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L'analisi del DNA ambientale dell'oceano potrebbe aiutarci a diagnosticare lo stato di salute dei nostri mari. Lo rivela la ricerca intitolata "Influenza dell'apporto di nutrienti su biodiversità e distribuzione del microbioma planctonico in una regione costiera di upwelling", pubblicata a maggio 2022 sulla rivista Nature Communications. Grazie all'analisi e al censimento dei microorganismi che popolano l'ambiente marino potremmo capire a grande scala se gli ecosistemi acquatici funzionano a dovere e sono in grado di auto-sostenersi.

Una nuova tecnica per studiare l'oceano

Lo studio è stato condotto in collaborazione tra l'Istituto di Oceanografia Scripps dell’Università della California (San Diego, USA) e il Craig Venter Institute e vede coinvolte nuove tecnologie in grado di analizzare il DNA ambientale con la tecnica del metabarcoding, identificando un quadro completo di tutti i microorganismi presenti a largo delle coste della California.
Raccogliendo campioni di acqua marina i ricercatori sono stati in grado di censire le specie che colonizzano le acque di upwelling – quelle zone in cui abbiamo risalita di acque profonde ricche di nutrienti – che si sono dimostrate brulicanti di alghe, diatomee, microscopici animali e altri organismi che costituiscono il cosiddetto plancton. Non solo, la ricerca ha anche identificato la disponibilità ambientale di nutrienti, uno tra i fattori primari che guidano distribuzione e quantità di organismi marini.

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in foto: Plantcon marino visto al microscopio

Lo studio potrebbe porre le basi per un approccio innovativo che tenga traccia più attentamente di ciò che succede a livello globale, aiutando a migliorare la comprensione dei cambiamenti che stanno avvenendo nella catena alimentare a causa del climate change. Dopo sette anni di campionamenti e analisi condotti a partire dal 2014 i biologi hanno creato un set di dati che potrebbe essere utilizzato per monitorare i cambiamenti dell'ecosistema nel tempo, dando il via ad un'indagine a lungo termine.

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I ricercatori ritengono che questa nuova tecnica di campionamento possa permettere di acquisire una visione d'insieme della diversità degli oceani, ben più ampia rispetto a quella ottenuta da precedenti metodi di analisi del DNA ambientale che descriverebbero strettamente le realtà locali.
Il risultato è una tecnica rivoluzionaria che i ricercatori potranno utilizzare in futuro per verificare ciò che avviene alla base della rete alimentare oceanica e che influisce direttamente sull'abbondanza di pesci commercialmente importanti e sulle fioriture di alghe dannose.
Insomma, potremmo conoscere meglio l'oceano in toto e più accuratamente.

Articolo a cura di
Nicole Pillepich