Ai Campi Flegrei, dopo il terremoto di magnitudo 4.7 (il più forte mai registrato nell'area in epoca strumentale), la popolazione continua ad avere dubbi e timori sull'evoluzione della situazione flegrea. E mentre il Governo ha da poco approvato un nuovo Piano straordinario (con la creazione di due fondi da 50 milioni annui per la riqualificazione edilizia), i ricercatori dell'INGV hanno deciso di ascoltare direttamente le richieste della popolazione locale lanciando l'iniziativa “Comprendere i Campi Flegrei: le risposte dell'INGV”. L'obiettivo è quello di rispondere alle domande più diffuse per spiegare in modo chiaro e semplice i fenomeni in corso e i dati raccolti.
È possibile un terremoto di magnitudo momento Mw 5.1 ai Campi Flegrei?
Il valore di magnitudo momento Mw 5.1 è riportato in un articolo scientifico sui Campi Flegrei pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters nel 2024. Come evidenziato dall'INGV, prima di sapere se un terremoto di questa intensità è possibile, bisogna capire cos'è la Magnitudo Momento (Mw): si tratta di una misura delle dimensioni della sorgente sismica di un terremoto, ricavata analizzando diversi elementi.
Cercando di semplificare, il valore Mw si associa all’energia di un terremoto.
Lo studio del 2024 ha individuato ai Campi Flegrei alcuni sistemi di faglie che possono essere in grado di generare terremoti: sulla base delle dimensioni delle strutture individuate (lunghe tra i 350 e 2700 metri) e delle caratteristiche medie dei terremoti osservati nell'area flegrea, gli autori hanno stimato una magnitudo momento Mw di circa 4.4, corrispondente alla rottura della faglia più estesa situata nella zona attualmente interessata dalla deformazione.
Il valore Mw 5.1 deriva, invece, da uno scenario più estremo, nel quale gli autori hanno sommato i momenti sismici stimati per tutte le faglie selezionate nell’area in deformazione e hanno convertito la somma in magnitudo momento. In questo caso, hanno ottenuto un valore di riferimento pari a circa Mw 5.1.
Lo studio, però, non afferma con certezza che ai Campi Flegrei si verificherà un terremoto Mw 5.1. Questo perché il valore Mw 5.1 è stato utilizzato per costruire uno scenario di rischio estremo possibile relativamente alle attuali conoscenze, ma non va considerato come una previsione sui futuri terremoti.
Insomma, la possibilità che ai Campi Flegrei si verifichi un terremoto di Mw 5.1 non si può escludere, ma non è certo che avverrà.
Se il terreno continua a sollevarsi, perché possono esserci giorni o settimane con poche scosse?
In questo caso, l'INGV specifica come il sollevamento del suolo e la sismicità sono collegati nel lungo periodo, ma non mostrano una corrispondenza diretta su tempi brevi. La crosta può deformarsi e accumulare tensione per giorni o settimane senza produrre terremoti percepibili, finché non vengono superate soglie locali di resistenza.
Una breve fase con pochi terremoti, quindi, non indica necessariamente un'attenuazione della crisi bradisismica: se il terreno continua a sollevarsi senza però essere percepito dalla popolazione, la crosta sta comunque proseguendo il suo processo di deformazione. Allo stesso modo, l'arrivo delle scosse più forti non è necessariamente preceduto da una fase di sollevamento del suolo priva di sismicità.
Da cosa dipende l’odore di “zolfo” che si avverte nell'area flegrea?
L’odore di “zolfo” emesso dalle fumarole (che in molti casi viene paragonato a quello delle “uova marce”) è causato soprattutto dalla presenza dell’idrogeno solforato (H2S) tra i gas emessi, come specificato dall'INGV. Si tratta di un gas comunemente emesso dalle fumarole vulcaniche e che può essere percepito anche a concentrazioni molto basse: un odore forte di zolfo, però, non corrisponde a un segnale di maggiore attività vulcanica o sismica.
Questo perché l'intensità dell'odore non dipende solo dalla quantità di gas emesso, ma anche dalla direzione del vento, dal tasso di umidità e dalla conformazione del territorio. Ad esempio, di notte, una minore dispersione atmosferica può favorire il ristagno o il trasporto dei gas vicino al suolo e, di conseguenza, influenzare la percezione in determinate zone.
L'Istituto sottolinea inoltre che eventuali composti solforati possono arrivare anche da fognature, impianti di depurazione o quelli di trattamento dei rifiuti.
