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10 Settembre 2026
14:30

Le otarie australiane stanno perdendo il pelo: sembra esserci un’associazione con l’inquinamento

Alcune otarie australiane stanno perdendo il pelo a causa di una misteriosa forma di alopecia. Gli studi hanno escluso diverse infezioni e rilevato negli animali colpiti concentrazioni più elevate di alcuni metalli e contaminanti: un possibile legame con l'inquinamento ancora da chiarire.

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Le otarie australiane stanno perdendo il pelo: sembra esserci un’associazione con l’inquinamento
otarie australiane perdono pelo
Credit: Charles J. Sharp, CC BY–SA 4.0, via Wikimedia Commons

A Deen Maar una piccola isola al largo dell'Australia meridionale sta accadendo qualcosa di insolito: alcune otarie orsine australiane (Arctocephalus pusillus doriferus) stanno perdendo ampie porzioni della loro pelliccia. Le otarie, da non confondere con le foche, sono una famiglia di mammiferi marini appartenenti ai Pinnipedi e si distinguono dalle foche anche per la presenza di piccoli padiglioni auricolari esterni.

E quella che potrebbe sembrare una semplice perdita di pelo non è affatto un problema estetico. Per questi animali la pelliccia è fondamentale per limitare la dispersione di calore e perderla aumenta i costi della termoregolazione. Gli esemplari colpiti dall'alopecia sono infatti risultati in peggiori condizioni corporee rispetto agli animali sani e la maggiore richiesta energetica per mantenere la temperatura corporea potrebbe aumentare il rischio di mortalità. Gli studi hanno inoltre ipotizzato che questa maggiore mortalità, soprattutto tra le giovani femmine, possa aver contribuito al calo della produzione di cuccioli osservato nella colonia.

Da anni gli scienziati cercano di capire che cosa provochi questa misteriosa alopecia. Virus, batteri e parassiti sembrano non essere la spiegazione, mentre diversi studi hanno trovato negli animali colpiti differenze nella composizione del pelo e concentrazioni più elevate di alcuni metalli e contaminanti organici persistenti. Questo non significa che sia già stato dimostrato che l'inquinamento causi direttamente la perdita del pelo, ma suggerisce una pista importante: per capire che cosa sta succedendo alle otarie bisogna forse guardare molto più lontano dell'isola in cui vivono.

Quando perdere il pelo è un problema per la sopravvivenza

La pelliccia delle otarie non serve semplicemente a renderle "pelose". È una vera e propria barriera contro il freddo. Le otarie orsine possiedono infatti un fitto sottopelo, formato da peli molto sottili, protetto da peli più lunghi e resistenti. Questa struttura aiuta a limitare la perdita di calore quando gli animali trascorrono lunghi periodi nelle acque fredde.

Perdere il pelo, quindi, può avere conseguenze molto più serie di quanto immaginiamo. Uno studio pubblicato sul Journal of Mammalogy ha analizzato la misteriosa alopecia presente nella colonia di Lady Julia Percy Island, oggi conosciuta anche come Deen Maar, osservando che la perdita del pelo era dovuta soprattutto alla rottura del fusto del pelo al di sopra della pelle. I ricercatori non hanno trovato prove di infezioni virali, batteriche, fungine o parassitarie capaci di spiegare il fenomeno.

Le analisi hanno però individuato altre differenze tra gli animali sani e quelli colpiti. Le otarie con alopecia presentavano, per esempio, concentrazioni più basse di zinco e tirosina nei peli, due elementi che potrebbero contribuire alla resistenza della struttura del pelo. Allo stesso tempo, mostravano anche livelli più elevati di alcuni metalli pesanti e contaminanti organici persistenti. Da qui nasce una delle ipotesi più interessanti: la perdita della pelliccia potrebbe non dipendere da un singolo agente patogeno, ma da una combinazione di fattori nutrizionali e ambientali.

E per un'otaria questo può diventare un problema concreto. Se la pelliccia perde la sua capacità isolante, l'animale può disperdere più calore nell'acqua e dover consumare più energia per mantenere stabile la temperatura corporea. Nei giovani individui, che devono ancora crescere e affrontare le difficoltà della vita in mare, un problema di questo tipo potrebbe quindi rappresentare un ulteriore fattore di rischio. Secondo i dati forniti da Dave Williams dell'Eastern Maar Aboriginal Corporation (l'associazione che si occupa della salvaguardia delle foche dal pelo australiane) in un'intervista ad ABC News, i cuccioli sono passati in soli vent'anni da 2.000 ai 700 dell'ultimo censimento di Febbraio 2026.

Cosa c'entra l'inquinamento con l’alopecia delle otarie in Australia

Qui la storia diventa ancora più interessante. Le otarie sono predatori che occupano livelli elevati della rete alimentare marina: si nutrono di pesci, cefalopodi e altri organismi che possono, a loro volta, essere entrati in contatto con sostanze presenti nell'ambiente.

Alcuni contaminanti hanno una caratteristica particolarmente problematica: non scompaiono facilmente. I cosiddetti contaminanti organici persistenti, o POP (Persistent Organic Pollutants), possono rimanere nell'ambiente per molto tempo e accumularsi negli organismi. Quando un animale mangia un altro organismo contaminato, può assumere a sua volta quelle sostanze. Risalendo la catena alimentare, alcuni contaminanti possono quindi raggiungere concentrazioni elevate nei grandi predatori: un fenomeno noto come biomagnificazione.

Uno studio del 2018 ha confrontato il pelo delle otarie con alopecia con quello degli animali non colpiti. I ricercatori hanno rilevato concentrazioni significativamente più elevate di alcuni policlofobifenili (PCB) diossina-simili negli individui affetti dalla sindrome e hanno individuato anche altri contaminanti, tra cui diossine, furani e ritardanti di fiamma bromurati. Il risultato non dimostra però che queste sostanze siano la causa dell'alopecia: dimostra che esiste un'associazione che merita ulteriori indagini.

Ed è proprio qui che bisogna evitare una conclusione troppo semplice. Non possiamo ancora dire: "l'inquinamento sta facendo cadere il pelo alle otarie". La relazione tra contaminanti, alimentazione, condizioni ambientali e salute degli animali è molto più complessa. Gli stessi studi sottolineano che potrebbero essere coinvolti diversi fattori contemporaneamente.

Ma le otarie potrebbero comunque raccontarci qualcosa di importante sull'ambiente in cui vivono. Essendo predatori posti in alto nella rete alimentare, possono funzionare come vere e proprie sentinelle dell'ecosistema: analizzare le sostanze presenti nei loro tessuti può aiutare gli scienziati a capire quali contaminanti stanno circolando nel mare.

Per questo oggi i ricercatori stanno cercando di seguire gli spostamenti degli animali e capire dove trovano il cibo e dove potrebbero entrare maggiormente in contatto con le sostanze inquinanti. L'obiettivo non è soltanto scoprire perché alcune otarie stanno perdendo il pelo, ma ricostruire un problema che potrebbe iniziare molto lontano da quella piccola isola australiana.

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