
La Stazione Spaziale Internazionale (in inglese International Space Station, ISS), candidata 2026 per il Premio Nobel per la Pace, sarà dismessa dopo il 2030. Il piano di smantellamento, in realtà, era già noto da tempo, ma di recente la NASA ha aperto un bando per la realizzazione di stazioni spaziali commerciali (che andranno a sostituire la ISS), con l'assegnazione dei contratti operativi prevista per la primavera del 2027.
Al momento, la Stazione Spaziale Internazionale è la più grande struttura mai costruita dall'uomo nello spazio: un laboratorio orbitante che dal 2 novembre 2000 è stato abitato ininterrottamente da equipaggi internazionali. Al progetto partecipano 15 Paesi, con cinque agenzie spaziali principali: la NASA (Stati Uniti), Roscosmos (Russia), l'ESA (Agenzia Spaziale Europea, a cui partecipa anche l'Italia), la JAXA (Giappone) e la CSA (Canada).
Nel corso di oltre 25 anni, oltre 280 astronauti di 26 Paesi (tra cui Stati Uniti e Russia) hanno visitato la stazione, collaborando per il suo pieno funzionamento. A bordo sono stati condotti più di 3.000 esperimenti scientifici grazie al lavoro di oltre 3.600 ricercatori, con risultati in ambiti che spaziano dalla medicina alla scienza dei materiali, fino alla ricerca sul clima.
La Stazione Spaziale Internazionale sarà dismessa tra meno di 5 anni
Come accennato, la ISS, progettata per una vita operativa in realtà più breve rispetto a quella che ha effettivamente avuto, è destinata a essere dismessa: la NASA si è infatti impegnata a operare la stazione fino al 2030, dopodiché inizierà il processo di decommissioning.
Ma che cosa succederà alla struttura? La dismissione della ISS sarà gestita in maniera condivisa tra le cinque agenzie spaziali che l'hanno operata fin dal 1998: NASA, CSA, ESA, JAXA e Roscosmos. Secondo i piani ufficiali, l'operazione si articolerà tre fasi: si sfrutterà prima il naturale decadimento orbitale della stazione (l'atmosfera terrestre, anche a 400 km di quota, esercita comunque una resistenza che tende ad abbassarne l'orbita). In un secondo momento si procederà ad abbassarne intenzionalmente l'altitudine con manovre propulsive e, infine, si eseguirà un'accensione finale di rientro per indirizzare la struttura verso un'area disabitata dell'oceano.
Per questa ultima manovra servirà un veicolo dedicato: la NASA ha selezionato la compagnia SpaceX di Elon Musk (che fornirà all'Agenzia Spaziale USA anche tecnologie essenziali per riportare l'uomo sulla Luna) per sviluppare e costruire lo U.S. Deorbit Vehicle (USDV), il veicolo che dovrà fornire la spinta necessaria per garantire un rientro controllato. Secondo la NASA, infatti, l'uso dei soli veicoli russi Progress, valutato come opzione iniziale, non fornirebbe un margine sufficiente per ridurre il rischio per la popolazione a livelli accettabili.
Va detto, comunque, che la NASA ha esaminato diverse alternative prima di arrivare a questa decisione. Smontare la stazione e riportarla a terra sarebbe stato logisticamente impossibile: l'assemblaggio della ISS ha richiesto 37 voli dello Space Shuttle, 13 anni di lavoro e 160 attività extra-veicolari e oggi non esiste un veicolo progettato per recuperare dall’orbita strutture delle dimensioni dei moduli della ISS e riportarle intatte a terra.

Anche l'opzione di spostare la stazione su un'orbita più alta, per cercare comunque di conservarla anche se non più operativa, è stato scartato: a quote superiori il rischio di impatto con detriti spaziali aumenta drasticamente.
Durante il rientro nell'atmosfera, la maggior parte della struttura (che, come accennato, ha una massa di circa 420.000 kg) si disintegrerà: in questo caso, i tecnici della NASA prevedono una sequenza di disgregazione in tre fasi. Prima si staccheranno i pannelli solari e i radiatori, poi si separeranno i moduli e il traliccio principale e infine i singoli moduli perderanno la propria integrità strutturale. Alcuni componenti più densi e resistenti al calore sopravviveranno al rientro e finiranno nell'oceano, in un'area remota e disabitata.
Dopo lo smantellamento della Stazione, l'obiettivo della NASA sembra essere quello di puntare sulle stazioni spaziali private: l'agenzia sta già supportando lo sviluppo di stazioni commerciali che dovrebbero già essere operative prima della dismissione della ISS, proprio per evitare un vuoto di capacità.
La storia della ISS: come seguirla dalla Terra in tempo reale
Insomma, i più giovani hanno vissuto tutta la propria vita (o almeno buona parte di essa) sapendo che, in orbita, c'era sempre qualche essere umano a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. In realtà, il progetto per una stazione spaziale permanente risale al 1984, quando il presidente USA Ronald Reagan annunciò il programma Space Station Freedom. Nel 1993 il progetto fu ridisegnato con l’ingresso della Russia, assumendo la forma dell’attuale ISS.
La fabbricazione dei principali elementi fu avviata nel corso degli anni Novanta in diversi stabilimenti sparsi tra Stati Uniti, Russia, Canada, Giappone ed Europa. L'assemblaggio in orbita è poi effettivamente iniziato il 20 novembre 1998, quando un razzo Proton mise in orbita il modulo russo Zarya: due settimane dopo, la missione STS-88 dello Space Shuttle portò in orbita il modulo americano Unity. Gli astronauti collegarono i due pezzi durante una serie di attività extra-veicolari, dando inizio a quello che sarebbe diventato il più grande laboratorio orbitante dello spazio.
Da quel momento, la stazione è stata gradualmente ampliata: 42 lanci dedicati hanno portato in orbita oltre 40 elementi diversi, con più di 160 passeggiate spaziali necessarie per il suo assemblaggio. La costruzione principale si è conclusa nel 2011, ma la stazione continua a evolversi con nuovi moduli e apparecchiature ancora oggi: tra gli ultimi arrivati, il modulo laboratorio russo Nauka e il modulo di attracco Prichal, entrambi lanciati nel 2021.
Fra i Paesi coinvolti nel progetto, l'Italia ha ricoperto un ruolo fondamentale: l'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) ha infatti realizzato il Nodo-2 Harmony, il Nodo-3 Tranquility, la Cupola (la grande finestra panoramica con una vista sulla Terra, dalla quale arrivano le numerose foto del nostro Pianeta), contribuendo anche alla costruzione del laboratorio europeo Columbus. Con il lancio del modulo logistico Leonardo nel marzo 2001, l'Italia è inoltre diventata la terza nazione al mondo, dopo Russia e Stati Uniti, a inviare in orbita un elemento della ISS.

Dal punto di vista della struttura, la Stazione Spaziale Internazionale è lunga 109 metri da un'estremità all'altra (paragonabile quindi a un campo da calcio, compresi gli enormi pannelli solari), ha una massa di circa 420 tonnellate e orbita a un'altitudine media di 400 chilometri. Si muove a una velocità di circa 28.000 km/h, completando un'orbita intorno alla Terra ogni 90 minuti circa. Significa che chi vive a bordo assiste a 16 albe e 16 tramonti ogni giorno. A bordo vivono e lavorano normalmente 7 astronauti: il nuovo equipaggio, della missione Crew-13, è arrivato sulla ISS lo scorso 1° ottobre, in meno di 8 ore.
Forse non tutti sanno che la ISS è spesso visibile a occhio nudo nei nostri cieli: grazie alle dimensioni dei suoi pannelli solari, infatti, appare come un punto luminoso che si muove nel cielo, con una luminosità paragonabile a quella del pianeta Venere. Per sapere quando e dove guardare, l'ESA mette a disposizione un tracker in tempo reale (disponibile a questo link) che mostra la posizione attuale della stazione e la sua traiettoria nei 90 minuti precedenti e nei 90 minuti futuri.