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12 Ottobre 2026
7:00

In sei Stati USA è l’AI a decidere chi riceve assistenza sanitaria: e in Europa?

Mentre negli USA, in Arizona, New Jersey, Ohio, Oklahoma, Texas e Washington, il programma AI WISeR valuta l’autorizzazione delle cure Medicare, causando ritardi e criticità, in Europa l’intelligenza artificiale è usata come supporto medico e diagnostico, non decisionale.

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In sei Stati USA è l’AI a decidere chi riceve assistenza sanitaria: e in Europa?
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Negli Stati Uniti l’intelligenza artificiale è già entrata in un terreno particolarmente delicato: quello dell’autorizzazione alle cure mediche. In sei Stati americani – Arizona, New Jersey, Ohio, Oklahoma, Texas e Washington – un programma pilota chiamato WISeR permette a sistemi AI di valutare se alcuni trattamenti possano essere coperti da Medicare, il programma federale di assicurazione sanitaria destinato soprattutto agli over 65 e ad alcune persone più giovani con disabilità.
L’uso dell’AI in ambito sanitario, comunque, non è un’esclusiva americana. Sono più di 50 i Paesi eurasiatici ad aver introdotto l’utilizzo di questa tecnologia in campo medico, seppur con un approccio decisamente diverso rispetto agli USA, dal momento che nel Vecchio Continente l’AI viene usata come strumento di supporto del personale medico e non per determinare a chi offrire cure e in che modalità.

I limiti del programma USA WISeR

Il programma WISeR, acronimo di Wasteful and Inappropriate Service Reduction, è stato avviato dall US Department of Health and Human Services, ovvero il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti, per verificare se l’AI possa contribuire a ridurre spese considerate «inutili» all'interno del programma Medicare e impedire ai pazienti di sottoporsi a procedure giudicate come «non necessarie».

Il meccanismo è quello della cosiddetta autorizzazione preventiva: prima di eseguire determinati trattamenti, il medico deve caricare su un portale le informazioni cliniche e spiegare perché la procedura sia necessaria. L’AI, fornita da aziende tecnologiche terze selezionate dai Centers for Medicare and Medicaid Services (l'organismo di controllo del programma), confronta la richiesta con le regole di Medicare e dovrebbe fornire una risposta entro 72 ore. Se la richiesta viene respinta, però, un medico umano dell’azienda tecnologica incaricata deve riesaminare la decisione. Il problema è che, secondo il parere di alcuni medici, il sistema sta producendo ritardi e rifiuti di determinati trattamenti che sono difficili da comprendere.

Per la cronaca, nel programma WISeR sono inclusi 15 trattamenti, tra cui le iniezioni epidurali di steroidi, alcune procedure al ginocchio e l’utilizzo di sostituti cutanei, scelti perché in passato erano associati a un utilizzo eccessivo o a maggiori rischi di frode e sprechi.

Nella realtà, però, le tempistiche si sono rivelate molto diverse dalle aspettative. In alcuni casi le autorizzazioni che prima richiedevano un giorno per un responso hanno iniziato a richiedere settimane di attesa. Nello Stato di Washington, secondo un rapporto della senatrice Maria Cantwell, i pazienti hanno dovuto sopportare mediamente un'attesa di 15-20 giorni, da due a quattro volte più a lungo rispetto a prima. In alcune strutture si è arrivati inizialmente anche fino a un mese di attesa.

L'uso dell'intelligenza sanitaria nell'UE in ambito sanitario

Secondo uno studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, anche 50 Paesi europei ed eurasiatici utilizzano già l’AI in alcune funzioni sanitarie. La diagnostica assistita è l’applicazione più diffusa: viene segnalata dal 64% dei Paesi, soprattutto in ambiti come radiologia, oftalmologia e dermatologia. Francia, Portogallo, Ungheria, Svezia e Paesi Bassi la utilizzano già e intendono proseguire. Italia e Regno Unito riportano invece un impiego ancora informale in alcune strutture, mentre Spagna, Polonia, Belgio, Serbia e Ucraina stanno sperimentando diverse applicazioni.

L’IA viene utilizzata anche per assistere i pazienti attraverso chatbot, indicati dal 50% dei Paesi, e per automatizzare logistica e attività amministrative, presenti nel 40% dei sistemi analizzati. In Slovacchia, per esempio, un software impiegato nella radioterapia ha automatizzato il conteggio degli organi, dimezzando il tempo necessario agli oncologi per effettuare quest’attività.

Francia e Spagna risultano tra i Paesi europei più avanti nell’adozione: la Francia ha applicazioni consolidate nella chirurgia, nella diagnostica e nel monitoraggio dei pazienti, mentre la Spagna ha sviluppato pratiche definite per chirurgia assistita, attività amministrative e chatbot.

In Europa, comunque, si sta riscontrando una certa difficoltà a implementare in modo più esteso e diffuso l’uso dell’AI non tanto per una questione economica, ma per le barriere giuridiche al momento presenti. Nella fattispecie, l’86% dei Paesi intervistati dall’OMS indica nell’incertezza giuridica la barriera più importante, davanti all’accessibilità finanziaria, citata dal 78%.

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