
Il 19 giugno 1846, nel New Jersey, si giocò la prima partita ufficiale di baseball della storia. Le regole le aveva scritte Alexander Cartwright, il risultato fu impietoso — 23 a 1 per i New York Nine contro i Knickerbockers — e lo sport era appena nato. Da quel pomeriggio sono passati 180 anni, e il gioco si è evoluto in ogni suo aspetto. Ma c'è una domanda che appassiona fan e scienziati ancora oggi: come fa un essere umano a lanciare una pallina alla velocità di un'automobile in autostrada? Il record mondiale appartiene ad Aroldis Chapman, soprannominato il "Missile Cubano", che il 24 settembre 2010 scagliò una pallina a 105,8 miglia orarie — circa 170,2 km/h. Ancora oggi quel lancio è riconosciuto dal Guinness World Records come il più veloce mai registrato, anche se all'epoca venne inizialmente accreditato a 105,1 mph (169,1 km/h) e solo in seguito aggiornato grazie a una revisione dei sistemi di misurazione. Quella che sembra un'impresa sovrumana ha, in realtà, una spiegazione scientifica precisa e affascinante.
Il record: 170 km/h in un istante
Aroldis Chapman è entrato nella storia il 24 settembre 2010, quando, da rookie dei Cincinnati Reds, lanciò una fastball a 105,8 mph (170,2 km/h) — contro i San Diego Padres. Il Guinness World Records ha certificato quel lancio come il più veloce mai registrato nel baseball.
Soprannominato il “Cuban Missile”, Chapman non è stato un campione di un solo giorno: nel corso della carriera ha firmato molti dei lanci più veloci mai misurati in MLB, mantenendo regolarmente velocità superiori alle 100 miglia orarie (160 km/h) anche oltre i trent’anni. Nel 2025, a 37 anni, continuava a superare le 103 mph con la maglia dei Boston Red Sox, un livello di potenza senza precedenti nella storia di questo sport.
Ancora oggi, a oltre quindici anni dal record del 2010, nessun pitcher è riuscito a superare ufficialmente quella barriera delle 105,8 mph.
La fisica del lancio: il corpo come una frusta
Per capire come un essere umano riesca a lanciare una pallina a 170 km/h bisogna dimenticare l’idea di una semplice forza del braccio. La velocità devastante del lancio nasce dalla coordinazione di tutto il corpo, sfruttando un principio della biomeccanica chiamato catena cinetica: una sequenza di movimenti in cui l’energia generata dalle gambe viene trasferita attraverso bacino, tronco, spalla e braccio fino alla mano, amplificandosi progressivamente come accade in una frusta. Secondo gli studi biomeccanici, oltre metà dell’energia del lancio viene prodotta dalla parte inferiore del corpo e dal tronco, mentre il braccio funziona come l’ultimo anello che trasferisce questa energia alla pallina.
Uno degli elementi più importanti è il cosiddetto hip-shoulder separation, cioè il minuscolo ritardo tra la rotazione del bacino e quella del busto. Nei pitcher d’élite il bacino ruota per primo mentre il tronco rimane indietro per pochi millisecondi, accumulando tensione elastica nei muscoli addominali e obliqui. Quando questa energia viene rilasciata, il braccio accelera violentemente la pallina.
Uno studio della Vrije Universiteit Amsterdam ha mostrato quanto questo meccanismo sia delicato: limitando con fasce elastiche il movimento indipendente tra bacino e tronco, la velocità dei lanci diminuiva immediatamente. Bastavano pochi millisecondi di coordinazione persa per rallentare la pallina.
A 170 km/h, infatti, una fastball percorre i 18,4 metri tra monte e battitore in circa 0,39 secondi. Il battitore ha meno tempo di un battito di ciglia per capire traiettoria e velocità e decidere se colpire.
Il grip e la rotazione, non conta solo la velocità
Un lancio da record non dipende solo dalla potenza, ma è fondamentale anche il modo in cui il pitcher impugna la palla. La four-seam fastball, o fastball a quattro cuciture, è il lancio preferito di chi vuole massimizzare la velocità. In questo tipo di lancio, indice e medio premono sopra alle cuciture, imprimendo alla pallina una rapida rotazione all’indietro — il cosiddetto backspin.
Qui entra in gioco l’aerodinamica. La rotazione modifica il flusso dell’aria attorno alla pallina generando l’effetto Magnus: una forza che contrasta parzialmente la gravità e fa “cadere” la palla meno del previsto. Per il battitore, la traiettoria appare quindi più rettilinea e veloce rispetto a quanto si aspetti.
Esistono poi varianti come la two-seam fastball o il cutter, che grazie a impugnature leggermente diverse modificano la rotazione della pallina facendola deviare lateralmente negli ultimi metri. Anche se spesso sono meno veloci, risultano molto più difficili da intercettare.