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Per "specie aliena" non si intende alcuna creatura extraterrestre arrivata dallo Spazio, quanto piuttosto di un organismo che viene portato in un habitat diverso da quello originario. Ma perché se ne parla sempre più spesso e quali sono i problemi legati a queste specie? Quali sono i principali vettori di trasporto nel mondo e i motivi che le rendono invasive? In questo articolo non solo risponderemo a queste domande, ma vedremo anche alcuni esempi di specie aliene in Italia, affrontando caso per caso i singoli impatti che causano nei nuovi ambienti in cui vengono introdotte.

Cosa sono le specie aliene invasive?

Con il termine "aliena" si intente una specie (animale, vegetale ecc.) non nativa di una determinata area geografica e che modifica o compromette in maniera significativa l'ecosistema che colonizza. È comune indicare questa categoria di organismi anche con i termini specie alloctona, esotica invasiva.
Sebbene queste specie possano raggiungere nuovi ambienti grazie alla migrazione, la maggior parte di esse viene introdotta dall'uomo, in maniera intenzionale o involontaria. Le attività umane, come quelle coinvolte nel commercio globale (acquacoltura, pesca, caccia ecc.) e nel commercio di animali domestici, sono considerate i modi più comuni con cui piante, animali, microbi e altri organismi invasivi vengono trasportati in nuovi habitat.

trachemys tartaruga acquario

In genere sono la flessibilità ecologica e comportamentale e la capacità di adattamento a condizioni estreme (temperatura, salinità, concentrazione di inquinanti ecc.) a rendere queste specie piuttosto tenaci e meno vulnerabili rispetto alle quelle locali ed endemiche. Ma anche l'elevata capacità riproduttiva, la competitività e l'opportunismo possono aumentare le possibilità di successo nell'invasione.

Le specie aliene sono un problema globale

Le specie aliene invasive sono una reale minaccia per la biodiversità globale e necessitano di piani di gestione specifici. Sono identificate come un fattore chiave nel 54% delle estinzioni animali conosciute e, nel 20% dei casi, come l'unico fattore. Costituiscono la seconda causa di perdita di biodiversità dopo la perdita e la frammentazione dell'habitat e la terza più grave minaccia alle specie in pericolo di estinzione in Europa (Genovesi et al., 2015). Sono inoltre in grado di danneggiare l'ambiente, l'economia o persino la salute umana.

L'elenco delle specie invasive in Italia e UE

Gli aspetti di prevenzione, gestione e diffusione delle specie aliene invasive sono disciplinati dal Regolamento (EU) 1143/2014 entrato in vigore dal 1° gennaio 2015, attuato in Italia con il decreto legislativo n.230/2017 che "vieta l'introduzione deliberata o per negligenza nell’UE, la riproduzione, la coltivazione, il trasporto, l'acquisto, la vendita, l'uso, lo scambio, la detenzione e il rilascio di specie esotiche invasive di rilevanza unionale" (MITE). La lista delle specie invasive di rilevanza nell'Unione Europea è reperibile sul sito dell'IsprAmbiente. Abbiamo scelto di esporvi solo alcune tra le specie invasive di maggior rilievo in Italia, che elencheremo brevemente.

1) Nutria (Myocastor coypus)

nutria

La nutria è un mammifero originario del Sud America, un roditore di grosse dimensioni introdotto in molti Paesi del mondo verso la fine dell'800 per essere allevato come animale da pelliccia. La specie fu rilasciata intenzionalmente in natura a causa del declino della richiesta di pellicce, cominciando a colonizzare e infestare gran parte dei corsi d'acqua dolce. Dagli anni '60 questa specie è presente in maniera massiccia anche in Italia, causando enormi danni strutturali ai corsi d'acqua, alla vegetazione e alla fauna acquatica. Si riproduce velocemente e abbondantemente ed è un potenziale vettore di parassiti e patogeni.

2) Gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii)

gambero rosso della luisiana

Il gambero rosso della Louisiana è un piccolo crostaceo d'acqua dolce originario del Nord America. È stato introdotto per fini ornamentali e l'acquacoltura in molte zone degli USA, dell'America centro-meridionale, dell'Europa e dell'Asia. È presente in Italia a partire dal 1989 e attualmente è insediato con successo in gran parte della penisola. Possiede una grande flessibilità ecologica e, oltre ad entrare in competizione con le specie di gamberi native, è portatore di malattie come la "peste del gambero" e la "febbre dei conigli". Il gambero rosso si ciba di molti invertebrati e anfibi mettendone a rischio la sopravvivenza, oltre a destabilizzare gli argini a causa delle intense attività di scavo.

3) Scoiattolo grigio (Sciurus carolinensis)

scoiattolo grigio

Lo scoiattolo nordamericano è un roditore dal pelo folto e argentato originario della porzione orientale del Nord America. È stato introdotto con successo in Nord America, Europa e Sudafrica principalmente a causa della liberazione intenzionale dalla cattività: era infatti allevato per scopi ornamentali e come animale da compagnia. La dieta principalmente a base di semi e l'attività di rosicchiamento lo rendono in grado di danneggiare colture, alberi e infrastrutture in legno. Questa specie entra in competizione con lo scoiattolo comune europeo (quello nativo, dal colore rossastro), causandone in molti casi il declino sia per mancanza di risorse alimentari sia perché può essere portatore di un virus che colpisce gli scoiattoli rossi ma raramente i grigi. Fortunatamente, non sembra esserci evidenza di infezione in Italia. 

4) Testuggine palustre americana (Trachemys scripta)

Trachemys scripta elegans

La testuggine palustre americana (di cui esistono tre sottospecie) è un rettile d'acqua dolce nativo del bacino del Mississippi, presente ad oggi in gran parte dei continenti, Europa compresa. La specie è arrivata in Italia durante gli anni '70: è la tipica "tartarughina da compagnia" che si è diffusa negli ambienti d'acqua dolce grazie ai continui rilasci (principalmente intenzionali) da parte delle persone ormai stufe di occuparsi degli esemplari negli acquari. Oggi la specie è diffusa lungo tutto lo Stivale ed è il principale competitor delle testuggini autoctone europee. Cibandosi di tutto ciò che le capita a tiro, è una una reale minaccia per la biodiversità acquatica, oltre ad essere un potenziale vettore di salmonellosi (trasmissibile anche all'uomo).

5) Rana toro americana (Lithobates catesbeianus)

rana toro

La rana toro americana è un anfibio originario dell'America Settentrionale. È stata introdotta con successo in tutti i continenti ad esclusione dell'Africa ed è presente in Italia a partire dal 1935. Naturalizzata nella Pianura Padana e in altre zone del Nord Italia, è sempre più comune anche in Lazio e Toscana. I motivi dell'esportazione sono imputabili all'allevamento per la produzione di cosce di rana a scopo gastronomico, al commercio per scopo ornamentale e al trasporto passivo causato da ripopolamenti ittici. Questa specie è vettore di un'infezione fungina molto pericolosa, la chytridiomicosi, in grado di decimare intere popolazioni di anfibi: è la causa primaria del declino degli anfibi in tutto il mondo (Hanselmann et al., 2004). 

6) Ailanto (Ailanthus altissima)

ailanto

L'ailanto, o albero del paradiso, è originario della Cina e del Vietnam del Nord presente in tutti i continenti del mondo ad eccezione dell'Antartide. È una specie cosiddetta pioniera, in grado di colonizzare ambienti molto inospitali e privi di altra vegetazione grazie alle sue elevate capacità di adattamento e le limitate esigenze ambientali. Non necessita di molta luce e può svilupparsi abbondantemente anche in aree molto degradate e a contatto con fattori di disturbo come strade, abitazioni e zone industriali. Il principale problema dell'ailanto è legato al deterioramento del paesaggio, all'abbassamento della biodiversità vegetale e ad alcuni rischi per la salute umana e degli animali (come allergie, dermatiti ecc.).

7) Caulerpa (Caulerpa taxifolia)

Caulerpa taxifolia
in foto: Credit: NOAA

Conosciuta anche come "alga assassina", la caulerpa è un'alga verde tropicale originaria dei Caraibi, dell'Indo-Pacifico e del Mar Rosso, comunemente utilizzata come pianta decorativa per acquari marini. Un clone della specie è stato coltivato artificialmente in un acquario e successivamente rilasciato nel Mar Mediterraneo verso la fine degli anni '80, diventando invasivo. La stessa storia si è ripetuta lungo le coste di California e Australia. Una volta insediata, quest'alga diventa la specie dominante, alterando le comunità di alghe autoctone e animali marini. Le infestazioni influenzano negativamente il turismo, la pesca commerciale e le attività ricreative.

Articolo a cura di
Nicole Pillepich