24 Luglio 2023
10:53

Acqua purificata per tutti e ovunque: come funzionano i kit d’emergenza più diffusi

Disporre di acqua pulita e sicura da bere è una necessità fondamentale per l'uomo: come fare ad ottenerla in aree remote o in regioni colpite da disastri?

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Acqua purificata per tutti e ovunque: come funzionano i kit d’emergenza più diffusi
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Che sia a causa di disastri naturali come inondazioni o terremoti, o per la mancanza di infrastrutture in zone remote del pianeta, uno dei primi rischi per la salute umana resta probabilmente il consumo di acqua non trattata.

Abituati alla sicurezza delle bevande in commercio o del rubinetto di casa, sottovalutiamo spesso i problemi associati al consumo di acqua da bacini naturali: anche senza pensare ad acquitrini maleodoranti, fonti apparentemente pulite possono farci entrare in contatto con contaminanti chimici o agenti patogeni come batteri o virus, a dire il vero talvolta presenti anche nell'acqua distribuita in paesi meno attenti allo stato delle loro infrastrutture.

Allo stesso tempo, la disidratazione resta una condizione pericolosa per il benessere e la sopravvivenza e, a seconda del clima e degli sforzi compiuti, può essere raggiunta in breve tempo: per questo motivo più di 2 miliardi di persone ogni giorno si vedono costrette a usare qualsiasi riserva d’acqua disponibile.

Gli effetti dell'acqua contaminata sull’uomo

Al contrario degli animali selvatici, che in natura sviluppano resistenze maggiori per la continua esposizione ai patogeni, noi umani siamo in media più suscettibili a infezioni debilitanti come le gastroenteriti. L’OMS stima in 829.000 le morti per dissenteria nel mondo, spesso legate al consumo o all’uso per la preparazione di alimenti di acqua contaminata da batteri o altri parassiti come la Escherichia Coli o Giardia Lamblia.

Se il territorio circostante è industrializzato o sono presenti discariche non controllate, è inoltre possibile assumere quantità nocive di inquinanti come pesticidi o metalli pesanti: tipico esempio è l’avvelenamento da Piombo, a sua volta causa di una serie di sintomi (anemia, paralisi, insufficienza renale) conosciuti in antichità come Saturnismo. Nel caso di simili avvelenamenti, gli effetti nocivi tendono a manifestarsi anche dopo anni, sfociando in malattie croniche.

La purificazione dell’acqua

L’acqua potabile è normalmente ottenuta in complessi impianti con più passaggi, dalle semplici vasche di decantazione per rimuovere sabbia e fango a filtrazioni su carboni attivi, utili per abbattere inquinanti come metalli pesanti o pesticidi. All’acqua è di solito aggiunto un disinfettante a base di cloro, o alternativamente trattata con ozono o UV, per garantire l’eliminazione di microrganismi nocivi.

È possibile, però, ottenere acqua sicura anche in luoghi remoti, senza complesse strutture e senza energia?

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Un esempio di "metodo fai da te" per ridurre le particelle sospese nell’acqua (洪福生 | Pixabay)

I metodi “fai da te”, dove l’acqua è fatta passare attraverso strati di sassi, sabbia e tessuti per ottenere una grossolana filtrazione, migliorano sicuramente la qualità dell'acqua se visibilmente sporca: non abbattono però virus e batteri e per questo motivo prevedono sempre, ove possibile, l’uso di additivi. Si tratta solitamente di economici prodotti da sciogliere nell’acqua prelevata, spesso in forma di pastiglie o bustine in polvere.

Solitamente i prodotti in polvere sono pensati per quantità d'acqua maggiori, anche decine di litri, e sono studiati per trattamenti più completi: un tipico esempio sono le miscele di solfuro ferrico (Fe2S3) e ipoclorito di calcio (Ca(ClO)2). Il primo composto è usato per provocare la flocculazione, ossia la formazione di particelle più pesanti che legandosi allo “sporco” in pochi minuti si depositano sotto forma di fango, lasciando l’acqua limpida.

L’ipoclorito permette invece la disinfezione: l’acido ipocloroso (HClO), che si forma una volta sciolti i sali in acqua, reagisce con le membrane cellulari di batteri o virus ossidandole, “rubando” cioè elettroni alle molecole organiche (lipidi) che formano la barriera tra la cellula e il mondo esterno. Questo danneggia o distrugge la membrana e causa la morte dei microrganismi.

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Le pastiglie per la purificazione dell’acqua

Le pastiglie sono invece pensate per quantità d'acqua ridotte, intorno ad 1-2 litri, e solitamente contengono solo un prodotto disinfettante, come ipoclorito o prodotti a base di iodio: per questo motivo prima del loro utilizzo è importante partire da una prima, anche grossolana, filtrazione. Spesso usate dagli escursionisti grazie allo scarso peso e volume occupato, sono anche una dotazione standard di molti eserciti per le truppe dispiegate in aree remote.

Un'ulteriore alternativa è costituita da speciali "cannucce" in grado di filtrare meccanicamente l'acqua aspirata da particelle e microorganismi grazie a fibre con cavità nell'ordine dei μm (micrometri). In questo caso il più importante difetto è il costo (superiore ai 15/20 dollari), unito all'impossibilità di trattare quantità d'acqua per altri usi come la cottura di cibi.

I kit emergenziali: un aiuto fondamentale

I kit emergenziali hanno sicuramente una serie di difetti, dalle qualità organolettiche dell’acqua filtrata all'inefficacia di alcuni rispetto ad inquinanti chimici come metalli o pesticidi, fino ad arrivare ai costi e alle scarse quantità trattate: non si può certo pensare di fare affidamento a queste soluzioni per risolvere problemi strutturali di aree disagiate del pianeta, sostituendosi ai consueti impianti di depurazione.

Ciò nonostante, l’impatto positivo che queste invenzioni hanno avuto nella vita di milioni di persone negli ultimi decenni è enorme, nonostante la scarsa percezione del problema che potremmo averne. La strada per garantire fonti di approvvigionamento adeguate e durature per tutti è ancora lunga, non c’è dubbio, ma abbiamo quantomeno gli strumenti per fronteggiare crisi e cataclismi e dare maggiore speranze alle popolazioni colpite.

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