
Il fianco orientale dell’Etna continua a tremare, con la riattivazione della Faglia della Pernicana. Sei nuove scosse, con magnitudo massima di 3,1, sono state registrate ieri mattina, 20 agosto 2026, dalla rete di monitoraggio sismico dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, con epicentro principalmente nel comune di Linguaglossa e ipocentro a profondità non superiori a 2 km. Queste nuove scosse si aggiungono alle cinque che hanno interessato la stessa area a ridosso di Ferragosto, tra cui il sisma di magnitudo 3,9 che ha provocato danni e fratture lungo le strade di accesso a Piano Provenzana. La causa dei terremoti sarebbe da attribuire alla riattivazione della Faglia della Pernicana, la cui attività è stata già associata, in altre occasioni, al vulcanismo etneo e ai processi di inflazione e deflazione del sistema magmatico.
Caratteristiche della Faglia della Pernicana: cos’è e dove si trova
La Faglia della Pernicana taglia il versante nord-orientale dell’Etna, sviluppandosi da Piano Provenzana, a circa 2.000 metri di altitudine, fino al mare in corrispondenza di Fondachello, nel comune di Mascali, estendendosi per una lunghezza complessiva di circa 20 km e un’orientazione ovest-est. Nella sua porzione occidentale, la faglia si biforca in due rami: uno confluisce verso Piano Provenzana, mentre l’altro si raccorda con il Rift di Nord-Est, una zona del vulcano caratterizzata da profonde fratture nella crosta che rappresentano una via preferenziale per la risalita del magma. Verso est, in direzione del mare, la faglia si raccorda invece con la Faglia di Fiumefreddo.

Si tratta probabilmente di una delle più importanti strutture tettoniche dell’Etna, sia in termini di sismicità sia per il controllo sulla morfologia superficiale e per le relazioni con le dinamiche del vulcano. È stata attiva durante diverse fasi eruttive e parossistiche, tra cui l’eruzione a cavallo tra il 2002-2003, durante la quale ha dato origine a un terremoto di magnitudo 4,4 sulla scala Richter, con epicentro tra i comuni di Milo e Zafferana Etnea e ipocentro a 9 km di profondità.
La riattivazione della Faglia della Pernicana nel mese di agosto 2026, in concomitanza con una nuova fase eruttiva del vulcano, ha prodotto tredici terremoti di bassa magnitudo (inferiore a 3 gradi), registrati dalle stazioni di rilevamento dell’INGV e con epicentro nel comune di Linguaglossa. Due eventi di maggiore entità, di magnitudo 3,9 e 3,1, sono stati registrati rispettivamente il 15 e il 20 agosto. Il primo ha prodotto danni e fratture diffuse lungo le strade di collegamento a Piano Provenzana. Dal punto di vista della cinematica, la Faglia della Pernicana presenta un movimento di tipo trascorrente sinistrale. Per capirci meglio, se immaginiamo di trovarci su uno dei due blocchi separati dalla faglia e di osservare il blocco situato sul lato opposto, vedremmo quest’ultimo muoversi orizzontalmente verso sinistra. La faglia presenta inoltre una componente di movimento di tipo normale. Questo significa che i due blocchi di crosta si spostano anche verticalmente lungo un piano di faglia inclinato, con il blocco superiore, detto tetto, che si abbassa rispetto al blocco inferiore, detto letto.
La sismicità della Faglia e i terremoti sull'Etna
L’attività sismica della Faglia della Pernicana è registrata strumentalmente sin dalla fine degli anni ’80. Nella maggior parte dei casi, si tratta di terremoti superficiali, con profondità generalmente non superiori a 4 km e magnitudo molto basse, inferiori a 2 gradi sulla scala Richter. Tuttavia, la faglia non presenta lo stesso comportamento in tutte le sue porzioni. Uno studio sulla distribuzione dei terremoti storici ha messo in luce come, tendenzialmente, la porzione occidentale della faglia, prossima a Piano Provenzana e al Rift di Nord-Est, e quella centrale siano sismogeniche, e quindi in grado di produrre terremoti.
Nella porzione occidentale, inoltre, la faglia tende a diventare più segmentata e ramificata nel sottosuolo. In queste aree è possibile osservare scarpate di faglia, ovvero dislivelli morfologici prodotti dallo spostamento relativo dei due blocchi lungo la faglia, con altezze variabili da pochi metri a oltre 20 metri.
Al contrario, la porzione orientale, situata a quote inferiori, si deforma attraverso un processo noto come creep. Si tratta di uno scorrimento lento, continuo e asismico tra i due blocchi lungo il piano di faglia. Poiché il movimento non avviene attraverso una rottura improvvisa, non viene rilasciata una quantità di energia sufficiente a generare un terremoto. Inoltre, a causa della natura lenta e continua del movimento, in questa porzione l’espressione morfologica superficiale della faglia risulta meno evidente.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications Earth & Environment e guidato dai ricercatori dell’Università degli Studi di Catania e dell’INGV, mostra inoltre come, su scala temporale, i terremoti prodotti dalla Faglia della Pernicana non si ripetano a intervalli regolari, ma sembrino piuttosto derivare da fonti di stress episodiche. Secondo gli autori, questo andamento potrebbe essere direttamente associato all’attività vulcanica etnea e alle intrusioni di magma, e quindi ai cicli di pressurizzazione e depressurizzazione del sistema vulcanico. In particolare, l’intrusione e la risalita del magma causerebbero un aumento della pressione nel sistema di alimentazione del vulcano, con una conseguente spinta sul fianco orientale che potrebbe favorire l’attivazione della faglia. Analogamente, le variazioni nella distribuzione delle pressioni nella crosta durante la fase di rilassamento successiva ai parossismi dell’Etna potrebbe favorirne la riattivazione. Questi stessi fenomeni potrebbero anche essere alla base delle scosse avvenute a ridosso del Ferragosto del 2026. Tuttavia, i movimenti della faglia potrebbero essere associati anche a stress tettonici indotti dallo scivolamento del fianco orientale dell’Etna.
Raffaele Azzaro, dirigente di ricerca e sismologo dell’INGV-Osservatorio Etneo, in un’intervista pubblicata dal quotidiano La Sicilia ha dichiarato:
In realtà non sappiamo se sono aggiustamenti di stress tettonici a causa di quanto avvenuto sul vulcano o se invece si tratta del fenomeno di larga scala di scivolamento del versante orientale.
Lo scivolamento del versante orientale del vulcano
Il fianco orientale dell’Etna è in continua deformazione. Diversi studi hanno confermato la presenza di un lento movimento di scivolamento verso la costa. Tra i più recenti e importanti, anche per il clamore mediatico suscitato, vi è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Science Advances nel 2018. La ricerca ha evidenziato un movimento con una direzione est-sud-est, a una velocità media di circa 2-3 cm all’anno.

La Faglia della Pernicana svolge un ruolo fondamentale in questo processo. Da un lato, infatti, separa in modo netto la porzione instabile del fianco orientale dalla porzione più stabile a nord-est; dall’altro, rappresenta una delle principali strutture lungo le quali si accomoda lo scivolamento del fianco. A sud, la deformazione è invece delimitata da un complesso sistema di faglie, tra cui il sistema delle Timpe e la Faglia di Fiandaca.
Alessandro Bonforte, ricercatore dell’INGV, in occasione dell'intervista riportata dal giornale La Sicilia ha dichiarato:
La Faglia della Pernicana si muove costantemente di 2,5-3 centimetri l’anno; è un movimento legato allo scorrimento verso mare del fianco orientale del vulcano. Agisce da binario che svincola e fa scorrere la parte “mobile” rispetto alla parte ferma.