
Non si allentano siccità e afa che stanno interessando tutta Italia, e fra gli effetti peggiori di questa nuova ondata di calore che sta attraversando il nostro Paese, oltre agli incendi e ai picchi di temperatura, ci sono anche i livelli del fiume Po, tra i più bassi mai registrati in questo periodo dell’anno. A certificare la gravità della situazione c'è il dato di Cremona, dove il 31 luglio il Po ha toccato -8,59 metri sotto lo zero idrometrico alla stazione di rilevamento AIPo, un centimetro sotto il minimo storico del giugno 2022, dopo che il record era già stato avvicinato due volte nei giorni precedenti.
Cosa sta succedendo nel Delta del Po
Le immagini di Copernicus Sentinel-2acquisite tra l'1 e il 3 agosto 2026 hanno mostrato livelli idrici estremamente bassi lungo tratti di quattro dei più grandi fiumi europei tra cui il Po vicino a Cremona. Come spiega la nota del centro di osservazione europeo del satellite Copernicus, in ciascuna scena sono chiaramente visibili estesi banchi di sabbia e depositi di ghiaia, normalmente sommersi, a testimonianza dell'impatto diffuso della prolungata siccità che sta colpendo gran parte dell’Europa.
A Pontelagoscuro, nel Ferrarese, il crollo è stato rapido considerato che a fine giugno la portata era già scesa intorno ai 350 metri cubi al secondo, lontanissima dalla media stagionale di circa 1.100, per poi oscillare sotto i 320 per tutto luglio, fino ai 220,4 rilevati da Arpae il 2 agosto. Il risultato è un'acqua marina che risale i rami del Delta per oltre 20-25 chilometri, un'acqua troppo salata per essere impiegata nei campi, con l'irrigazione ferma e le colture a rischio. E il danno, oltre a riguardare l’agricoltura, sta impattando anche gli ecosistemi fluviali, la loro flora e fauna, e attività come la pesca d'acqua dolce.
Severità idrica "alta" per tutto il distretto
La severità idrica dell'intero distretto del Po è stata portata da ‘media' ad ‘alta' e la decisione è arrivata il 30 luglio dall'Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici, coordinato dall'Autorità di bacino distrettuale del fiume Po (ADBPO), un’emergenza che si estende ormai a tutto il Nord-Est. In Veneto il Brenta a Bassano del Grappa è sceso a 31 metri cubi al secondo contro un minimo di 44, l'Adige alla foce a 43, e le derivazioni di Tagliamento, Livenza e Piave sono state chiuse dal consorzio di bonifica perché anche lì l'acqua salata sta risalendo dalle foci.

Perché l'acqua di mare risale un fiume
Come spiega Rodolfo Laurenti, ingegnere e direttore del Consorzio bonifica Delta del Po, alla foce, acqua dolce e salata si incontrano formando un cuneo, quella dolce, meno densa, galleggia sopra quella marina. Di norma la spinta del fiume verso il mare bilancia quella del mare verso l’entroterra ma con la siccità la corrente fluviale si indebolisce e l'acqua salata avanza. È quanto sta accadendo al Po e ai fiumi veneti. E il sale, oltre a rendere l'acqua superficiale inutilizzabile, filtra nel sottosuolo e contamina le falde, con effetti che possono durare anni sui terreni agricoli.
E il Po non è un caso isolato considerato che la crisi idrica sta colpendo i grandi fiumi di mezza Europa, come il Danubio, sceso a livelli così bassi da far riemergere in Croazia un relitto affondato quasi novant’anni fa. A segnalarlo è stato il Comune di Lovas, che ha chiesto aiuto a cittadini e storici per identificarlo. Un indizio è arrivato da un articolo del 1937, ritrovato da un residente, che raccontava l'affondamento in quel tratto di fiume di una chiatta carica di carbone della compagnia austriaca DDSG. L’ipotesi è che si tratti proprio di quella nave, ma serviranno rilievi archeologici per confermarlo.