
La città di El Dorado non è mai esistita, ma il suo mito – quello di una città costruita interamente d’oro e pietre preziose – ha alimentato ricerche e spedizioni in Sud America per oltre due secoli. Dopo la scoperta dell’America, gli spagnoli proseguirono le loro esplorazioni sempre più a sud, sia per espandere le proprie colonie sia per impadronirsi delle enormi ricchezze che vi si trovavano, si pensi a quelle dell’impero Inca.
Alcune convinzioni scientifiche dell'epoca collegavano l'oro al sole, quindi al caldo e al sud, così si spiega in parte l'idea preconcetta che in Sud America si sarebbero trovati enormi giacimenti preziosi. Esisteva, inoltre, in diverse società precolombiane il mito di un re coperto d’oro, da cui i conquistatori europei dedussero l'esistenza di una Città Dorata – El Dorado in spagnolo – che si pensava fosse nascosta nella giungla: venne cercata in lungo e in largo, senza mai essere trovata.
Il mito della città d'oro di El Dorado
Il mito dell’oro, in Europa, è precedente alle esplorazioni in Sud America e alla ricerca di El Dorado. I racconti di chi anticamente viaggiava tra Europa e Asia, come Marco Polo, alimentavano le narrazioni di riserve sterminate di materiali preziosissimi e costruzioni d’oro immense situate in terre lontane. L'oro era considerato la congiunzione tra terra e cielo, tra divino e uomano, da alcuni era considerato un elisir di lunga vita, legato al mito della pietra filosofale.
Con l'approdo in America a opera di Colombo e le successive esplorazioni, i cosiddetti “miti aurei” si alimentano e arricchirono di nuovi dettagli, grazie ad alcune convinzioni degli scienziati dell'epoca. Per esempio Jaime Ferrer, esperto di gemme e metalli che lavorava alla corta della regina Isabella di Castiglia, nel 1495 scrisse che “più le zone del mondo sono calde, più si trovano metalli e pietre di valore”. Circa un secolo dopo, nella Storia Naturale firmata da José de Acosta, si legge che “la vicinanza del sole permette all’oro di fiorire”.
Quando la flotta di Cristoforo Colombo arrivò in America, quindi, il mito dell’oro era già radicato nella mente degli europei: proprio per questo, i conquistatori iniziano a spingersi a sud, convinti che avrebbero trovato grandi tesori.
Nel 1522, quando il condottiero spagnolo Pascual de Andagoya entrò in contatto con gli indigeni del Golfo di San Miguel, a sud di Panama, sentì parlare di un impero ricchissimo d’oro, il Birù, l’odierno Perù. Questa informazione non fece altro che confermare la convinzione che bisognava scendere sempre “più giù” per trovare l’oro.
Per questo nel 1524 Francisco Pizarro, condottiero e governatore assetato di gloria, partì per la prima esplorazione alla ricerca di questo impero ricchissimo d'oro. Nel corso dei dieci anni successivi, Pizarro riuscirà a conquistare l’impero Inca e a fondare la capitale del Perù, Lima. Riuscì a racimolare un enorme bottino di materiali preziosi, raramente visti prima in tale quantità. Queste meraviglie altro non fecero che alimentare la “fame dell’oro” negli spagnoli, che proseguirono l’esplorazione del Sud America convinti che avrebbero trovato sempre qualcosa di più.
Nasce così il mito effettivo di un luogo ricoperto d’oro, una città splendente dove ogni palazzo e ogni tetto era preziosissimo: El Dorado.
La leggendaria città perduta e il legame con le tradizioni in Sud America
Tra il 1530 il 1540 il mito dell’oro spinge i conquistadores a espandersi sempre di più: durante una spedizione negli altipiani della Colombia, l’esploratore Gonzalo Jiménez de Quesada entra in contatto con il popolo Muisca e sente parlare del “rito del re coperto d’oro”.
Nella tradizione Muisca, il nuovo sovrano veniva cosparso di polvere d’oro, saliva su una zattera al centro della laguna di Guatavita, offriva agli degli oggetti dorati e pietre preziose e si immergeva nell’acqua, da cui usciva lavato, come un uomo nuovo.
La laguna viene scoperta nel 1537 e, inizialmente, si pensa che l’oro nascesse proprio lì e che quindi El Dorado doveva essere nelle vicinanze. Nei successivi trent’anni, il mito del re coperto d’oro venne alimentato dalla fantasia e dalla brama di ricchezze degli europei, fino a modellare il mito della Città d’Oro nascosta nella giungla di cui nessuno conosceva l'esatta collocazione. Partiranno per cercarla Francisco de Orellana attraverso l’Amazzonia e Lope de Aguirre lungo il Rio delle Amazzoni, ma anche l’esploratore inglese Walter Raleigh nelle zone del Guyana.
Né El Dorado né niente di simile viene mai trovato e, nel corso del XVII secolo, le esplorazioni vengono abbandonate: la Città d’Oro non esiste, ma è diventata il simbolo della ricchezza irraggiungibile – come la pentola d’oro ai piedi dell’arcobaleno nel folklore irlandese – e della brama di conquista che ha contraddistinto i conquistadores spagnoli, e non solo, nel corso dei secoli del colonialismo.