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26 Agosto 2026
8:00

Merck e Moderna annunciano il primo vaccino antitumorale a mRNA che supera la fase 3: come funziona

Merck e Moderna hanno annunciato che il loro vaccino a mRNA contro il melanoma, usato insieme al farmaco Keytruda, ha superato con successo un trial di fase 3: aiuta a evitare che il tumore, già operato, si ripresenti. I dati completi, però, non sono ancora stati pubblicati.

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Merck e Moderna annunciano il primo vaccino antitumorale a mRNA che supera la fase 3: come funziona
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Il vaccino antitumorale a mRNA di Moderna e MSD contro il melanoma ha superato la fase 3. Non si tratta di un vaccino preventivo contro il cancro in generale, ma di un trattamento pensato per persone che hanno già avuto un melanoma, in particolare melanomi cutanei di stadio da IIB a IV completamente resecato (cioè operato chirurgicamente), che se usato in combinazione all'immunoterapia Keytruda (pembrolizumab), serve a ridurre il rischio che la malattia si ripresenti.

Come funziona il vaccino a mRNA personalizzato contro il melanoma

Il melanoma è la forma più aggressiva di tumore della pelle: rappresenta circa l'1% dei tumori cutanei, ma è responsabile della maggior parte dei decessi legati a questo tipo di cancro. Anche dopo l'asportazione chirurgica del tumore, il rischio di recidiva nei primi due-tre anni resta significativo, ed è proprio in questa finestra che si concentra l'intervento del vaccino.

Il trattamento, chiamato intismeran autogene (nome in codice V940, noto anche come mRNA-4157), funziona in modo molto diverso da un vaccino tradizionale. Non è pensato per prevenire un'infezione, ma per addestrare il sistema immunitario a riconoscere le cellule tumorali rimaste nell'organismo dopo l'intervento. Per farlo, i ricercatori analizzano un campione del tumore asportato al singolo paziente e ne identificano le mutazioni genetiche specifiche: i cosiddetti neoantigeni, proteine anomale presenti solo sulle cellule malate.

Fino a 34 di questi neoantigeni vengono poi codificati grazie a un algoritmo di intelligenza artificiale, e riscritti in un filamento di mRNA sintetico, racchiuso in una nanoparticella lipidica, la stessa tecnologia di trasporto usata nei vaccini anti-COVID, e somministrato al paziente. Una volta nell'organismo, l'mRNA istruisce le cellule a produrre quelle stesse proteine anomale, così che il sistema immunitario impari a riconoscerle e ad attaccare eventuali cellule tumorali che le espongono. È per questo che si parla di vaccino "personalizzato": ogni dose viene costruita su misura per il tumore di un singolo paziente, un processo che richiede diverse settimane.

I risultati del trial di fase 3 sul vaccino contro il melanoma

Nel trial di fase 3, più di 1000 pazienti con melanoma cutaneo ad alto rischio, già operati, hanno ricevuto il vaccino insieme a Keytruda (pembrolizumab), l'immunoterapia di Merck già considerata standard di cura per questo tumore, oppure Keytruda da solo. Secondo il comunicato stampa congiunto delle due aziende, la combinazione ha raggiunto sia l'obiettivo primario dello studio, un aumento del tempo libero da recidiva, sia un obiettivo secondario legato alla prevenzione delle metastasi a distanza, con un miglioramento definito "statisticamente significativo e clinicamente rilevante".

Le aziende non hanno per ora reso pubbliche le cifre esatte di quanto si riduca il rischio: i dati completi verranno presentati a un congresso medico internazionale nei prossimi mesi, insieme all'avvio delle discussioni con le autorità regolatorie per un'eventuale approvazione. Va tenuto presente che, per ora, quanto sappiamo sulla fase 3 arriva solo da questo comunicato stampa aziendale, non da una pubblicazione scientifica sottoposta a revisione paritaria (peer review): il quadro è diverso per la fase 2b dello stesso trattamento, i cui risultati a cinque anni sono stati presentati al congresso ASCO 2026 e pubblicati sul Journal of Clinical Oncology, dati quindi pubblici e verificabili, che mostravano una riduzione di circa il 49% del rischio di recidiva o morte rispetto al Keytruda su un gruppo di 157 pazienti, con effetti collaterali perlopiù lievi o moderati.

Cosa manca ancora prima dell'approvazione

I risultati di fase 3 vanno quindi letti come un dato molto incoraggiante, coerente con quanto già osservato in fase 2b, ma non ancora verificabile nel dettaglio dalla comunità scientifica. Lo stesso trial, del resto, va monitorato: i pazienti continueranno a essere seguiti anche per valutare l'effetto sulla sopravvivenza complessiva, non solo sul ritardo della recidiva. Robert Vonderheide, oncologo del Penn Medicine e presidente eletto dell'American Association for Cancer Research, ha commentato che nei prossimi anni sono attesi risultati da diverse altre sperimentazioni sulla stessa tecnologia applicata ad altri tumori, e che questo annuncio alimenta le aspettative che anche quei risultati possano essere positivi. Resta inoltre un limite pratico non da poco: trattandosi di una terapia personalizzata, ogni dose richiede tempo di produzione su misura, il che complica l'idea di un utilizzo su larga scala nel breve periodo.

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Giorgia Giulia Evangelista
Head of content development | Creator
Ho una laurea in Matematica e un dottorato in Neuroscienze Computazionali, che mi hanno permesso di realizzare il sogno di diventare scienziata: per anni mi sono dedicata alla ricerca, imparando il rigore del metodo scientifico e la meraviglia di sentirsi piccoli davanti alla vastità della conoscenza. Dopo quasi otto anni all’estero, ho portato questa esperienza anche fuori dai laboratori: come docente, nel mondo delle start-up e nella consulenza. In Geopop ho trovato lo spazio per coniugare la passione per la scienza, la divulgazione scientifica e la creatività. Curiosa dalla nascita, non credo di aver mai superato la fase dei “perché” dei bambini. Amo esplorare il mondo che ci circonda, capire come funziona il cervello e da dove nascono le idee.
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