
Dopo la conferma dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) delle Nazioni Unite sul rapido sviluppo di El Niño, il NOAA (l'Agenzia federale statunitense per l'oceano e l'atmosfera) ha rilasciato l'ultimo aggiornamento ufficiale che conferma il progressivo e deciso rafforzamento del fenomeno.
I dati statistici dei modelli previsionali indicano ora un quadro inedito: esiste l'81% di probabilità che l'evento in corso nel Pacifico equatoriale raggiunga un'intensità eccezionale entro la fine del 2026, posizionandosi come uno dei più forti mai registrati da quando sono attive le misurazioni strumentali.
Il meccanismo fisico di El Niño 2026 e l'anomalia dell'Oceano Pacifico
Per comprendere la portata di questo annuncio dobbiamo analizzare la fisica del fenomeno. El Niño rappresenta la fase calda del ciclo naturale ENSO (El Niño-Southern Oscillation). In condizioni normali, i venti Alisei soffiano da est verso ovest lungo l'equatore, accumulando acqua calda nel Pacifico occidentale (vicino all'Indonesia).
Attualmente, l'indebolimento di questi venti ha innescato il processo opposto: una gigantesca massa d'acqua surriscaldata si sta spostando verso le coste del Sudamerica. Le boe oceanografiche e i rilievi satellitari del NOAA hanno già registrato anomalie termiche superficiali davvero importanti nella regione del Pacifico orientale, con temperature dell'acqua superiori di ben +2,7 °C rispetto alla norma.

L'effetto “booster” sul riscaldamento globale
L'aspetto che in parte preoccupa gli scienziati dell'ONU e del NOAA è l'interazione sinergica con il cambiamento climatico globale causato dalle attività umane. El Niño agisce infatti come un moltiplicatore termico: l'enorme rilascio di calore oceanico si somma al trend di riscaldamento di fondo del pianeta.
Gli esperti avvertono che se il picco dell'evento si verificherà tra il tardo autunno e l'inverno, il 2026 rischia seriamente di diventare l'anno più caldo mai registrato nella storia dell'umanità, con strascichi termici ancora più evidenti nel 2027.
Gli impatti globali di un “Super El Niño”
Un El Niño di intensità eccezionale tende a spaccare letteralmente in due il comportamento meteo del pianeta, intensificando i fenomeni opposti a seconda della geografia dei territori. In particolare, sono attesi:
- Siccità e incendi nel Pacifico occidentale e Centro America: i modelli previsionali indicano una drastica riduzione delle piogge in Indonesia, nel Sud-est asiatico e in America Centrale. La mancanza di precipitazioni inaridisce la biomassa vegetale, preparando il combustibile perfetto per grandi roghi boschivi;
- Alluvioni e piogge torrenziali nel Pacifico orientale: al contrario, le coste del Sudamerica (come il Perù, che ha già attivato lo stato di emergenza) e gli Stati Uniti meridionali saranno esposti a un surplus di umidità oceanica, con un rischio altissimo di inondazioni, piogge torrenziali e violente mareggiate costiere.
La conferma dell'81% di probabilità di un evento “Super El Niño” conferma la necessità di pianificare la gestione delle risorse idriche e delle infrastrutture civili a livello governativo.