì il supplizio capitale per tutti i crimini. Nel codice militare, la pena è stata abolita ufficialmente nel 1994 (ma non era stata più applicata già dalla fine della Seconda guerra mondiale).

Esecuzione dell'esecuzione di Pietro Caruso, ex questore di Roma, collaborazionista del nazismo (Wikimedia Commons)
Esecuzione di Pietro Caruso, ex questore di Roma, collaborazionista del nazismo. Credit: via Wikimedia Commons

La progressiva diminuzione dei Paesi che applicano la pena di morte

A partire dalla seconda metà del Novecento, il numero di Paesi che hanno abolito la pena capitale è progressivamente aumentato, sebbene l’andamento del numero di esecuzioni sia meno lineare.

In Europa la pena di morte è stata abolita pressoché ovunque. Tra gli ultimi paesi a farlo vi sono state la Francia, che ha continuato a eseguire condanne, con fucilazione o con la ghigliottina, fino al 1977; e la Spagna, che ha eseguito le ultime condanne nel 1975, quando era ancora al potere la dittatura di Franco. Oggi l’unico Paese europeo che applica il supplizio capitale è la Bielorussia.

La pena di morte è prevista nell’ordinamento di 52 Paesi. Alcuni Stati abolizionisti, però, compiono talvolta esecuzioni extragiudiziali, cioè effettuate senza regolare processo da parte delle forze di polizia, dai servizi segreti, dalle forze armate o persino da criminali comuni appositamente assoldati.

Fonti
Death Penalty information Centre Pbs Frontline
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