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2 Maggio 2026
6:00

L’assurda storia della Guerra delle Ossa: la sfida tra due paleontologi alla scoperta dei primi dinosauri

La "Guerra delle ossa" tra i paleontologi Cope e Marsh fu un conflitto feroce fatto di sabotaggi e diffamazioni. Nonostante la rivalità li portò alla rovina economica, la loro competizione accelerò la scoperta di oltre 130 specie di dinosauri.

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L’assurda storia della Guerra delle Ossa: la sfida tra due paleontologi alla scoperta dei primi dinosauri
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Immagine generata con AI.

Truffe, diffamazioni, spionaggio e attacchi personali: questi sono solo alcuni degli elementi che ruotano attorno alla "Guerra delle ossa" tra Edward Drinker Cope e Othniel Charles Marsh. Questi due paleontologi per decenni hanno combattuto l'uno contro l'altro per cercare di affermare la propria superiorità, finendo però per annientarsi a vicenda. L'unica nota positiva di questa storia è che la loro determinazione ha permesso alla paleontologia di progredire molto più rapidamente di quanto ci si sarebbe mai potuti aspettare… ma andiamo con ordine.

I due protagonisti del conflitto

Il primo paleontologo al centro di questa storia è Edward Drinker Cope. Nato a Philadelphia nel 1840 da una famiglia abbiente, mostrò fin da giovane un'interesse spiccato per il mondo scientifico. Dopo un periodo di studi in Europa divenne professore di zoologia ad Haverford e, solo successivamente, fu assunto dall'Accademia di Scienze Naturali di Philadelphia.

Fu proprio durante la parentesi europea che Cope conobbe Othniel Charles Marsh, suo (futuro) acerrimo nemico.

Marsh aveva origini decisamente più umili: i suoi genitori nel 1831 erano contadini a Lockport e riuscì a studiare a Yale solo grazie al supporto economico dello zio. Dopo aver studiato paleontologia in Germania andò a lavorare al Museo di Storia Naturale Peabody di Yale.

In un primo momento i due studiosi furono in buoni rapporti: si scambiavano lettere, fossili, e addirittura ciascuno nominò una specie in onore dell'altro – rispettivamente Ptyonius marshii e Mosasaurus copeanus.
Ma proprio dietro a questo gesto apparentemente gentile si celava, da parte di Marsh, una pugnalata alle spalle.

L'inizio della rivalità: l'errore imperdonabile

Il Mosasaurus copeanus scoperto da Marsh proveniva infatti dalla cava di Haddonfield, in New Jersey, dove già stava lavorando Cope. Anzi, fu proprio Cope a far scoprire la cava all'amico qualche tempo prima. Il punto qual è? Che Marsh strinse in segreto un accordo con il proprietario del terreno affinché questi gli portasse per primo eventuali nuovi fossili. Inutile dire che quando Cope scoprì il doppio-gioco montò su tutte le furie. Ma non è finita qui.

Qualche tempo dopo Cope stava lavorando alla ricostruzione di un Elasmosaurus, un rettile marino. Nella fretta di pubblicare lo studio per competere con Marsh, Cope mise la testa dell'animale all'estremità della coda anziché sul collo. Ma come è possibile? Fu tratto in inganno da come erano morfologicamente strutturate le vertebre cervicali, che nell'Elasmosaurus somigliavano a quelle della coda tipicamente presenti nei rettili.

Un errore sciocco, certo, che però fu notato dal suo mentore Joseph Leidy e prontamente ripreso anche da Marsh, il quale fece un contro-articolo con lo scopo di diffamarlo. Di fatto alimentò quella che potremmo definire come una paleo-shitstorm.
Cope a quel punto fu costretto ad acquistare fisicamente quante più copie possibile di quel testo, così da cercare di contenere il danno e mantenere più o meno intatta la sua reputazione.

Ora era guerra aperta.

Spionaggio, tradimenti e truffe: il “Far West” della scienza

Gli anni che seguirono furono per entrambi un'eterna corsa contro il tempo: ciascuno di loro pretendeva di avere il diritto di studiare ogni nuovo sito che veniva scoperto.

Per sabotare il rivale, Marsh continuò a giocare sporco, corrompendo i collaboratori di Cope e assumendo "spie" per documentare i progressi del rivale. Cope, d'altra parte, non perse l'abitudine di pubblicare articoli frettolosi pur di battere sul tempo Marsh: considerate che solo tra il 1879 e il 1880 pubblicò 76 articoli! Una cifra da capogiro, se consideriamo poi che in tutta la sua vita nel pubblicherà complessivamente 1400.
E questo, chiaramente, portò a diversi abbagli e imprecisioni – cosa che, comunque, colpì anche Cope e vari altri paleontologi del periodo.

Pensate che i due erano così competitivi che non solo trovarono più ossa di quelle che i musei potevano ospitare, ma arrivarono anche a distruggere reperti pur di non dare all'altro la soddisfazione di reclamare quella scoperta.

La fine del conflitto

Durante gli ultimi anni di carriera gli scontri presero una piega ancora più seria: Marsh divenne il capo paleontologo dell'USGS e grazie ai suoi agganci politici provò a far sequestrare i reperti di Cope, oltre che a tagliarli pesantemente i fondi. Lui rispose collaborando con un giornalista e pubblicando un articolo diffamatorio nel quale Marsh non solo veniva accusato di cattiva condotta ma di non essere in grado di gestire i fondi pubblici. Senza rendersene conto si scavarono reciprocamente la fossa.

Alla fine infatti il Congresso tagliò i fondi destinati al dipartimento di paleontologia dell’U.S. Geological Survey e licenziò Marsh, costringendolo anche a cedere la sua collezione di fossili. Anche Cope, già in ristrettezza economica, ne risentì: nessuno voleva acquistare la sua collezione di fossili. Alla fine morì nel 1897 all’età di 56 anni, in povertà. Marsh invece passò a miglior vita due anni dopo, a 67 anni, anch’egli in condizioni di indigenza.

Se è vero che l'epilogo di questa storia è tutt'altro che allegro, bisogna dire come, in fondo, un aspetto positivo ci sia. I due litiganti infatti scoprirono da soli più di 130 nuove specie di dinosauri, tra i quali lo Stegosaurus, il Triceratops, il Diplodocus, il Brontosaurus e molti, molti altri. La loro voglia di competizione, in qualche modo, ha fornito alla paleontologia un boost che, con altri protagonisti, difficilmente si sarebbe potuto verificare.

Sono un geologo appassionato di scrittura e, in particolare, mi piace raccontare il funzionamento delle cose e tutte quelle storie assurde (ma vere) che accadono nel mondo ogni giorno. Credo che uno degli elementi chiave per creare un buon contenuto sia mescolare scienza e cultura “pop”: proprio per questo motivo amo guardare film, andare ai concerti e collezionare dischi in vinile.
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