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18 Giugno 2026
14:00

Perché l’eccezionale ondata di caldo con picchi di 40° sull’Europa non è colpa di El Niño

L'Europa piomba in un'ondata di caldo eccezionale con picchi di 40-41°C e notti tropicali. Ma se pensate che la colpa sia del famigerato El Niño, siete fuori strada: vi spieghiamo la fisica dietro questo caldo.

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Perché l’eccezionale ondata di caldo con picchi di 40° sull’Europa non è colpa di El Niño
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L’ondata di calore che sta attraversando l’Europa (e che non ha a che fare con El Niño) registrata dai satelliti. Credit: ECMWF

Una lingua di aria rovente di matrice subtropicale, quella che comunemente – ma anche erroneamente – viene chiamata “anticiclone africano”, sta inglobando l'Europa, dando vita a un'ondata di caldo intenso.

Non parliamo della solita fiammata isolata sulla Spagna che poi scivola via, ma di una vera e propria invasione capace di spingersi fino al Regno Unito, alla Francia, ai Paesi Bassi e alla Germania, oltre che, ovviamente, sull’Italia.

Quando fa così caldo, la tendenza è quella di cercare un colpevole: quest’anno, a causa del suo eccessivo riscaldamento il titolo è andato a El Niño, fenomeno di riscaldamento delle acque equatoriali dell'Oceano Pacifico. Ma la fisica dell’atmosfera ci dice un’altra cosa: il vero responsabile di questo caldo è l'anticiclone subtropicale che, spinto dal riscaldamento globale e pompato dalla goccia fredda atlantica, ha trovato la strada spianata verso l'Europa.

Capiamo insieme cosa sta succedendo sopra la nostra testa, guardando i dati reali e analizzando la dinamica dei fluidi che governa la nostra troposfera.

Come si analizzano le ondate di calore

Oggi fa un caldo feroce, sì, ma El Niño non ha nessuna colpa diretta su questa specifica ondata di calore. Per comprendere la portata di questa ondata di caldo, non bisogna guardare solo la temperatura prevista al suolo, condizionata da innumerevoli fattori, tra cui orografia, palazzi, cemento, e così via, ma si analizza la temperatura prevista a 850 hPa, ovvero a circa 1500 metri di quota in libera atmosfera. È lì in alto che si identifica il reale aspetto termico di una singola configurazione atmosferica.

I modelli in questi ultimi giorni mostrano valori altissimi, soprattutto sull’Europa occidentale, trovando una concordanza statistica che lascia poco spazio ai dubbi. L’asse di questa avvezione (cioè lo scorrimento) d’aria calda è pronta a colpire in pieno la Francia, dove si registreranno temperature fino a +24°C a 1500 metri, toccando picchi estremi di +27°C / +28°C sulla Spagna. Per intenderci, in questo periodo, le temperature normali a quelle quote dovrebbero aggirarsi intorno ai +15°C / +20°C in base alle zone.

L’Italia si troverà leggermente ai margini di questo nucleo rovente principale, ma registrerà comunque valori eccezionali in quota, mediamente tra i +19°C e i +22°C. Parliamo di ben 10-12°C sopra la media del periodo su mezza Europa, un'anomalia climatica che disintegrerà diversi record storici per la seconda metà di giugno.

Questo scudo bollente si tradurrà al suolo in temperature particolarmente elevate, e non solo per il mese di giugno, ma anche per luglio e agosto. Se in Italia si toccheranno i +38°C / +39°C con punte di 40°C in Pianura Padana e nelle aree pianeggianti interne del Centro (Toscana in primis), in Spagna si supereranno i 40°C con estrema facilità ed estensione geografica. Valori di 40°C potranno essere toccati anche in Francia (Parigi compresa), specie all'inizio della prossima settimana, e l’aria calda arriverà persino a Londra, con temperature anche superiori ai +33°C / +34°C.

Cosa sono le notti tropicali

L'effetto collaterale più fastidioso saranno le notti tropicali. Nel gergo scientifico, una notte viene definita "tropicale" quando la temperatura minima tra il tramonto e l'alba non scende mai, nemmeno per un secondo, sotto i 20°C, ma molto probabilmente questa volta in alcune aree urbane non si scenderà nemmeno sotto i 25°C, configurando quelle che vengono definite notti super-tropicali.

Ma cosa succede? Con l'aria immobile e gli alti tassi di umidità, le città non riescono a rilasciare nello spazio il calore accumulato di giorno da asfalto e palazzi: diventano quindi enormi piastre radianti che continuano a riscaldare l'ambiente circostante. A queste temperature e a causa della mancata escursione termica il nostro corpo fatica a riposare. Il problema è che questo fenomeno si prevede non durerà pochi giorni: guardando le carte meteo, questa struttura potrebbe rimanere bloccata in una sorta di stasi atmosferica. Non si vedono al momento infatti perturbazioni o correnti oceaniche in grado di scardinarla per almeno i prossimi 7-8 giorni.

L'anticiclone subtropicale e la goccia fredda sull'Atlantico

Adesso però soffermiamoci sull’innesco di tutto ciò e per farlo dobbiamo unire due elementi: un trend climatico che va avanti da anni e una scintilla meteorologica immediata. Se vi state chiedendo se è il momento del Niño, vi rispondo: “non ancora”. Partiamo dal quadro generale.

Negli ultimi decenni, a causa del riscaldamento globale, stiamo assistendo a una progressiva espansione verso nord della circolazione tropicale, la cosiddetta Cella di Hadley. Attenzione a un dettaglio di pura fisica: non è la "pressione" ad alzarsi perché fa caldo. Anzi, la fisica ci insegna che l'aria calda è più leggera, si dilata e tende a far abbassare la pressione al suolo.

Ecco perché all’inizio vi ho detto che questa massa d'aria viene comunemente chiamata erroneamente “anticiclone africano”, proprio per questa motivazione fisica: nei luoghi d'origine nel deserto, infatti, il grande caldo genera basse pressioni termiche, non alte pressioni. Se c'è una bassa pressione, in zone desertiche il tempo può restare stabile, senza generare quindi precipitazioni.

Il riscaldamento globale, però, fa sì che le enormi masse d'aria calda e i geopotenziali (l'energia necessaria per sollevare una massa d'aria a una determinata quota) elevati in quota tipici delle latitudini subtropicali riescano a spingersi e a dilatarsi sempre più facilmente verso l'Europa. In parole semplici, il serbatoio del grande caldo si è spostato geograficamente più vicino a noi, abbassando la barriera d'ingresso per le ondate di calore.

Su questo terreno, già predisposto, ci sarà anche la forzante meteorologica del momento: una goccia fredda, ovvero una zona di bassa pressione isolata in quota sull'Oceano Atlantico, a ovest del Portogallo.

Le basse pressioni nell'emisfero boreale ruotano in senso antiorario. Trovandosi in quella precisa posizione oceanica, questa goccia fredda funziona come una gigantesca ruota: sul suo bordo orientale aggancia l'aria bollente sahariana e la pompa con estrema forza verso nord, dritta sopra l'Europa e l'Italia.

In pratica, l'espansione del calore ha reso disponibile il calore anche a latitudini più elevate, mentre la goccia fredda ha fatto da acceleratore, catapultandocelo addosso. Si viene a creare così una configurazione di blocco, dove le perturbazioni oceaniche sono costrette a girare al largo, lasciando l'Europa continentale sotto una campana di totale stabilità, in cui il caldo permane.

Perché tutti danno la colpa a El Niño?

Ma allora, perché tutti danno la colpa a El Niño? Finalmente lo sveliamo: c'è un motivo preciso. Da diversi mesi i media non fanno altro che parlare dell'arrivo di un "Super El Niño", cioè un riscaldamento eccezionale delle acque dell'Oceano Pacifico equatoriale. A causa di questo forte fenomeno attuale, l'opinione pubblica vi associa ogni singola anomalia termica del pianeta.

Sta succedendo adesso con questa ondata di giugno, ma molti hanno incolpato El Niño persino per il caldo precoce vissuto a fine maggio. Quando il termometro sale troppo, El Niño diventa il colpevole perfetto, ma la scienza fa una netta distinzione tra climatologia (ossia i trend a lungo termine) e meteorologia (ovvero il meteo di oggi a casa nostra).

Immaginate il clima globale come una partita a poker. El Niño è un fenomeno su scala planetaria che immette un surplus di calore nell'intera atmosfera. In pratica, si comporta come un mazziere che bara: prende il mazzo di carte del clima e ci infila dentro molti più assi del normale. Gli assi sono le probabilità statistiche di avere ondate di calore più frequenti e intense nel mondo.

Tuttavia, il fatto che nel mazzo ci siano più assi aumenta le probabilità di pescarne uno, ma non garantisce affatto che la singola mano che state giocando in questo preciso momento dipenda da quel trucco.

Insomma, il caldo feroce che stringe l'Europa oggi non è causato in tempo reale dal Pacifico. È causato da più fattori, ma in particolare, come anticipato, dalla combinazione sinottica tra l'espansione del calore subtropicale e la goccia fredda atlantica.

Questo perché l'atmosfera è un sistema fluido, caotico e complesso. El Niño sposta i pesi dell'equilibrio globale e rende il pianeta mediamente più caldo, ma una fiammata subtropicale sul Mediterraneo risponde a leggi dinamiche locali a breve termine.

Dire che oggi sudiamo per colpa del Niño è un errore concettuale, perché confonde il clima generale con il meteo giornaliero. Il vero responsabile di questo caldo è l'anticiclone subtropicale che, spinto dal riscaldamento globale e pompato dalla goccia fredda atlantica, ha trovato la strada spianata verso l'Europa.

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