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26 Agosto 2026
14:12

Il “deserto” del Brasile che ogni anno si riempie di migliaia di laghi: come si forma Lençóis Maranhenses

I Lençóis Maranhenses, in Brasile, sono delle lagune cristalline incastonate tra dune bianche. Non si tratta però di un deserto e alla loro formazione contribuiscono quattro fattori: abbondante sabbia, venti alisei costanti, forti piogge equatoriali e uno strato impermeabile che trattiene l'acqua.

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Il “deserto” del Brasile che ogni anno si riempie di migliaia di laghi: come si forma Lençóis Maranhenses
Lençóis Maranhenses
Una foto di Lençóis Maranhenses, in Brasile

Se guardate una foto satellitare del nord del Brasile, in una zona vicino all'equatore, vedrete una macchietta bianca che sembra fuori posto: si tratta dei Lençóis Maranhenses, ossia migliaia di lagune di acqua cristallina incastonate tra dune di sabbia bianca. Un paesaggio così vasto che, di dimensioni simili, sul resto del pianeta non esiste.

Ma perché si formano proprio qui? La risposta sta nella geologia: servono quattro fattori, quattro coincidenze incredibili che si sono verificate tutte nello stesso punto.

Le lagune, però, non sono permanenti: si riempiono nella stagione delle piogge e poi, nella stagione secca, molte si asciugano e le dune ricominciano lentamente a muoversi. Il momento migliore per vederle è tra giugno e settembre, quando ha smesso di piovere ma le lagune sono ancora cariche d'acqua.

Perché sembra un deserto ma non lo è: i 4 elementi fondamentali

Ma partiamo dall'equivoco più grande. Vista da lontano, questa distesa di sabbia sembra un deserto. Dal punto di vista geologico, però, non lo è. Un deserto, per definizione, riceve meno di 250 mm di pioggia all'anno: qui invece ne cadono tra i 1.500 e i 2.000 mm all'anno, concentrati soprattutto tra gennaio e giugno. La stessa NASA stima circa 1.250 mm annui, più o meno il doppio di quanto piove a Londra.

Vediamo i quattro elementi fondamentali che portano alla formazione dei Lençóis Maranhenses.

Il primo ingrediente: una fabbrica naturale di sabbia

Per far sì che un posto di questo tipo si formi, la prima cosa che serve è tanta sabbia. E qui c'è una vera catena di montaggio naturale. Le montagne dell'entroterra si sgretolano e si erodono, i grandi fiumi trasportano verso l'oceano enormi quantità di sabbia bianca di quarzo e le correnti oceaniche la ridistribuiscono lungo la costa. Il risultato sono spiagge immense proprio davanti ai Lençóis, che diventano il serbatoio da cui parte tutto.

Il secondo ingrediente: gli alisei che spingono le dune nell'entroterra

Adesso quella sabbia deve arrivare nell'entroterra e impilarsi in dune. Servono venti forti e costanti che soffino verso l'interno e, guarda caso, proprio in questa fascia equatoriale soffiano gli alisei, cioè venti regolari che spirano quasi sempre da est verso ovest.

Sono loro che raccolgono la sabbia dalla costa e la spingono verso l'interno anche per decine di chilometri: il campo dunale si estende per circa 75 km lungo la costa e penetra per oltre 20 km nell'entroterra. Nascono così mega dune alte anche una trentina di metri, tanto che questo è il più grande campo di dune costiere del Sud America.

Terzo ingrediente: l'acqua

E l'acqua, invece, da dove arriva?. Dalla pioggia ed è qui che torna utile il dato di prima. La regione si trova in una zona di transizione tra l'Amazzonia e le aree più aride e ogni anno, da gennaio a giugno, riceve una quantità massiccia di piogge equatoriali (fino a 1.500-2.000 mm annui). Quindi abbiamo sabbia, abbiamo le dune e ora abbiamo anche l'acqua. Ma non basta ancora.

Il quarto tassello: lo strato impermeabile che trasforma tutto in una bacinella

Ecco il punto più contro-intuitivo. Nella sabbia puoi versare tutta l'acqua che vuoi, ma normalmente questa penetra in profondità e sparisce: non resta lì a formare lagune che durano mesi. Perché a Lençóis resta? Perché sotto la sabbia c'è uno strato di roccia e sedimenti compatti e impermeabili, che non lascia scendere l'acqua più in basso.

Immaginate le dune appoggiate su questo "fondo" impermeabile: piove, l'acqua penetra nella sabbia, ma a un certo punto non può più scendere e occupa tutti gli spazi tra i granelli. Di fatto la zona si comporta come una gigantesca bacinella piena di sabbia e di acqua insieme. Quando il livello dell'acqua supera i punti più bassi tra le dune, ecco che compaiono le lagune. Non è un caso che proprio questo equilibrio, oltre alla biodiversità dell'area, abbia portato l'UNESCO a dichiarare il parco Patrimonio dell'Umanità nel 2024.

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Andrea Moccia
Direttore editoriale
Sono nato nell'Agosto del 1985, a Napoli. Mi sono pagato gli studi universitari vendendo pop-corn e gelati nelle sale di un Cinema. Ho lavorato per dieci anni in giro per il mondo, di cui sette all'Istituto nazionale francese dell'energia, in qualità di geologo e team manager. Nel 2018 a Parigi, per gioco, è nata Geopop, diventata nel 2021 una azienda del gruppo Ciaopeople. Sono dell'idea che la cultura sia la più grande ricchezza per un Paese e ho deciso di dedicare la mia vita per offrire un contributo e far appassionare le persone alla conoscenza. Col sorriso :)
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