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23 Aprile 2026
15:26

Le “case UFO” di Sanzhi a Taiwan, il villaggio abbandonato a causa dei costi: la realizzazione

Un complesso immobiliare ispirato agli UFO, nel distretto di Sanzhi, Nuova Taipei, Taiwan. Un progetto singolare, ma fallito prima della fine dei lavori.

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Le “case UFO” di Sanzhi a Taiwan, il villaggio abbandonato a causa dei costi: la realizzazione
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Le Sanzhi UFO Houses rappresentano uno dei casi di studio più affascinanti e controversi dell'architettura moderna a Taiwan. Situate originariamente nel distretto di Sanzhi e demolite nel 2010, queste strutture a forma di disco volante per lungo tempo sono state uno tra i principali esempi di fallimento architettonico del Paese. Ma per quale motivo?

Il progetto delle “case UFO” di Sanzhi

Il progetto, avviato negli anni '70, era stato inizialmente pensato come un resort di lusso per turisti e ufficiali militari americani in Asia. Di questo interessante progetto, la parte architettonica è l'aspetto che risalta più all'occhio. Le linee sono state infatti ispirate  al concetto di Futuro House dell'architetto finlandese Matti Suuronen. Le unità erano prefabbricate, per più del 70% realizzate mediante l'impiego di plastica rinforzata con fibra di vetro (FRP) e cemento armato, materiali scelti perché in grado di resistere bene alla corrosione della salsedine, data la vicinanza alla costa. Dal punto di vista strutturale, ogni "disco" poggiava su un nucleo centrale in cemento, con una struttura portante in acciaio che sorreggeva il guscio composito.

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Fonte: By Carrie Kellenberger from Banciao, Taiwan – San–zhr Pod Village 12Uploaded by Pbdragonwang, CC BY 2.0

Dal punto di vista del design, gli architetti pensarono ad un ambiente interno modulare in grado di sfruttare lo spazio circolare per massimizzare la vivibilità, con ampie vetrate che offrivano viste panoramiche sull'oceano. Purtroppo, i lavori vennero praticamente abbandonati quasi subito, dopo l'inizio dei cantieri. Le cause sono da ravvisare in molteplici elementi e fattori, quali una gestione non oculata dei costi, ma anche una serie di valutazioni parziali dei rischi geologici della zona, con un terreno caratterizzato da una ridotta stabilità e resistenza ai carichi verticali, che ha portato alla necessità intervenire, a più riprese, per la stabilizzazione delle strutture realizzate. Il tutto con una conseguente lievitazione dei costi.

L'impatto socio-economico: un fallimento annunciato

Sotto il profilo socio-economico, le UFO Houses hanno rappresentato un vero e proprio fallimento annunciato fin dalle fasi iniziali del progetto.  La realizzazione infatti subì un colpo durissimo a causa della crisi energetica degli anni '70, e da una serie di gravi incidenti in cantiere. Su questo ultimo punto si aggiunse anche il folclore locale, che ha attribuito gli incidenti, alle volte anche mortali, alla distruzione di una statua di drago durante i lavori.  Il complesso immobiliare rimase dunque incompiuto, trasformandosi in quella che è, ad oggi, una vera e propria cittàfantasma, diventando nei decenni un'attrazione per fotografi, esploratori urbani e turisti.

Sebbene l'intento originale fosse quello di creare un volano turistico per l'area di Sanzhi, l'impatto economico fu sostanzialmente nullo per la comunità locale per quasi trent'anni. Solo dopo la definitiva demolizione, avvenuta nel 2008 – nonostante le proteste di chi ne chiedeva la conservazione come monumento al design utopico –  l'area è stata riqualificata, permettendo al distretto di voltare pagina e puntare su uno sviluppo balneare e ricettivo più convenzionale e sostenibile.

L’impatto ambientale del villaggio fantasma

Oltre a tutto quello che abbiamo visto, c'è ancora un ulteriore aspetto da considerare: l'impatto ambientale dell'opera.

Le parti realizzate in vetroresina, pur essendo molto durevoli, hanno mostrato nel corso degli anni una degradazione chimica dovuta all'esposizione costante agli agenti atmosferici e alla salsedine, con il rilascio di frammenti di polimeri sintetici nell'ecosistema circostante.

In aggiunta, l'abbandono del cantiere ha creato una vasta area di suolo antropizzato e degradato, con ingenti quantità di detriti edili dispersi che hanno ostacolato la naturale riforestazione della zona. La demolizione finale, inizialmente pensata per il 2008 ma terminata solo nel 2010, pur necessaria per la bonifica del sito, è stata un'operazione complessa che ha richiesto lo smaltimento di ingenti quantità di materiali plastici e metalli corrosi.

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