Scala-Mercalli

Ogni volta che si verifica un terremoto, una delle prime cose che è necessario fare è valutare la sua "forza". Solitamente i primi dati forniti sono quelli relativi alla magnitudo Richter, cioè dei dati basati sulle rilevazioni dei sismografi e riferiti alla quantità di energia sprigionata da un sisma. Ma esiste anche un altro tipo di misurazione che, invece, tiene conto dei danni che il terremoto provoca in una determinata area: stiamo parlando dell'intensità, misurata tramite la famosa scala Mercalli. Ma come funziona questa scala? E perché viene utilizzata ancora oggi?

Come funziona la Scala Mercalli?

La scala Mercalli viene utilizzata per quantificare l'intensità di un terremoto, cioè per valutare i danni un sisma che provoca a persone, infrastrutture, territorio ed edifici in una particolare area. In realtà quella che si usa solitamente non è la "scala Mercalli" bensì la "scala Mercalli-Cancani-Sieberg" (detta anche MCS) che, a differenza dell'originale, prevede 12 gradi anziché 6. Ciascun grado è indicato con un numero romano e all'aumentare del suo valore cresce l'intensità del sisma.

Versione più recente della scala Mercalli
in foto: Versione più recente della scala Mercalli

I primi cinque gradi della scala, infatti, riguardano terremoti dal limitato impatto, avvertiti in maniera più o meno intensa dalla popolazione ma che non comportano danni o disagi – si parla nel peggiore dei casi di quadri che sbattono contro le pareti, interruzione della corrente elettrica oppure caduta di oggetti. Dal VI al XII grado si sale invece di intensità e, purtroppo, inizia la conta dei danni. Si passa da lievi problemi strutturali agli edifici (per il sesto grado) fino alla totale distruzione di ogni opera realizzata dall'uomo nell'area (per il dodicesimo grado).

Nella storia recente uno dei terremoti più famosi ad aver raggiunto il massimo grado della scala Mercalli è stato quello di Haiyuan, in Cina, nel 1920. Fortunatamente, sismi così intensi sono piuttosto rari.

terremoto smirne turchia

L'importanza della scala Mercalli

Al giorno d'oggi non appena si verifica un sisma, già dopo pochi istanti i sismografi sono in grado di restituire valori relativi alla sua magnitudo e al suo epicentro. A cosa ci serve quindi la scala Mercalli?

La sua principale utilità è all'interno della cosiddetta macrosismologia, cioè quella branca della sismologia che si occupa di valutare gli effetti visibili causati da un terremoto. Questo è un parametro essenziale perché in una situazione di emergenza permette di individuare con facilità quali sono le aree colpite che necessitano un intervento più tempestivo da parte dei soccorsi e, in particolare, della Protezione Civile.
Per riuscire a rilevare l'intensità di un sisma vengono condotte delle analisi direttamente sul luogo, valutando il danneggiamento e fornendo un valore della scala Mercalli-Cancani-Sieberg. In un secondo momento vengono poi condotte delle analisi più approfondite che permettono di ottenere molti più dati – il cui utilizzo in questo caso è prettamente scientifico. Questa seconda valutazione sfrutta un'altra scala, l'European Macroseismic Scale EMS98 che tiene in considerazione la tipologia di edifici presenti in un'area, così da poter quantificare il dato nel modo più accurato possibile.

L'invenzione della scala Mercalli

Giuseppe Mercalli, l'ideatore dell'omonima scala, è stato un geologo, vulcanologo, sismologo e sacerdote italiano. La sua scala si basava su un precedente modello, quella di De Rossi-Forel, e la sua prima versione risale al 1883. In quell'occasione Mercalli pubblicò il Catalogo Generale dei Terremoti Italiani, in cui distinse le scosse in sei diversi valori:

  1. Leggere;
  2. Mediocri;
  3. Forti;
  4. Fortissime;
  5. Rovinose;
  6. Disastrose.

Come riportato dall'INGV, inizialmente la scala Mercalli era infatti composta da sei gradi, portati poi a dieci nel 1888 grazie anche al contributo di Torquato Taramelli, anch'egli geologo italiano. Da allora i primi cinque valori della scala rappresentano soltanto scuotimenti di lieve intensità, mentre dal sesto in poi si inizia effettivamente a parlare di "danno". Dal 1902 la scala venne ufficialmente riconosciuta dalla Direzione dell'Ufficio Centrale di Meteorologia e Geodinamica di Roma come riferimento per la classificazione dei terremoti. Nel 1904 Adolfo Cancani propose di aumentare i valori da 10 a 12, aggiungendo quindi il grado XI (catastrofe) e XII (enorme catastrofe). La proposta non venne inizialmente considerata, almeno fino al terremoto di Messina nel 1908, quando Mercalli per la prima volta sentì l'esigenza di aggiungere valori così estremi alla sua scala.

Nel 1930 entrò in vigore la Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS) costituita da 12 gradi e che presto diventò la base per tutte le successive modifiche. Nel 1964 venne introdotta la scala Medvedev-Sponheur-Karnic (MSK), usata principalmente in Europa settentrionale, e nel 1992 l'European Macroseismic Scale (EMS). Questa, approvata e modificata diverse volte dalla Commissione Europea, divenne ufficiale nel 1998 ed è quella che viene utilizzata per i rilievi di dettaglio eseguiti dopo un sisma.

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in foto: Giuseppe Mercalli in una foto d’epoca.

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Articolo a cura di
Stefano Gandelli