Iron Dome, cos’è e come funziona il sistema antimissilistico di Israele contro i razzi di Hamas

Il sistema di difesa missilistica israeliano Iron Dome ha neutralizzato gran parte dei razzi di Hamas lanciati in questi giorni dalla Striscia di Gaza. Vediamo, dal punto di vista tecnico, cos'è e come funziona.

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A cura di Frida Bonatti
12 Ottobre 2023
14:00
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Iron Dome, cos’è e come funziona il sistema antimissilistico di Israele contro i razzi di Hamas
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In questo video spieghiamo cos'è e come funziona, dal punto di vista tecnico, il sistema di difesa missilistico israeliano, Iron Dome, utilizzato per intercettare e neutralizzare i razzi lanciati da Hamas nell'attacco a Israele dalla Striscia di Gaza.

Questo contenuto è un approfondimento tecnico che tocca i drammatici avvenimenti di questi giorni, in Israele e Palestina. La questione israelo-palestinese, lo sappiamo tutti, è estremamente complessa e delicata. Pertanto, questo video va visto nell'insieme dei contenuti che abbiamo proposto e che proporremo nei prossimi giorni in merito.

Il nostro scopo è quello di far capire la situazione con la massima neutralità e stimolar l'interesse per ulteriori approfondimenti.

Il funzionamento di base di Iron Dome

Iron Dome è costituito da una decina di sistemi di difesa installati su tutto il territorio israeliano. Questi sono mobili, quindi possono essere spostati a piacimento nel Paese, a seconda delle necessità.

Ciascun sistema è chiamato in gergo batteria ed è composto da tre componenti: un sistema di radar, un centro di controllo ed elaborazione dati e tre o quattro unità di fuoco, ognuna delle quali può contare su 20 missili e può essere poi ricaricata.

Nel video potrete vedere, attraverso una ricostruzione 3D, l'Iron Dome in azione: quando un razzo viene lanciato dal territorio nemico, il sistema di radar di Iron Dome lo rileva, ad una distanza variabile tra i 3 e i 72 km circa, e calcola la sua traiettoria di lancio.

Se il razzo non rappresenta una minaccia, il centro di controllo ed elaborazione dati lascia che si schianti al suolo, preservando i missili, ognuno dei quali costerebbe intorno ai 50.000 dollari. Altrimenti, viene effettuato il lancio di un missile e in certi casi addirittura di due, per essere più certi di abbattere il bersaglio.

A questo punto, quello che fa il missile non è scontrarsi direttamente col razzo nemico. Si avvicina invece alla giusta distanza dal bersaglio, per poi esplodere. La deflagrazione e la nuvola di schegge metalliche che ne derivano distruggono il razzo nemico.

Leggi anche: Glossario del conflitto tra Hamas e Israele

Storia e sviluppo del sistema di difesa missilistico israeliano

Nel video, facciamo un breve excursus sulla genesi dell'Iron Dome, il cui sviluppo è cominciato a inizio dicembre 2007.
Il progetto è costato diversi miliardi di dollari ed è stato realizzato grazie al co-finanziamento degli Stati Uniti.
La sua realizzazione è durata circa 4 anni, visto che a marzo 2011 era già pienamente operativo.

Da allora è stato usato per intercettare migliaia missili e si stima abbia un tasso di successo, come dicevamo prima, che si aggira attorno all’80-90%.

Il missile "Tamir" usato per neutralizzare i razzi di Hamas

Nel video, mostriamo com'è fatto il missile Tamir, usato come intercettore nel sistema Iron Dome.

È lungo tre metri, ha 16 cm di diametro e pesa 90 kg. Sulla punta ha quello che in inglese si chiama “proximity fuse”, ovvero la tecnologia che fa deflagrare automaticamente il missile, ad una certa distanza dal bersaglio. Ha anche delle piccole pinne: sono le alette stabilizzatrici, che insieme a dei sensori elettro-ottici, permettono di cambiare la traiettoria, in volo.

Nell’arsenale di Hamas ci sono invece varie tipologie di armamenti. Sono molto noti, ad esempio i razzi Qassam, che sono razzi abbastanza rudimentali, artigianali e che, a seconda del modello, hanno gittate di qualche chilometro o leggermente più ampie, di qualche decina di chilometri.

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Frida Bonatti
Redattrice
Dopo la laurea in Lettere, ho lavorato nel campo del restauro cinematografico per istituzioni culturali in Olanda, Svezia e Italia. Nel frattempo, ho coltivato l'interesse per la produzione di video online e podcast, che ha preso il sopravvento su quello per il cinema. Ho frequentato un corso di Content Management e Copywriting allo IED e sono entrata in Geopop, dove mi occupo della stesura di contenuti branded e editoriali. Sono una grande fan dei Beatles.
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