
Viaggiare in aereo tra l’Europa e l’America è per noi assolutamente normale. Non lo era, però, negli anni ’10 del XX secolo. Il primo volo sull’Oceano atlantico senza scali fu realizzato nel 1919 da John Alcock e Arthur Brown, aviatori britannici: partiti dall’isola di Terranova, in Canada, a bordo di un velivolo Vickers Vimy, i due giunsero in Irlanda in circa 16 ore.
In molti ricordano l'impresa transatlantica di Charles Lindbergh, che nel 1927 volò da New York a Parigi, ma i primi, 107 anni fa, furono proprio Alcock e Brown. Decisero di tentare la trasvolata per partecipare a un concorso del giornale Daily Mail, che aveva messo in palio un ricco premio in denaro per chi avesse per primo volato sull’Atlantico senza effettuare scali. Il volo, naturalmente, fu reso possibile dallo sviluppo degli aerei che, sebbene nati da pochi anni, avevano compiuto già grandi progressi.
I progressi dell’aeroplano e i voli su lunga distanza
L’aereo, come sappiamo, fu inventato dai fratelli Wilbur e Orville Wright nel 1903. I primi voli riuscivano a staccarsi dal suolo solo per pochi secondi, ma la tecnologia aeronautica progredì rapidamente, anche grazie ai suoi possibili utilizzi militari.

Gli anni nei quali la tecnologia aeronautica fece i progressi più rapidi furono quelli della Prima guerra mondiale. Sebbene gli aerei non avessero l’importanza che hanno avuto nelle guerre successive, durante il conflitto si rivelarono utili per missioni di ricognizione, supporto alle truppe di terra, bombardamento degli eserciti nemici e, qualche volta, anche per missioni di propaganda. Per questa ragione, nel corso della guerra le industrie di tutti i Paesi belligeranti si sforzarono di produrre aeroplani sempre più numerosi e sempre più efficienti.
Alcuni aerei furono progettati per il bombardamento su lunga distanza. Tra loro vi era l’apparecchio inglese Vickers Vimy, un biplano equipaggiato con due motori Rolls Royce, che aveva un’autonomia, assai notevole per l’epoca, di circa 1.500 chilometri. L’aereo era stato progettato per bombardare la Germania partendo dalle basi situate in territorio francese, ma entrò in servizio quando la guerra era già terminata. Il Vimy, però, rimase il principale bombardiere dell’aviazione britannica, la Royal Air Force, per tutti gli anni ’20 e fu utilizzato anche per voli commerciali.
Inoltre, un esemplare appositamente modificato, che montava serbatoi supplementari, servì per un’impresa senza precedenti: sorvolare l’Oceano atlantico senza effettuare alcuno scalo, raggiungendo l’Europa dall’America.
Il volo Atlantico di Alcock e Brown del 1919
Al termine della Prima guerra mondiale, grazie ai progressi della tecnologia sorvolare l’Atlantico non appariva un’impresa impossibile. Il primo volo con scali fu effettuato nel maggio del 1919 da un aviatore statunitense, Albert Cushing Read, che volò da Long Island, presso New York, a Plymouth, in Inghilterra, effettuando diverse soste durante il percorso, rese possibili dal fatto che volava su un idrovolante (poteva fermarsi sull’acqua). Sostò però anche alle isole Azzorre.
Nello stesso periodo, diversi aviatori progettarono di attraversare l’Oceano senza fare scalo, dando vita a una sorta di gara. Era in palio, per altro, un ricco premio: 10.000 sterline (circa 470.000 sterline di oggi), offerte dal giornale Daily Mail ai primi aviatori che avessero superato l’Atlantico senza scalo e in meno di 72 ore.
A vincere la sfida furono due ufficiali britannici, il pilota John Alcock e il navigatore Arthur Brown. I due aviatori organizzarono una trasvolata da Saint John, una località canadese dell’isola di Terranova, che è il punto dell’America settentrionale più vicino all’Europa, fino a Clifden, una cittadina sulla costa atlantica dell’Irlanda.
Il Vimy di Alcock e Brown partì intorno alle 13,45 del 14 giugno 1919, battendo sul tempo altri aviatori che, nella stessa Saint John, si preparavano all’impresa. Il volo fu molto tormentato. Già il decollo rischiò di trasformarsi in un disastro, perché l’aereo era molto pesante, a causa del sovraccarico di carburante, e mancò poco che non impattasse contro gli alberi situati presso la pista.

I due aviatori, inoltre, trovarono pessime condizioni meteorologiche, con banchi di nebbia e tempeste di neve, che provocarono l’accumulo di ghiaccio sull’aereo. Una leggenda, non verificabile, vuole che Brown avesse dovuto avventurarsi più volte sulle ali per rimuovere il ghiaccio con le mani.
Dal Canada all’arrivo in Irlanda
Nonostante le difficoltà, Alcock e Brown riuscirono a portare a termine la loro impresa. Raggiunsero, infatti, la costa irlandese alle 8,40 del mattino del 15 giugno e atterrarono nella contea di Galway, non lontano da Clifden. Avevano percorso 3.040 chilometri in poco meno di 16 ore, viaggiando a una velocità media di 185 km/h. L’altitudine massima raggiunta nel corso della trasvolata era stata di 3.700 metri.
I due aviatori furono accolti come eroi e i giornali si contesero le loro interviste. Winston Churchill, che all’epoca era segretario di stato per l’aviazione, consegnò loro il premio di 10.000 sterline offerto dal Daily Mail. Inoltre, una settimana dopo il loro arrivo in Irlanda il re Giorgio V li ricevette al castello di Windsor e li nominò cavalieri.
Per ricordare l’impresa, sono stati eretti monumenti commemorativi, nell’isola di Terranova, nella contea di Galway e in altre località.

Viaggi transatlantici successivi: quello Lindbergh del 21 maggio 1927
La memoria dell’impresa di Alcock e Brown è viva soprattutto nel Regno Unito, mentre nel resto del mondo è stata offuscata da un’altra trasvolata, quella di Charles Lindbergh, che nel 1927 volò da New York a Parigi in 33 ore e 32 minuti. Probabilmente, il fatto che le località di partenza e arrivo fossero città importanti, insieme al fatto che volava da solo, ha reso l’impresa del 1927 più celebre di quella del 1919.

Dopo Lindbergh, l’aviazione continuò a fare progressi. Nel 1928 fu introdotto un servizio passeggeri tra Europa e America mediante dirigibili, cioè palloni aerostatici riempiti con gas più leggeri dell’aria, ma l’esperienza si concluse nel 1937, dopo un tragico incidente.
Nei primi anni ’30, l’Atlantico fu sorvolato da gruppi di aerei in formazione grazie a due spedizioni italiane: la prima, composta da 15 idrovolanti, raggiunse il Brasile nel 1930, la seconda, con 25 idrovolanti, arrivò negli Stati Uniti nel 1933. Entrambe le spedizioni, capeggiate dall’aviatore e politico Italo Balbo, furono ampiamente usate dal regime fascista per scopi propagandistici.
Un’altra innovazione importante ebbe luogo nel 1939, quando la compagnia statunitense Pan-Am introdusse il primo volo transatlantico di linea, che collegava New York a Marsiglia al costo di 375 dollari dell’epoca (circa 8.000 dollari di oggi). La Seconda guerra mondiale, tuttavia, interruppe i voli, che ripresero solo al termine delle ostilità.