
Gli incendi in Europa sono un fenomeno in aumento e nei prossimi decenni, complici l'aumento delle temperature, la siccità e la complessa interazione tra questi elementi e le attività umane, rischiano di diventare sempre più frequenti e impattanti. Uno studio appena pubblicato su Global Change Biology ha provato a rispondere a una domanda cruciale che va proprio in questa direzione, ovvero quanto e come si propagheranno gli incendi in Europa nei prossimi decenni.
Come funziona lo studio sugli incendi europei
L’indagine, Future projections of burned area in Europe highlight the importance of human action, orbita attorno a due famiglie di fattori che determinano i regimi di incendio del continente, quelli biofisici, come clima, vegetazione e aridità del suolo, e quelli socioeconomici, legati a come abitiamo e gestiamo il territorio. Il gruppo di ricerca guidato da Maik Billing ha simulato l'evoluzione degli incendi europei da oggi al 2100 combinando due modelli di fuoco molto diversi tra loro, SPITFIRE, il più dettagliato e che ricostruisce la vita di un incendio nelle sue fasi reali, dall'innesco alla propagazione, e BASE, che si basa su dati storici e indicatori socio-economici.
Entrambi i modelli lavorano come modulo incendi di LPJmL, un Dynamic Global Vegetation Model che simula la crescita e la distribuzione della vegetazione terrestre nel tempo e viene impiegato soprattutto per stimare gli effetti dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi. Su questa architettura è stata proiettata l'evoluzione delle superfici bruciate lungo due traiettorie alternative di emissioni e sviluppo: uno scenario virtuoso in cui il riscaldamento resta contenuto entro i due gradi e uno ad alte emissioni.
Le nuove zone a rischio in Europa
Secondo lo studio, entro la fine del secolo, se contiamo il solo intensificarsi delle condizioni meteorologiche favorevoli agli incendi, quindi siccità, caldo, vento, la superficie bruciata ogni anno in Europa potrebbe aumentare di circa il +39% secondo uno scenario a basse emissioni, e di quasi il +192% secondo uno scenario ad alte emissioni. Inoltre, le mappe prodotte dalle simulazioni hanno ridisegnato la geografia europea degli incendi. Infatti, nello scenario peggiore, i roghi aumentano in gran parte dell'Europa centrale e meridionale e fanno la loro comparsa in aree finora poco toccate, come la Germania occidentale e i Paesi Bassi. I nuovi punti caldi si concentreranno su colline e medie altitudini come Alpi, Pirenei, Carpazi, Balcani e rilievi scandinavi.
L’indagine sottolinea anche come “il continuo miglioramento della capacità di gestione degli incendi potrebbe moderare sostanzialmente questi aumenti, riducendo l’area percorsa dal fuoco del 72%–92% rispetto agli scenari privi di tali miglioramenti. In condizioni di forte cambiamento climatico, l’attività degli incendi aumenta ancora del 55% delle regioni europee soggette agli incendi, anche se gli investimenti nella capacità di gestione degli incendi continuano ai livelli attuali".
Clima e prevenzione contro i roghi
In pratica, saper gestire il fuoco può attenuare in misura sostanziale gli effetti di un clima sempre più incline agli incendi, ma non basterà ad annullarli se il riscaldamento climatico proseguirà senza freni. Lo studio sottolinea a dovere questo aspetto, ovvero che il destino del fuoco in Europa non dipende soltanto dal clima. Sull'attività futura degli incendi boschivi pesano infatti tanto i fattori biofisici quanto quelli socioeconomici. Le condizioni meteorologiche favorevoli alle fiamme e l'efficacia dei sistemi di gestione antincendio restano i determinanti principali; solo su scala regionale entrano in gioco altre variabili decisive, come densità di popolazione, le trasformazioni della vegetazione e il modo in cui viene utilizzato il suolo.
EFFIS, il sistema di monitoraggio del programma europeo Copernicus, rileva che dal 1° gennaio al 19 agosto di quest'anno sono andati in fiamme 585.531 ettari di territorio, di cui oltre 78 mila solo nell'ultima settimana. Entro la fine del secolo il continente europeo potrebbe trovarsi a gestire eventi incendiari estremi fino a dieci volte più frequenti di oggi, e se le temperature dovessero salire ben oltre le soglie attuali, gli eventi meteorologici di questa portata finirebbero per travolgere qualsiasi capacità di risposta, per quanto organizzata. Tagliare le emissioni e investire nella prevenzione sono azioni necessarie se si vuole evitare che l'Europa di fine secolo diventi un continente segnato dal fuoco molto più di quello che conosciamo oggi.