
Se siamo capaci di clonare pecore, cavalli e cani, la domanda sorge spontanea: possiamo clonare anche gli esseri umani? Risposta breve: no, non si può fare. Sebbene in passato ci siano stati annunci sensazionalistici (come il caso della setta dei Raeliani nel 2002), non esistono prove scientifiche che una clonazione umana sia mai avvenuta con successo. I motivi sono sia tecnici che etici. In Italia, per esempio, la legge 40 del 2004 vieta la clonazione sia a fini procreativi, sia di ricerca.
In biologia, clonare significa creare una copia geneticamente identica di un essere vivente, cioè con lo stesso identico DNA. Ma se provassimo a clonare una persona adulta, non ne avremmo un'altra della stessa età con tutte le caratteristiche fisiche o la memoria e l'esperienza passata ma avremmo un nuovo organismo. Quindi quando si clona, nascerà prima un embrione, poi una neonata, e con il tempo crescendo una “nuova persona” che avrà lo stesso patrimonio genetico, ma potrebbe avere delle differenze fisiche o caratteriali.
Un clone è identico all'originale?
Dal punto di vista genetico sì, il DNA è lo stesso, ma l'aspetto e soprattutto il carattere possono cambiare, perché non dipendono solo dal patrimonio genetico, ma anche da come si svilupperà l’organismo, dall’ambiente in cui si svilupperà. Per capire questo concetto, prendiamo l’esempio dei gemelli omozigoti ovvero quelli derivati dallo stessa cellula uovo fecondata dallo spermatozoo, lo zigote. In un certo senso, potremmo dire che i gemelli omozigoti sono cloni uno dell’altro, perché hanno lo stesso identico patrimonio genetico. È per questo che si assomigliano tantissimo, ma spesso hanno delle differenze, a volte lievi e sembrano veramente identici, a volte un po’ più marcate.
Questo perché noi non esprimiamo tutti i geni che abbiamo nel DNA, ma solo alcuni vengono letti e quindi espressi. Quindi due gemelli omozigoti potrebbero avere qualche gene espresso diversamente e quindi alcune differenze. E i geni vengono attivati e silenziati nel tempo, per questo il nostro corpo e le nostre caratteristiche cambiano. Insomma, alcuni caratteri vengono influenzati dall’ambiente esterno, quindi dallo stile di vita, dall’alimentazione, dallo stress, dall’invecchiamento. È la cosiddetta epigenetica. Ed influenza anche gli aspetti psicologici di un individuo e il suo carattere. Questo non vuol dire che il clone, per esempio di un gatto, sarà completamente diverso dall’originale eh, però appunto non ci dobbiamo aspettare una fotocopia esatta, soprattutto con la crescita. Un esempio di questo è il primo gatto clonato al mondo, CC (Carbon copy), che era diverso sia nell'aspetto che nei comportamenti rispetto al gatto che aveva donato il materiale genetico.
Perché è tecnicamente difficile clonare un uomo
Da un punto di vista biologico, clonare i primati – uomo incluso – è molto ma molto più difficile rispetto ad altri mammiferi. E il motivo principale è che estrarre il nucleo delle cellule umane è molto complesso. Questo perché nelle nostre cellule, a differenza di quelle di altri animali, le proteine necessarie per la divisione cellulare (quelle del fuso mitotico) sono posizionate in modo che durante il tentativo di rimozione del nucleo vengono spesso eliminate. Insomma, nell’estrazione del nucleo si compromette la riproduzione della cellula, quindi anche se abbiamo impiantato il nucleo, poi non riuscirà a produrre l’embrione, e quindi niente essere vivente.

Solo nel 2020, l'Accademia Cinese delle Scienze ha annunciato su Nature Communications di aver clonato con successo un esemplare di Macacus rhesus, il primo clone di una scimmia. Per ottenerlo hanno aggiunto un passaggio alla tecnica utilizzata per clonare la pecora Dolly, il Trasferimento Nucleare di Cellule Somatiche (SCNT).
Ci sono poi i rischi per la salute. Gli animali clonati infatti spesso presentano difetti agli organi, malformazioni e problemi al sistema immunitario, ma soprattutto c’è la questione dell’invecchiamento delle cellule.
Il problema dell'invecchiamento: i telomeri si accorciano
Come sappiamo, il nostro corpo invecchia negli anni, e così anche tutte le nostre cellule. E in che modo invecchiano: ogni volta che si dividono, cioè si replicano, i cromosomi che contengono si rovinano un po’. E dentro i cromosomi c’è il nostro DNA. Quindi, per proteggere le informazioni preziose contenute nel DNA, le estremità dei cromosomi hanno dei cappucci protettivi chiamati telomeri, che contengono sequenze di DNA ripetuto, quindi nessuna istruzione importante. Potete immaginarli come i puntali di plastica alla fine dei lacci delle scarpe.
Ecco, man mano che la cellula invecchia e si divide, questi cappucci si accorciano sempre di più, sacrificandosi per salvare il DNA vero e proprio. Ma quando finiscono, quello che succede è che la cellula smette di dividersi e quindi di riprodursi.

E il problema della clonazione sta proprio qui. Se preleviamo una cellula da un adulto, quella cellula ha una sua età biologica e i suoi telomeri sono già consumati. Quindi l’individuo clonato non è che nascerà con le rughe, certo, ma le sue cellule avranno un orologio biologico che segna un'ora avanzata rispetto alla sua età anagrafica. Cioè sono già vecchie, e quindi smettono di riprodursi presto.
Per capirci, il caso della pecora Dolly è l'esempio perfetto. Essendo stata clonata dalla cellula di una pecora di 6 anni, è nata con cromosomi che erano già biologicamente vecchi. E dato che la vita media di una pecora è di 12 anni, Dolly è morta a soli 6 anni, perché è come se fosse nata di 6 anni a livello cellulare, e quindi ha sviluppato problemi tipici della vecchiaia, come l'artrite, molto precocemente.
I limiti etici e il divieto di legge in Italia
Poniamo comunque che un giorno il progresso scientifico riuscirà a superare gli ostacoli tecnici, riducendo i rischi di malformazioni e problemi fisici, e diventando quindi più sicura. Ecco, anche se la tecnica diventasse perfetta, resterebbero comunque enormi questioni etiche e morali.
La clonazione umana, infatti, in Italia è vietata dalla legge, al di là della tecnologia. La legge 40 del 2004 vieta la sperimentazione sugli embrioni umani e la clonazione mediante trasferimento di nucleo o di scissione dell'embrione, sia a fini procreativi, sia di ricerca. E questo per due motivi principali. Il primo problema è la violazione della dignità umana: la clonazione rischia di ridurre la persona a un semplice prodotto o a una merce, aprendo la strada alla strumentalizzazione e allo sfruttamento della vita. Sul piano sociale e psicologico, poi, lo scenario è complesso. Pensateci, se foste dei cloni, cosa pensereste? Cosa penserebbero le persone che lo sanno? Verreste stigmatizzati? Insomma, sarebbe facile avere profonde crisi di identità, sentendosi non unici o diversi dal proprio “originale”. O magari non sapendo chi dover riconoscere come genitori.
Insomma, la clonazione umana a oggi non è fattibile per problemi tecnici e rischi biologici, ma soprattutto ha dei limiti etici che difficilmente verranno superati. Resta comunque una tecnologia importante, per esempio potrebbe essere fondamentale nel futuro per il trapianto di organi – la cosiddetta clonazione terapeutica – ma, per ora, rimane una tecnologia relegata al mondo animale.