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Dopo 85 giorni e 8 ore l'eruzione del vulcano Cumbre Vieja, sull'isola spagnola di La Palma, alle Canarie, è stata ufficialmente dichiarata conclusa dalle autorità locali e dal comitato scientifico dedicato al suo monitoraggio. L'ha annunciato Julio Pérez, direttore e portavoce del Piano speciale per la protezione civile e l’emergenza per il rischio vulcanico (Pevolca), nel corso di una conferenza stampa tenutasi il 25 dicembre. L'eruzione era cominciata il 19 settembre e, prima di poterne sancire il termine, sono stati attesi 10 giorni di margine in cui non sono stati registrati né flusso lavico né attività sismica né rilevanti emissioni di anidride solforosa. Pérez ha affermato che ora è venuto il tempo di ricostruire e il primo ministro Pedro Sanchez ha definito la fine dell'eruzione un meraviglioso regalo di Natale, affermando la volontà di rilanciare quanto prima l'economia dell'isola.

I danni provocati dall'eruzione del Cumbre Vieja

L'eruzione del 2021 è stata la prima dal 1971 e la più lunga mai verificatasi da quando se ne tiene traccia. La lava del vulcano Cumbre Vieja ha ricoperto tra 1200 e 1300 ettari di terreno, più dell'intera isola di Capri, per intenderci; inoltre le ceneri si sono espanse su un territorio molto maggiore, ma la cui superficie non è ancora stata stimata precisamente.

Distruzione-La-Palma

In totale i danni sono stati ingenti: secondo il sistema satellitare Copernico sono stati abbattuti circa 3000 edifici, mentre in base alle valutazioni del catasto il numero scenderebbe a 1600-1700. Tra questi figurano scuole, negozi, locali, fabbriche, chiese e soprattutto più di 1300 abitazioni. Pensate che circa 2300 persone hanno perso la propria casa e più di 7000 sono state evacuate. La lava ha anche ricoperto più di 73 km di strade e 370 ettari di campi agricoli (pari a circa 518 campi da calcio).

L'intera isola, d'altra parte, ha risentito economicamente dell'eruzione, al di là della zona direttamente colpita. Le ceneri e il fumo prodotti dal vulcano hanno infatti portato alla cancellazione di moltissimi voli e alla chiusura di numerosi resort. Per un contesto che vive in buona parte di turismo, il mancato arrivo di visitatori ha diminuito molto le entrate di parecchie attività.

Il cambiamento della morfologia dell'isola di La Palma

Rendering La Palma post eruzione
in foto: Rendering 3D prodotto a partire dalle immagini satellitari dei programmi europei Copernicus e Sentinel2
Delta-lavico-La-Palma

A causa dell'eruzione il territorio dell'isola è cambiato a livello morfologico, come in parte abbiamo già avuto modo di raccontare a proposito dell'area ricoperta di lava. In aggiunta e a causa dell'accumulo di materiale vulcanico, la cima del Cumbre Vieja è arrivato a 1124 metri sopra al livello del mare. Inoltre il vulcano ora presenta sei diversi crateri.

La colata lavica ha raggiunto in alcuni punti uno spessore massimo di 70 metri e ha toccato il mare nella parte occidentale dell'isola in due diverse zone. Si è accumulata, raffreddata (producendo nubi di gas a contatto con l'acqua), solidificata e ha creato due cosiddetti "delta lavici" (due piattaforme di lava slanciate nell'oceano) che hanno espanso la superficie dell'isola rispettivamente di circa 44 ettari (il delta meridionale, che ha completamente ricoperto la spiaggia di Los Guirres) e di 5 ettari (il delta settentrionale).

D'altra parte le isole Canarie non sono solamente "abituate" allo scatenarsi di episodi vulcanici, ma hanno una vera e propria origine vulcanica, come vi abbiamo raccontato qualche tempo fa.

La ricostruzione dell'isola di La Palma

Essendo un vulcano attivo, il Cumbre Vieja rimarrà costantemente monitorato, in particolare in questi primi mesi dopo l'eruzione e in modo tale da poter cogliere qualsiasi segnale di una possibile ripresa delle attività.

Se il quadro dovesse rimanere tranquillo e anche se apparentemente sembra folle, è verosimile che in un prossimo futuro le autorità locali e i privati cittadini possano cominciare a costruire nuovi edifici direttamente sopra la lava solidificatasi o in sua prossimità, magari sfruttando i 225 milioni di euro promessi dal governo spagnolo per il rilancio dell'isola.

Agricoltura-suolo-vulcanico

A questo punto molti si staranno ponendo la seguente domanda: “sono matti a ricostruire?! Non è loro bastato avere la dimostrazione di un'eruzione devastante che ha letteralmente seppellito tutto?”.
Il rapporto tra gli essere umani e i vulcani è molto particolare e non sarebbe la prima volta che si deciderebbe di ricostruire in zone fortemente colpite da colate laviche e flussi piroclastici. I motivi sono molteplici e meritano di essere affrontati in un approfondimento ad hoc (che faremo).
Per ora possiamo dire che i suoli di origine vulcanica sono anzitutto molto fertili, perché ricchi di minerali quali ferro, potassio, fosforo e silice. Questo permette all'agricoltura di fiorire e di restituire prodotti in quantità e qualità superiori alla media.

In assoluto, poi, i materiali espulsi dal vulcano possono essere usati per la costruzione di edifici o oggetti. In secondo luogo, in prossimità dei vulcani si verifica non di rado la fuoriuscita di acqua ricche di minerali che possono essere sfruttate grazie alla realizzazione di impianti termali. Può essere generata poi energia rinnovabile e a basso costo grazie alla geotermia. Infine la vicinanza di un vulcano e la presenza di un paesaggio vulcanico sono indubitabili attrazioni turistiche che portano all'afflusso di persone e denaro, che inevitabilmente generano lavoro.

Turismo-vulcanico
Articolo a cura di
Alessandro Beloli