0 risultati
video suggerito
video suggerito
13 Luglio 2026
15:00

Eruzione Etna, il pennacchio di anidride solforosa arrivato fino al Nord Africa: la foto del satellite

Il satellite Copernicus Sentinel-5P ha ripreso il pennacchio di anidride solforosa emesso dall'Etna durante l'eruzione di inizio luglio, arrivato fino a Libia, Tunisia, Algeria ed Egitto. L'attività vulcanica, che ha raggiunto l'apice il 5 luglio con una nube eruttiva alta circa 1,5 km, si è conclusa l'8 luglio.

Ti piace questo contenuto?
Eruzione Etna, il pennacchio di anidride solforosa arrivato fino al Nord Africa: la foto del satellite
etna-eruzione-nord-africa
Il pennacchio di anidride solforosa partito dall'Etna durante l'eruzione e arrivato fino al Nord Africa. Credit: ADAM Platform

L'eruzione dell'Etna di inizio luglio – ora conclusa – è stata registrata anche dallo spazio: l'enorme pennacchio di anidride solforosa (SO₂) emessa dal cratere Voragine è stata trasportata dai venti prevalenti verso sud, attraversando l'intero Mediterraneo centrale e raggiungendo il Nord Africa. A dimostrarlo è un'immagine realizzata dal satellite Copernicus Sentinel 5-P e pubblicata dalla piattaforma ADAM, che mostra chiaramente il pennacchio di gas vulcanico estendersi dalla Sicilia fino alle coste di Libia, Tunisia, Algeria ed Egitto.

Il pennacchio di anidride solforosa e la foto dallo spazio del satellite Copernicus Sentinel-5P

L'immagine che vedete è stata catturata dallo spazio e pubblicata dalla piattaforma ADAM (Advanced geospatial Data Management): mostra una lunga scia colorata che dalla Sicilia attraversa tutto il Mediterraneo centrale, allungandosi verso sud fino alle coste del Nord Africa. Quella scia non è fumo in senso stretto, ma un enorme pennacchio di anidride solforosa (SO₂) rilasciata dall'Etna durante l'eruzione del 7 luglio.

A registrarla è stato il satellite Sentinel-5P, il primo satellite del programma europeo Copernicus interamente dedicato al monitoraggio dell'atmosfera terrestre. Lanciato il 13 ottobre 2017 dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA) e dalla Commissione europea, Sentinel-5P è dotato di uno strumento chiamato TROPOMI (TROPOspheric Monitoring Instrument), uno spettrometro multispettrale avanzato in grado di analizzare la composizione dell'atmosfera misurando la distribuzione di diversi gas e inquinanti: diossido di azoto, ozono, monossido di carbonio, metano, formaldeide e, appunto, anidride solforosa, che viene rilasciata da un vulcano quando il magma si trova relativamente vicino alla superficie.

Sulphur_dioxide_concentrations_from_Mount_Etna_s_eruption_pillars
Il pennacchio di anidride solforosa rilevato dal satellite ESA dopo l'eruzione dell'Etna. Credit: Copernicus Sentinel–5P

Il satellite orbita a 824 km di altitudine e completa una mappatura dell'intero pianeta ogni giorno, fornendo dati in tempo quasi reale. Nel caso delle eruzioni vulcaniche, TROPOMI è in grado di tracciare i pennacchi di SO₂ per monitorarne l'evoluzione e valutarne i potenziali effetti sulla qualità dell'aria e sulla sicurezza del traffico aereo. L'immagine pubblicata da ADAM si basa proprio sui dati Near Real Time del satellite: le aree più chiare corrispondono a concentrazioni più elevate di gas vulcanico, e si nota chiaramente come il pennacchio, trasportato dai venti prevalenti, abbia percorso centinaia di chilometri oltre la Sicilia fino a raggiungere Libia, Tunisia, Algeria ed Egitto.

Cos’è successo durante l’eruzione dell’Etna: i bollettini INGV

L'Etna è, di fatto, uno dei vulcani più attivi d'Europa, ma l'eruzione che ha prodotto quel pennacchio visibile dallo spazio ha avuto una storia piuttosto articolata. Tutto è cominciato già il 22 giugno 2026, quando un sistema di fratture aveva iniziato a svilupparsi alla base nord-orientale del cratere Voragine. Il 26 giugno, da una bocca effusiva apertasi a circa 3030 metri di quota, è poi partito un flusso lavico che si è diretto verso la Valle del Leone.

L'attività effusiva è andata avanti per giorni, alimentando un campo lavico lungo fino a 1,2 km con un volume stimato di circa 260.000 metri cubi, prima di cessare il 4 luglio. Nel frattempo, il cratere Voragine aveva alimentato un'attività stromboliana discontinua che si era via via intensificata. La svolta è arrivata domenica 5 luglio: a partire dalle prime ore del mattino (intorno alle 5:45 UTC, le 07:45 in Italia), sono cominciate emissioni di cenere dal cratere Voragine che si sono rapidamente intensificate, generando una nube eruttiva alta circa 1,5 km sopra la cima del vulcano.

L'attività esplosiva, divenuta continua, era alimentata da una nuova fessura eruttiva lungo la cresta del cratere, con diverse bocche allineate che producevano sia attività stromboliana intensa, sia emissione di cenere diretta verso sud, in direzione di Catania. Le conseguenze sul territorio sono state immediate: l'aeroporto di Catania Fontanarossa ha subito la chiusura dello spazio aereo e la limitazioni ai voli, con centinaia di voli dirottati o cancelati.

A partire dal pomeriggio del 6 luglio, secondo quanto riportato dall'INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), l'attività esplosiva ed effusiva è gradualmente diminuita, con l'Osservatorio Etneo che il 7 luglio alle 16:01 ha confermato come l'attività eruttiva fosse notevolmente calata dalla mattinata, con il tremore vulcanico sceso nel campo dei valori bassi. Alle 10:51 dell'8 luglio, un secondo comunicato dichiarava ufficialmente la fine dell'attività eruttiva al cratere Voragine: le telecamere di sorveglianza non mostravano più segni di incandescenza né anomalie termiche ai crateri sommitali.

Avatar utente
Sara Brugnoni
Junior News Editor
Lavoro come giornalista per la sezione news di Geopop: mi occupo principalmente delle notizie di attualità e di tutto ciò che avviene sul Pianeta Terra, dalla geopolitica allo spazio, fino alla società nel suo complesso. Ho lavorato per un quotidiano economico e ho una laurea magistrale in Scienze Politiche, grazie alla quale ho capito quanto gli eventi del mondo siano profondamente connessi tra di loro.
Sfondo autopromo
Cosa stai cercando?
api url views