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13 Settembre 2026
8:00

Perché la nostalgia ci fa stare bene e male: secondo gli studi l’emozione cambia in base al presente

La nostalgia è un’emozione agrodolce: può farci stare bene, ma al tempo stesso suscitare tristezza o senso di perdita. La valenza positiva o negativa dipende da come stiamo nel presente, da ciò che il ricordo rappresenta per noi e da ciò che lo fa riaffiorare.

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Perché la nostalgia ci fa stare bene e male: secondo gli studi l’emozione cambia in base al presente
nostalgia

Avete mai riascoltato una canzone che non sentivate da anni e avuto la sensazione di essere tornati, per qualche istante, in un altro momento della vostra vita? Una vacanza, la scuola, una serata con gli amici, una persona che non vedete da un po’.

Prima sorridete. Poi arriva una sensazione diversa: un po' di malinconia, forse il desiderio di tornare indietro. È il paradosso della nostalgia: può farci stare bene e male allo stesso tempo. In psicologia viene descritta come un'emozione bittersweet, cioè agrodolce: capace di farci sperimentare sentimenti piacevoli, come felicità, affetto e connessione, ma porta con sé anche una sfumatura di tristezza, legata alla consapevolezza che ciò che ricordiamo appartiene ormai al passato.

Diversi studi hanno concluso che i ricordi nostalgici tendono a riguardare esperienze significative della nostra vita, mentre una ricerca pubblicata nel 2026 ha mostrato un'importante presenza di ricordi legati all'infanzia, attraverso fotografie, musica, odori, conversazioni e cibo.

Cosa significa provare nostalgia e la differenza con la memoria: non è ricordare

Prima di tutto, nostalgia e memoria non sono la stessa cosa. Possiamo ricordare cosa abbiamo fatto ieri, un numero di telefono, il nome di un professore o specifiche date senza provare necessariamente nostalgia. Questa emozione, infatti, compare quando un ricordo autobiografico assume una particolare valenza emotiva e personale.

Gli studi mostrano che i ricordi nostalgici tendono a riguardare esperienze significative della nostra vita e coinvolgono molto spesso altre persone: amici, familiari, partner, compagni di scuola. Non riaffiora soltanto un episodio del passato: tornano con esso le emozioni che abbiamo provato e il significato che quell'esperienza aveva per noi. Una vecchia fotografia, per esempio, può fare molto più che mostrarci un'immagine: può riportarci a un luogo, alle persone che erano lì con noi, a una versione precedente di noi stessi e a ciò che quel momento rappresentava. La nostalgia, quindi, non è semplicemente ricordare il passato: è provare, nel presente, emozioni nei confronti di qualcosa che appartiene alla nostra storia e che non possiamo più vivere nello stesso modo.

Perché ci fa stare bene?

Nella letteratura scientifica, sono soprattutto tre le motivazioni che associano la nostalgia a uno stato di benessere:

  • Le relazioni. Molte rievocazioni nostalgiche riguardano l’ambito sociale: ripensare a una serata con gli amici, a un viaggio con la famiglia o a una relazione importante può riattivare mentalmente il senso di vicinanza e appartenenza associato a quelle esperienze.
  • Può aumentare il senso di continuità della nostra identità. Anche se nel tempo siamo cambiati, ritrovare elementi di noi stessi nelle esperienze passate può farci sentire una maggiore stabilità e coerenza personale. In pratica, ci aiuta a percepire la nostra vita non come una sequenza di versioni scollegate di noi stessi, ma come una storia in cui le esperienze passate hanno contribuito a costruire chi siamo oggi.
  • Rafforza la percezione del senso della propria vita. Riconoscere che la nostra vita ha contenuto momenti e relazioni a cui attribuiamo valore può farci percepire la nostra esistenza come più significativa, contribuendo al benessere.

Come mai la nostalgia può farci stare male: gli studi scientifici

La nostalgia ha però anche una componente “amara”. Quando torniamo con la mente a qualcosa di significativo, infatti, possiamo diventare più consapevoli della distanza tra quel passato e il nostro presente.

  • Ci ricorda ciò che abbiamo perso. Una persona che non fa più parte della nostra vita, un'amicizia finita, un luogo che non frequentiamo più o semplicemente un periodo che si è concluso: il ricordo può riportare alla mente qualcosa che oggi non abbiamo più.
  • Ci rende consapevoli del cambiamento. Non è cambiato soltanto ciò che ci circonda: siamo cambiati anche noi. Ripensare a una vecchia esperienza può mettere in evidenza la distanza tra chi eravamo allora e chi siamo oggi.
  • Può far emergere ciò che ci manca nel presente. Se oggi ci sentiamo soli o stiamo attraversando un momento difficile, un ricordo positivo può rendere più evidente il contrasto con il nostro stato attuale.

In ogni caso, la nostalgia non è sempre “dolce” o “amara” nella stessa misura: la sua valenza può dipendere anche da quello che sta succedendo nel nostro presente. A questa conclusione sono arrivati David B. Newman e Matthew E. Sachs nel 2023, nel loro studio Variation in Bittersweet Nostalgic Feelings and Their Divergent Effects on Daily Well-Being, in cui hanno seguito 151 persone per 14 giorni, raccogliendo 1.356 resoconti giornalieri. Gli eventi positivi vissuti durante la giornata tendevano a essere associati a sentimenti nostalgici più piacevoli, mentre quelli negativi a sentimenti più dolorosi.

Ma cosa significa concretamente? Immaginiamo di ripensare a una vecchia vacanza con gli amici. Se proprio quel giorno abbiamo trascorso una serata piacevole con persone a cui siamo ancora legati, il ricordo potrebbe riportare soprattutto al piacere di quella relazione e alla sensazione di vicinanza. Se invece ci sentiamo soli o abbiamo appena vissuto una situazione negativa, lo stesso ricordo della vacanza potrebbe far emergere maggiormente la distanza da quel periodo o da quelle persone. Il ricordo, quindi, è lo stesso, ma può cambiare il modo in cui lo viviamo.

È questo uno degli aspetti più interessanti della nostalgia: non riguarda soltanto ciò che ricordiamo, ma anche il momento della nostra vita in cui lo facciamo.

Quali ricordi suscitano più nostalgia? E quali sono i trigger che la evocano?

Uno dei primi studi sistematici sulla nostalgia, condotto nel 2006 da T. Wildschut e colleghi, ha analizzato i racconti autobiografici delle persone chiedendo loro di descrivere un'esperienza nostalgica. Tra gli elementi più frequenti comparivano le persone e gli eventi importanti della propria vita: relazioni, amicizie, famiglia e momenti condivisi, più che a semplici oggetti o luoghi. Questo risultato suggerisce che non sono necessariamente le cose in sé a essere nostalgiche; una vecchia fotografia non è nostalgica perché è una fotografia: lo diventa perché ci collega a una persona, a un'esperienza o a una parte della nostra storia.

Una recente ricerca pubblicata nel 2026 ha esplorato la questione in modo ancora più diretto: ai partecipanti è stato chiesto semplicemente che cosa facesse loro provare nostalgia. Tra le risposte sono comparsi frequentemente fotografie, musica, odori, conversazioni e cibo. Lo studio ha coinvolto 256 partecipanti e ha mostrato anche un'importante presenza di ricordi legati all'infanzia.

Ma cosa innesca un ricordo nostalgico? In realtà, non è necessario incontrare qualcosa che appartiene al passato. Nel già citato studio di T. Wildschut, il trigger più frequentemente riportato era infatti uno stato emotivo negativo, presente nel 38% dei racconti.

Seguivano interazioni sociali con il 24%, stimoli sensoriali (19%), oggetti concreti, 9%, eventi simili a quelli ricordati, 3%, tempo libero o inattività, 3%, emozioni positive, 3%, anniversari, 2% luoghi o ambientazioni 1%. Va precisato che le categorie non sono mutuamente esclusive (una stessa descrizione poteva rientrare in più di una) perciò le percentuali non sommano a 100.

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Giorgia Giulia Evangelista
Head of content development | Creator
Ho una laurea in Matematica e un dottorato in Neuroscienze Computazionali, che mi hanno permesso di realizzare il sogno di diventare scienziata: per anni mi sono dedicata alla ricerca, imparando il rigore del metodo scientifico e la meraviglia di sentirsi piccoli davanti alla vastità della conoscenza. Dopo quasi otto anni all’estero, ho portato questa esperienza anche fuori dai laboratori: come docente, nel mondo delle start-up e nella consulenza. In Geopop ho trovato lo spazio per coniugare la passione per la scienza, la divulgazione scientifica e la creatività. Curiosa dalla nascita, non credo di aver mai superato la fase dei “perché” dei bambini. Amo esplorare il mondo che ci circonda, capire come funziona il cervello e da dove nascono le idee.
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