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19 Giugno 2026
7:00

Il lancio più veloce della storia del baseball: la pallina raggiunse il record di 170,2 km/h

A 180 anni dalla prima partita, la scienza spiega il record ancora imbattuto di Aroldis Chapman. Il segreto è la catena cinetica: l’energia parte dalle gambe, attraversa tutto il corpo e si amplifica come una frusta, lasciando al battitore appena 0,39 secondi per reagire.

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Il lancio più veloce della storia del baseball: la pallina raggiunse il record di 170,2 km/h
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Generata con AI

Il 19 giugno 1846, nel New Jersey, si giocò la prima partita ufficiale di baseball della storia. Le regole le aveva scritte Alexander Cartwright, il risultato fu impietoso — 23 a 1 per i New York Nine contro i Knickerbockers — e lo sport era appena nato. Da quel pomeriggio sono passati 180 anni, e il gioco si è evoluto in ogni suo aspetto. Ma c'è una domanda che appassiona fan e scienziati ancora oggi: come fa un essere umano a lanciare una pallina alla velocità di un'automobile in autostrada? Il record mondiale appartiene ad Aroldis Chapman, soprannominato il "Missile Cubano", che il 24 settembre 2010 scagliò una pallina a 105,8 miglia orarie — circa 170,2 km/h. Ancora oggi quel lancio è riconosciuto dal Guinness World Records come il più veloce mai registrato, anche se all'epoca venne inizialmente accreditato a 105,1 mph (169,1 km/h) e solo in seguito aggiornato grazie a una revisione dei sistemi di misurazione. Quella che sembra un'impresa sovrumana ha, in realtà, una spiegazione scientifica precisa e affascinante.

Il record: 170 km/h in un istante

Aroldis Chapman è entrato nella storia il 24 settembre 2010, quando, da rookie dei Cincinnati Reds, lanciò una fastball a 105,8 mph (170,2 km/h) — contro i San Diego Padres. Il Guinness World Records ha certificato quel lancio come il più veloce mai registrato nel baseball.

Soprannominato il “Cuban Missile”, Chapman non è stato un campione di un solo giorno: nel corso della carriera ha firmato molti dei lanci più veloci mai misurati in MLB, mantenendo regolarmente velocità superiori alle 100 miglia orarie (160 km/h) anche oltre i trent’anni. Nel 2025, a 37 anni, continuava a superare le 103 mph con la maglia dei Boston Red Sox, un livello di potenza senza precedenti nella storia di questo sport.

Ancora oggi, a oltre quindici anni dal record del 2010, nessun pitcher è riuscito a superare ufficialmente quella barriera delle 105,8 mph.

La fisica del lancio: il corpo come una frusta

Per capire come un essere umano riesca a lanciare una pallina a 170 km/h bisogna dimenticare l’idea di una semplice forza del braccio. La velocità devastante del lancio nasce dalla coordinazione di tutto il corpo, sfruttando un principio della biomeccanica chiamato catena cinetica: una sequenza di movimenti in cui l’energia generata dalle gambe viene trasferita attraverso bacino, tronco, spalla e braccio fino alla mano, amplificandosi progressivamente come accade in una frusta. Secondo gli studi biomeccanici, oltre metà dell’energia del lancio viene prodotta dalla parte inferiore del corpo e dal tronco, mentre il braccio funziona come l’ultimo anello che trasferisce questa energia alla pallina.

Uno degli elementi più importanti è il cosiddetto hip-shoulder separation, cioè il minuscolo ritardo tra la rotazione del bacino e quella del busto. Nei pitcher d’élite il bacino ruota per primo mentre il tronco rimane indietro per pochi millisecondi, accumulando tensione elastica nei muscoli addominali e obliqui. Quando questa energia viene rilasciata, il braccio accelera violentemente la pallina.

Uno studio della Vrije Universiteit Amsterdam ha mostrato quanto questo meccanismo sia delicato: limitando con fasce elastiche il movimento indipendente tra bacino e tronco, la velocità dei lanci diminuiva immediatamente. Bastavano pochi millisecondi di coordinazione persa per rallentare la pallina.

A 170 km/h, infatti, una fastball percorre i 18,4 metri tra monte e battitore in circa 0,39 secondi. Il battitore ha meno tempo di un battito di ciglia per capire traiettoria e velocità e decidere se colpire.

Il grip e la rotazione, non conta solo la velocità

Un lancio da record non dipende solo dalla potenza, ma è fondamentale anche il modo in cui il pitcher impugna la palla. La four-seam fastball, o fastball a quattro cuciture, è il lancio preferito di chi vuole massimizzare la velocità. In questo tipo di lancio, indice e medio premono sopra alle cuciture, imprimendo alla pallina una rapida rotazione all’indietro — il cosiddetto backspin.

Qui entra in gioco l’aerodinamica. La rotazione modifica il flusso dell’aria attorno alla pallina generando l’effetto Magnus: una forza che contrasta parzialmente la gravità e fa “cadere” la palla meno del previsto. Per il battitore, la traiettoria appare quindi più rettilinea e veloce rispetto a quanto si aspetti.

Esistono poi varianti come la two-seam fastball o il cutter, che grazie a impugnature leggermente diverse modificano la rotazione della pallina facendola deviare lateralmente negli ultimi metri. Anche se spesso sono meno veloci, risultano molto più difficili da intercettare.

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