
Siamo soliti aprire Google Maps per cercare la nostra prossima destinazione, un ristorante o per verificare le condizioni del traffico. Durante la stagione estiva, però, l'applicazione può trasformarsi in un utilissimo strumento per monitorare gli incendi e proteggere la nostra sicurezza e quella della nostra famiglia. Prima di vedere come sfruttare questa funzione, è bene ricordare un fatto. Nonostante l'alta tecnologia impiegata, bisogna sempre ricordare che le mappe digitali non sono infallibili. L'area reale colpita dal fuoco può differire di diversi chilometri rispetto a quella tracciata sullo schermo del telefono. Per questo, usate Maps come supporto conoscitivo, ma per la vostra incolumità affidatevi sempre ed esclusivamente alle indicazioni fornite dalle autorità locali e dalla Protezione Civile sul posto.
Come funziona la mappa
Per accedere ai dati sugli incendi con Google Maps avete tre strade a disposizione. La prima consiste nell’aprire l’app, toccare il menu dei Livelli (l’icona con i due fogli sovrapposti in alto a destra) e selezionare la voce Incendi boschivi. Nel menu Incendi in quest’area che si aprirà, verranno elencati gli incendi nelle vicinanze e, toccando uno di quelli eventualmente elencati, verranno fornite informazioni utili al riguardo, ad esempio relative a strade chiuse e ad aggiornamenti disponibili dalle autorità (ad esempio tramite i loro profili social ufficiali).
Altrimenti, è possibile digitare direttamente nella barra di ricerca parole chiave come “incendi” o il nome di un rogo specifico. Altrimenti, impostando un percorso tramite la funzione Indicazioni di Google Maps, se sono presenti incendi sul tragitto da percorrere, vedrete comparire un banner che potrà essere cliccato per avere informazioni al riguardo.
Nota: se non compaiono informazioni sugli incendi a un determinato livello di zoom, provate a ingrandire l'area sulla mappa per vederle.
Graficamente, i roghi vengono segnalati con un'icona specifica o un cerchio rosso. Attorno ad essi potete notare due tipi di aree colorate: le ombreggiature rosse, che delimitano le zone in cui la presenza del fuoco è accertata, e le ombreggiature gialle, dove l'evento è segnalato con un margine di certezza minore.
Google ottiene queste mappe grazie ai sensori satellitari, strumenti capaci di catturare immagini termiche (ossia foto che rilevano le variazioni di calore sul terreno) e registrare i mutamenti del paesaggio. Questi sistemi hanno dei limiti di risoluzione spaziale e per questo motivo rischiano di sottostimare la reale dimensione del rogo.

Da dove provengono i dati per segnalare gli incendi su Google Maps
I dati che vedete sullo schermo nascono dall'unione di diverse fonti istituzionali e tecnologie avanzate. Google raccoglie informazioni dal NIFC, il National Interagency Fire Center statunitense, tramite il servizio geospatial WFIGS, che traccia il punto esatto di origine dell'incendio tramite un pallino sulla mappa. Tra questi potrete notare anche gli incendi prescritti, ovvero fuochi programmati e controllati dalle autorità per ripulire il sottobosco e prevenire roghi ben più devastanti (i roghi inferiori ai due ettari, invece, non vengono mostrati). A questo si aggiungono le rilevazioni meteorologiche di agenzie internazionali come la NOAA americana, l'NMSC e la JMA giapponese. Il tutto viene elaborato insieme alle Allerte SOS e alle Google Allerte, che setacciano il Web, i social e i canali ufficiali per mostrare schede informative complete di notizie aggiornate e stato di contenimento del fuoco.