
Con le temperature elevate delle ondate di calore che stanno colpendo il nostro Paese la pressione arteriosa tende a scendere, ed è un fenomeno tanto comune quanto frainteso: attorno alla "pressione bassa" ruota una collezione di rimedi tramandati (il caffè, il bicchiere di vino, gli schiaffi a chi sviene) che nella maggior parte dei casi non funzionano o sono addirittura controproducenti. Allo stesso tempo, esistono situazioni in cui un calo pressorio non va liquidato come un fastidio stagionale, e distinguere le due cose è ciò che conta davvero.
Per capire cosa succede al nostro organismo quando fa caldo, chi rischia di più e come comportarsi in caso di episodio acuto, abbiamo intervistato il professor Marco Metra, direttore dell'Unità Operativa di Cardiologia dell'IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.
Cosa si intende davvero per "pressione bassa"?
Per convenzione si parla di ipotensione, cioè "pressione bassa", quando questa scende sotto i 90/60 mmHg. È però un numero da prendere con cautela: non esiste una soglia magica sotto la quale scatta la malattia. Moltissime persone, spesso donne giovani e di corporatura snella, vivono benissimo con valori di 95/60 e non hanno nulla da curare. Anzi, avere una pressione naturalmente bassa è tendenzialmente un vantaggio per il cuore e le arterie nel lungo periodo.
Quello che conta non è il numero in sé, ma se quel determinato valore produce sintomi, cioè se il sangue non arriva ad una pressione sufficiente al cervello e provoca dei sintomi: sensazione di testa leggera, vista che si annebbia o si oscura per qualche secondo, ronzio nelle orecchie, sudore freddo, nausea, stanchezza improvvisa, fino allo svenimento.
Un caso particolare e molto frequente d'estate è l'ipotensione ortostatica: la pressione crolla quando ci si alza in piedi (in genere di almeno 20 mmHg) e i sintomi compaiono nei primi secondi o minuti dopo essersi alzati dal letto, dal divano o dalla sdraio.
Quando è il caso di parlarne con un medico?
È il caso di parlarne con il medico quando i sintomi sono nuovi o si sono fatti più frequenti rispetto al solito, quando si perde conoscenza, soprattutto se accade più di una volta, e quando la pressione si abbassa dopo aver iniziato o cambiato un farmaco. Meritano attenzione anche i cali accompagnati da dolore al petto, batticuore, affanno, confusione o difficoltà a parlare. Altre situazioni che richiedono sempre un approfondimento cardiologico sono anche lo svenimento che arriva durante uno sforzo fisico e quello che coglie la persona mentre è già sdraiata.
Il resto, un capogiro alzandosi in piedi di scatto in una giornata con una temperatura a 35 gradi o più, è quasi sempre fisiologia, non malattia.
Perché con il caldo si abbassa la pressione?
Il caldo agisce su due fronti contemporaneamente, ed è la somma dei due a far scendere la pressione.
Il primo è la vasodilatazione. La pressione che misuriamo è quella dovuta allo scorrimento del sangue dentro i vasi arteriosi: pressione arteriosa, appunto. Per disperdere calore l'organismo allarga i vasi sanguigni superficiali e manda più sangue verso la pelle. Il sangue però è sempre la stessa quantità e, se il "contenitore" si allarga, la pressione al suo interno cala.
Il secondo è la perdita di liquidi e sali con il sudore. La sudorazione è l'altro grande meccanismo con cui combattiamo il caldo eccessivo. Sudando, però, si perdono acqua e sali e si riduce quindi il volume di sangue circolante: meno volume significa meno pressione. Se non si reintegra bevendo, l'effetto si somma al primo.
Quali sono i soggetti più a rischio?
I più esposti sono gli anziani, che avvertono meno lo stimolo della sete, sudano in modo meno efficiente e hanno riflessi di compenso più lenti. Subito dopo viene chi assume farmaci per la pressione, in particolare diuretici, alfa-bloccanti, e tutti gli altri farmaci vasodilatatori. I loro dosaggi sono generalmente calibrati in inverno e d'estate possono diventare eccessive. Sono più vulnerabili anche le persone con diabete di lunga data o malattia di Parkinson, perché il sistema nervoso che regola la pressione funziona meno bene, e le donne in gravidanza, soprattutto nella parte centrale della gestazione.
Completano il quadro chi soffre di vene varicose o insufficienza venosa, per il maggiore ristagno di sangue nelle gambe, chi si allena o lavora all'aperto nelle ore centrali della giornata e chi mangia poco o segue diete molto restrittive, spesso povere anche di liquidi e di sale.
Come si possono prevenire i cali di pressione?
Bere, in modo regolare. L'indicazione di riferimento è di circa 1,5-2 litri di acqua al giorno, che d'estate vanno aumentati in base a quanto si suda. La regola pratica è distribuire: piccole quantità durante tutta la giornata, senza aspettare la sete, che è già un segnale di ritardo. Un buon indicatore casalingo è il colore dell'urina: chiara va bene, molto concentrata significa che si sta bevendo troppo poco.
Fare attenzione al sale, ma senza il fai da te. Con il sudore si perdono anche sodio e altri minerali, e chi ha la pressione naturalmente bassa in genere non ha motivo di seguire una dieta iposodica stretta. Questo però non autorizza a riempirsi di sale: chi è iperteso, cardiopatico o nefropatico deve continuare a seguire le indicazioni del proprio medico. Utili invece le acque minerali più ricche di sali, la frutta e la verdura di stagione, che apportano acqua e potassio, e le bevande con integratori salini.
Pasti piccoli e frequenti. Meglio quattro o cinque pasti leggeri che due abbondanti: si evita il calo pressorio che segue le grandi mangiate. Con il caldo sono da preferire piatti freschi e semplici, e da limitare gli alcolici, che peggiorano sia la disidratazione sia la vasodilatazione.
Abitudini quotidiane. Alzarsi con calma dal letto, restando qualche secondo seduti sul bordo prima di mettersi in piedi. Evitare di stare fermi e in piedi a lungo sotto il sole: se capita, muovere i polpacci o incrociare le gambe contraendo i muscoli. Evitare le ore più calde, preferire docce tiepide anziché bollenti, tenere gli ambienti freschi e ventilati. Chi ha problemi venosi può trarre beneficio dalle calze elastiche, anche d'estate. L'attività fisica va mantenuta, ma spostata alle prime ore del mattino o alla sera.
Farmaci: mai modificarli da soli. In estate è frequente che le terapie antipertensive vadano riviste, ma la decisione spetta al medico curante: sospendere un farmaco di testa propria è rischioso quanto assumerne troppo.
Quali sono le false credenze più diffuse?
Sebbene la pressione bassa sia generalmente innocua, un suo calo improvviso non va sottovalutato: specialmente negli anziani o nei cardiopatici, può infatti essere il sintomo di problemi seri come disidratazione, infezioni, emorragie o scompenso cardiaco.
"Un caffè risolve tutto". La caffeina può alzare la pressione di qualche millimetro di mercurio, ma l'effetto è modesto e dura poco, e in chi beve caffè abitualmente si riduce ulteriormente. Contro un calo pressorio da caldo funziona molto meglio un bicchiere d'acqua.
"Un bicchiere di vino o un liquorino tira su". È esattamente il contrario: l'alcol dilata i vasi e favorisce la disidratazione, quindi abbassa ulteriormente la pressione. Vale anche per la birra ghiacciata come "reidratante".
"Basta mangiare molto sale". È un consiglio pericoloso se dato a tutti indistintamente, perché in alcuni soggetti può favorire l'ipertensione. Il sale può avere un ruolo, ma nell’ambito di un'indicazione individuale.
"A chi sviene bisogna dare da bere, tenerlo seduto e schiaffeggiarlo". Sono tre errori in uno. Tenere seduta una persona che sta svenendo ostacola il ritorno del sangue al cervello: va tenuta sdraiata con i piedi sollevati. L'acqua va data solo quando è del tutto sveglia e reattiva, altrimenti si rischia che il liquido finisca nelle vie respiratorie. Schiaffi, alcol sotto il naso e aceto non servono a nulla.
Cosa bisogna fare quando qualcuno "si sente svenire"?
Lo svenimento da calo pressorio in genere si annuncia con sintomi premonitori: nausea, sudore freddo, vista che si oscura, ronzio nelle orecchie, sensazione di gambe molli. In quel momento bisogna sdraiarsi subito e sollevare le gambe di 20-30 centimetri, in un luogo fresco e all'ombra, allentando gli indumenti stretti. Se non ci si può sdraiare, sedersi e abbassare la testa, oppure incrociare le gambe contraendo con forza i muscoli e stringere i pugni: sono manovre che spingono il sangue verso il cuore. Il recupero è di solito rapido, nell'arco di un minuto. Solo quando la persona è pienamente vigile le si può dare da bere acqua, eventualmente leggermente salata o con sali minerali. Ci si rialza gradualmente: prima seduti, poi in piedi.
Come si distingue un calo di pressione da un colpo di calore?
Sono due quadri diversi, e la differenza è importante perché il secondo è un'emergenza. Nel calo pressorio la pelle è pallida, fredda e sudata, la temperatura corporea è normale, la coscienza si perde per pochi secondi e il recupero, una volta sdraiati, è completo e rapido.
Nel colpo di calore la temperatura corporea supera i 40 °C, la pelle è calda, spesso secca e arrossata, e soprattutto compaiono alterazioni dello stato di coscienza che non si risolvono sdraiandosi: confusione, comportamento strano, parola impastata, agitazione, convulsioni, coma.
Quando bisogna chiamare il 112?
Bisogna allertare i soccorsi se la persona non si riprende entro un paio di minuti, se resta confusa, non risponde in modo appropriato o ha convulsioni, e se la pelle è molto calda e si sospetta una temperatura elevata. Vale lo stesso in presenza di dolore al petto, affanno o battito cardiaco irregolare, se lo svenimento è avvenuto durante uno sforzo, se cadendo c'è stato un trauma e se la persona è anziana, cardiopatica o in gravidanza.
Nell'attesa, la persona va tenuta sdraiata e spostata all'ombra e, in caso di sospetto colpo di calore, raffreddata attivamente: vestiti aperti, acqua fresca sulla pelle, impacchi su collo, ascelle e inguine, ventilazione.