Come mai suscita tanto interesse la scomparsa del sottomarino Titan? I motivi psico-sociali

La notizia dell'ossigeno terminato a bordo del Titan e l'intera vicenda della scomparsa del sottomarino, in visita al relitto del Titanic, ha interessato moltissime persone, ma perché? Capiamone i motivi.

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22 Giugno 2023
18:30
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Come mai suscita tanto interesse la scomparsa del sottomarino Titan? I motivi psico-sociali
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Verso le 13 di stamattina, 22 giugno 2023, è terminato l’ossigeno all’interno del Titan, il sommergibile di OceanGate Expeditions scomparso domenica scorsa. Nonostante le ricerche siano proseguite e stiano tuttora proseguendo, il sommergibile non è stato trovato. È quindi sostanzialmente certo che purtroppo le 5 persone a bordo non ce l’abbiano fatta.

Nel video qui sopra vogliamo indagare l'evento dal punto di vista psico-sociale e della comunicazione. Ci siamo chiesti "perché questa storia ha interessato così tanto tutti noi?". La risposta è che questo evento drammatico ha raccolto in sé alcune caratteristiche precise che rientrano in molti di quelli che vengono definiti criteri o fattori di notiziabilità, cioè la potenzialità di un fatto o di un evento di trasformarsi in notizia. È un concetto diffuso in ambito sociologico e nel mondo del giornalismo e che, a seconda degli autori, viene descritto e trattato in modo diverso. Noi ne abbiamo identificati 8.

1. Unicità

L’evento in sé è stato unico: un minuscolo sommergibile, chiamato – ironia della sorte "Titan" – che è sparito senza spiegazioni nelle profondità oceaniche mentre era diretto verso il Titanic. Quest'ultimo è il relitto navale più famoso della storia, conosciuto da chiunque, almeno in Occidente, tanto da aver ispirato opere di ogni genere, tra cui uno dei film più premiati di sempre. L’unicità di un evento genera interesse di per sé, soprattutto se si lega a qualcosa di incredibilmente noto, e la sparizione del Titan rientra in questa categoria di eventi.

2. Drammaticità

La scomparsa del sommergibile è stato un episodio drammatico, una tragedia, perché aveva come posta in gioco la vita umana. E, che lo si voglia o no, le tragedie colpiscono l’interesse collettivo molto più delle buone notizie. È il motivo per cui nei telegiornali o sui giornali la maggior parte delle notizie si lega a drammi o a fatti di cronaca nera. Come se non bastasse, nessuno di noi sapeva e sa cosa è effettivamente accaduto e questo ha suscitato una forte curiosità nei confronti dell’ignoto.

3. Urgenza

La scomparsa del sommergibile portava con sé un'incredibile senso di urgenza e di tensione. Non si è trattato, infatti, di un evento tragico accaduto e terminato immediatamente. Si è innescato infatti un vero e proprio count-down. Posta tutta una serie di condizioni, infatti, ci sarebbero stati i tempi tecnici per poter intervenire ed evitare il dramma. Ma bisognava fare presto. A questo proposito, pensiamo alle nostre vite quotidiane: quante energie fisiche e mentali ci portano via eventi che sappiamo che ci devono accadere e che hanno una scadenza? Nel caso del Titan è la stessa cosa, ma in termini collettivi.

4. Immedesimazione

Le specifiche condizioni del sommergibile, le descrizioni precise del pochissimo spazio a bordo, del buio e del freddo ad enorme profondità; l’assoluta solitudine del mezzo rispetto alla vastità dell’oceano; il pensiero del panico, della paura, della progressiva mancanza di ossigeno e della possibile rassegnazione sono tutti aspetti che ognuno di noi si è immaginato e che fanno rabbrividire. Pensare razionalmente a quanto accaduto è terrificante e questo ha generato per molti una forte empatia verso la situazione in sé e verso la sua possibile risoluzione positiva.

5. Personalizzazione

Le persone coinvolte e che, loro malgrado, sono diventate i protagonisti del dramma non sono rimaste indefinite. Avevano un nome e un cognome, una storia. La personificazione di un evento, l’avere dei volti a cui associare un racconto, lo rende molto più vivo, più tangibile, più drammatico.

6. Conflittualità

L’episodio ha presentato vari elementi conflittuali, alcuni dei quali hanno portato una certa fetta di persone addirittura a fare commenti come “se la sono cercata” “ben gli sta” e simili. Sono affermazioni rispetto alle quali Geopop prende in modo netto le distanze, ma perché sono state dette?

Anzitutto per il tipo di attività di cui parliamo: scendere in sommergibile nelle profondità oceaniche è un’attività estrema, che comporterebbe dei rischi anche nel caso di aver messo in campo tutti i sistemi e le procedure di sicurezza possibili, rischi che le persone a bordo si erano assunte. D’altro canto c’erano gravi falle nella sicurezza del Titan,  ma l’azienda le aveva trascurate coscientemente. Questo è un fattore che riduce inevitabilmente l’empatia nei confronti della compagnia e del suo amministratore delegato, pilota del Titan.

Infine, il prezzo dell’esperienza – circa 250.000 dollari a testa – e quindi l’estrazione socio-economica delle 5 vittime, ha generato un ulteriore distacco tra le stesse vittime e una fetta di osservatori.

7. Emotività

Tutti gli elementi elencati finora hanno generato forti emozioni collettive legate all’evento. Da un lato di tipo positivo, empatico: l’ansia e la speranza che il Titan fosse ritrovato in tempo; dall’altro si sono accesi dibattiti e polemiche rispetto agli elementi più critici della vicenda. Ne è scatenato un turbinio di parole, commenti e – appunto – emozioni che ha acceso ancora di più i riflettori sull’evento: ci siamo sentiti, nel bene o nel male, coinvolti.

8. Sfida

Insomma, il tragico episodio del Titan si è trasformato in una sfida, anzi, la massima delle sfide, se ci pensate. La posta in gioco era salvare la vita di persone reali, tangibili, e i “nemici” da battere erano nientemeno che lo scorrere del tempo e la morte stessa. Ci siamo così ritrovati spettatori, più o meno inconsapevoli, del dramma per eccellenza dell’essere umano, un dramma peraltro seguito passo passo e in mondovisione. Niente di così diverso, purtroppo, da opere di finzione a tema sopravvivenza, che – guarda caso – hanno sempre un enorme successo.

Classe ‘88, sono laureato in Scienze Geografiche e prima di Geopop ho lavorato per lo sviluppo di progetti socio-ambientali, scritto un romanzo di viaggio, insegnato Geografia, Storia e Lettere alle superiori e fatto divulgazione su YouTube e RaiGulp. Viaggiare e raccontare il mondo è la mia passione: geopolitica, luoghi, usi e costumi, storie… Da bambino adoravo Piero Angela e Indiana Jones.
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