
La cima del Monte Bianco – oggi misurata a circa 4805 m – venne conquistata per la prima volta ben 240 anni fa, l’8 agosto 1786, dal medico Michel Gabriel Paccard e dal cercatore di cristalli Jacques Balmat. A portare a termine l’impresa che segnò la nascita dell’alpinismo furono due uomini di Chamonix: Jacques Balmat e Michel Gabriel Paccard, medico del paese francese. Dopo circa 14 ore di salita, con arrivo alle 18:23 e muniti di un'attrezzatura rudimentale, furono i primi esseri umani ad aver raggiunto il punto più alto delle Alpi e dell'Europa (escluso il Caucaso) tra roccia e ghiaccio, senza sapere a quanti metri precisamente fossero arrivati. Non si trattò di un’impresa sportiva, bensì di un esperimento scientifico ideato dal naturalista Horace-Bénédict de Saussure in uno dei laboratori più scomodi e pericolosi della storia fino a quel momento, dove i due accettarono di salire incoraggiati dal premio in denaro promesso a chi avesse individuato una via praticabile.
Come nacque l’idea di conquistare il monte più alto d’Europa
L’idea di trasformare la cima del Monte Bianco in un laboratorio d’alta quota venne alla fine del Settecento a Horace-Bénédict de Saussure (1740-1799) geologo e fisico ginevrino ossessionato dalla vetta imbiancata che osservava durante i suoi soggiorni nell'area di Chamonix.
All’epoca, se uno scienziato voleva studiare com'è fatta l'aria in alta quota (quanto pesa, quanto è umida, qual è la sua temperatura) si scontrava con un problema pratico: non esisteva, infatti, il modo di arrivarci inviando degli strumenti. I palloni aerostatici erano infatti appena nati (il primo volo dei fratelli Montgolfier è del 1783) ed erano tutto meno che strumenti di precisione. L’unico strumento per fare una misurazione affidabile era la montagna stessa, salendo di quota attraversando strati d'aria via via più sottili e portandosi dietro gli strumenti per misurarli passo dopo passo.
È qui che entra in gioco il vero deus ex machina di questa storia, de Saussure, che sul Monte Bianco quel giorno del 1786 non ci salì nemmeno. Già nel 1760 aveva promesso un premio in denaro a chiunque avesse trovato la via per la cima. Per ventisei anni nessuno ci riuscì. I due che alla fine portarono a termine l’impresa e riscossero il premio non erano gli avventurieri che ci sarebbe potuti aspettare: Jacques Balmat, un cercatore di cristalli, e Michel Gabriel Paccard, medico del paese, entrambi di Chamonix, non erano scalatori esperti, bensì due uomini nati e cresciuti ai piedi di quella montagna che la conoscevano bene.
La loro impresa si compì in condizioni che oggi sembrerebbero una follia: i due infatti non erano attrezzati né di scale, né di corde o protezioni per come le intendiamo oggi. Dopo aver bivaccato a circa 2.400 metri, sulla Montagne de la Côte, affrontarono i crepacci del ghiacciaio affiancando i bastoni che portavano con sé, strisciandoci sopra. Con loro avevano inoltre gli strumenti che sarebbero serviti per le misurazioni barometriche e dovevano stare molto attenti a non danneggiarli, per non rendere vana l’impresa.

Gli strumenti per le misurazioni in quota
Un barometro è uno strumento che serve a misurare la pressione atmosferica, cioè la forza esercitata dall'aria sulla superficie terrestre. L'aria infatti ha un peso e sopra le nostre teste c'è una colonna d'aria alta chilometri che preme verso il basso: è la pressione atmosferica. Più si sale, meno aria rimane sopra di noi, e quindi la pressione diminuisce. Al livello del mare, insomma, la colonna è intera mentre a 4.800 metri si riduce – corrisponde a poco più della metà della pressione presente al livello del mare.
Questa intuizione non era nuova nel 1786, ma era stata dimostrata quasi un secolo e mezzo prima, nel 1648, quando Blaise Pascal fece portare un barometro dal cognato Florin Périer in cima al Puy de Dôme, in Alvernia, Francia, a 1.464 metri di quota: salendo, il livello del mercurio nel tubo si abbassava, prova che l'aria in quota "pesa" di meno. Il Monte Bianco offriva l'occasione di ripetere quell'esperimento a un’altitudine di molto maggiore e con strumenti nel frattempo diventati più maneggevoli e precisi.
De Saussure non salì con Paccard e Balmat, ma raggiunse la vetta l'anno successivo, il 3 agosto 1787, decisamente più equipaggiato: partì da Chamonix con un gruppo di portatori che trasportavano soprattutto strumenti scientifici, costruiti per l'occasione. Fu la seconda ascensione del Monte Bianco. Arrivati in cima montarono dei tavoli, disposero gli strumenti e De Saussure si mise al lavoro per misurare la pressione atmosferica, utilizzando due barometri a mercurio lunghi quasi un metro.
Gli esperimenti e di de Saussure nel laboratorio in alta quota
In quel laboratorio d’eccezione misurò inoltre l'elettricità statica dell'aria e il punto di ebollizione dell'acqua, per stabilire l’altezza del Monte Bianco usando lo stesso principio della pressione. L'acqua, infatti, bolle quando la sua tendenza a evaporare vince la pressione dell'aria che la schiaccia dall'alto: al livello del mare serve arrivare a 100 °C, ma in quota, dove l'aria preme di meno, l'acqua bolle a temperatura più bassa. Misurando con precisione la temperatura di ebollizione dell'acqua mediante un termometro, poté ricavare la pressione atmosferica e quindi stimare l'altitudine della montagna: determinò il valore di 4.775 metri, sbagliando di una trentina di metri rispetto alle misure moderne.
De Saussure non si accontentò di pesare l'aria: voleva quantificare tutto, compreso il colore del cielo. Per questo aveva inventato il cianometro, uno strumento fatto di cartoncini colorati in gradazioni di blu, dal più chiaro al più scuro, da confrontare con la volta celeste. In vetta annotò che l'azzurro corrispondeva al 39° grado della sua scala, il più intenso che avesse mai misurato. De Saussure aveva capito che il colore del cielo dipende da quanta aria e quanta umidità gli si frappongono, e in quota, dove l'atmosfera è più rarefatta e secca, il blu si fa più profondo. Lo stesso uomo aveva del resto inventato o perfezionato una lunga serie di strumenti, dall'eliotermometro all'igrometro a capello, quest'ultimo per misurare l'umidità dell'aria sfruttando il fatto che un capello si allunga o si accorcia a seconda dell'umidità.
De Saussure raccolse le sue spedizioni e i suoi esperimenti nell'opera Voyages dans les Alpes, pubblicata in 4 volumi dal 1779 al 1796: le sue osservazioni scientifiche diedero avvio o alimentarono numerose discipline, dalla geologia delle Alpi alla climatologia, passando per glaciologia e speleogenesi.