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20 Aprile 2026
12:20

Rapina in banca a Napoli, come funzionano i sistemi di sicurezza della Crédit Agricole dell’Arenella

Il responsabile della sicurezza di Crédit Agricole ha spiegato il funzionamento dei sistemi di allarme della filiale di Napoli: il caveau era protetto da pareti blindate, sensori sismici e allarmi, tutti scattati. I ladri hanno però aggirato le difese scavando un tunnel di 12 metri dalle fogne, forzando circa 40 cassette e tendendo in ostaggio 25 persone.

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Rapina in banca a Napoli, come funzionano i sistemi di sicurezza della Crédit Agricole dell’Arenella
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Le cassette di sicurezza forzate durante la rapina alla filiale di Crédit Agricole di Napoli. Credit: Roberto Avventura, via X.

La rapina alla banca Crédit Agricole in piazza Medaglie d'Oro, nel quartiere Arenella di Napoli (vicino al Vomero), e la successiva fuga dei ladri attraverso un buco che portava al sistema fognario ha sollevato numerose domande sul funzionamento dei sistemi di sicurezza della filiale.

A quattro giorni dal colpo, avvenuto la mattina del 16 aprile con il sequestro di 25 ostaggi e la forzatura di circa 40 cassette di sicurezza, il responsabile Sicurezza di Crédit Agricole Italia, Luigi Altavilla, ha rilasciato una serie di precisazioni: la nota, ripresa anche dal Corriere della Sera, ha permesso di fare luce su quali sistemi di allarme sono installati nella sede di Napoli, così come sulle protezioni fisiche al caveau e alle cassette di sicurezza.

I sistemi di protezione del caveau della banca rapinata a Napoli e le cassette di sicurezza

La sicurezza delle cassette presenti all'interno della filiale napoletana non si basa sulla singola resistenza meccanica, ma su quello che Altavilla ha definito «livelli concentrici di protezione». Nella pratica, quindi, nella banca erano presenti una serie di barriere fisiche e procedurali pensate per rendere più difficile l'accesso ai beni custoditi, dal caveau blindato per evitare attacchi esterni fino alle diverse procedure per l'accesso alle cassette individuali.

Più nello specifico, il primo anello di sicurezza è rappresentato dal caveau, che possiede «un perimetro blindato, pareti in cemento armato con acciaio, porta corazzata certificata, sistemi antiperforazione, antitaglio e sistemi di allarme nel caso ci siano tentativi di attacco di questo tipo». La porta blindata del caveau, tra l'altro, è temporizzata: la serratura, quindi, è programmata per impedire qualsiasi apertura al di fuori dell'orario di operatività della banca.

Il secondo livello di protezione riguarda invece le singole cassette, con ogni scomparto che è accessibile esclusivamente attraverso un meccanismo a doppia chiave: una in possesso del cliente e una in possesso della banca. Come ha precisato Altavilla, questo sistema serve a garantire l'identificazione certa del titolare al momento dell'accesso, ma non è concepito per opporre resistenza meccanica a un'effrazione.

In altre parole, se un malvivente riuscisse a superare le difese esterne del caveau, le cassette in sé non rappresenterebbero un ostacolo fisico significativo. In questo caso, Crédit Agricole ha dichiarato che «proteggere le cassette con ulteriori armadi blindati all’interno del caveau sarebbe una misura ridondante, che non aggiungerebbe sicurezza in casi come questi poiché, se anche vi fossero stati, i rapinatori avrebbero costretto il personale della banca ad aprirli sotto la minaccia delle armi».

I sistemi di allarme della filiale della Crédit Agricole

Oltre ai sistemi di protezione per il caveau e per le cassette di sicurezza, la filiale di Napoli colpita dalla rapina era anche fornita di un apparato di sorveglianza elettronica basato su più tecnologie complementari. Il responsabile sicurezza Altavilla ha infatti evidenziato come il sistema di allarme non si limiti ai tradizionali sensori volumetrici (ossia quelli che rilevano la presenza di persone in ambienti chiusi) ma comprende anche sensori sismici e microfoni.

I sensori sismici, ad esempio, registrano le vibrazioni anomale trasmesse attraverso le strutture murarie, captando immediatamente le onde prodotte da tentativi di perforare una parete o un pavimento. I microfoni ambientali, invece, intercettano i rumori prodotti da attrezzi da scavo o taglio, attivando l'allarme nel momento stesso in cui viene tentata la violazione del perimetro della filiale o del caveau.

Secondo la ricostruzione fornita dalla banca, questi dispositivi hanno effettivamente funzionato il 16 aprile: l'allarme è infatti scattato in modo automatico e istantaneo, con le forze dell'ordine giunte sul posto circa 10 minuti dopo l'attivazione dell'allarme, permettendo di mettere in sicurezza tutti gli ostaggi e di limitare il numero di cassette effettivamente svuotate.

La dinamica della rapina all'Arenella

Il fatto che gli allarmi abbiano funzionato correttamente non ha comunque impedito ai rapinatori di portare a termine il colpo: la banda, composta secondo le stime degli inquirenti da circa 10 persone, ha semplicemente aggirato le difese esterne del caveau senza tentare di violarle. La rapina, comunque, è stata frutto di una lunga pianificazione: per mesi gli autori dell'assalto hanno scavato un tunnel lungo circa 12 metri attraverso la rete fognaria sottostante la banca, aiutandosi probabilmente con un generatore ritrovato dalle forze dell'ordine, che sarebbe servito per alimentare gli attrezzi.

Come riportato nella ricostruzione 3D del geologo Gianluca Minin, il cunicolo, lungo 12 metri e largo tra i 70 e i 90 centimetri, era completamente privo di sostegni o rivestimenti e per questo particolarmente rischioso da percorrere. Il percorso si trova a circa 4-4,5 metri di profondità: il tunnel è sbucato direttamente sotto il pavimento del locale che ospita le cassette di sicurezza, rendendo del tutto irrilevante il ruolo della porta corazzata e delle pareti blindate.

Proprio il fatto che i ladri sapessero che il pavimento del caveau non era blindato e che parte delle cassette di sicurezza non erano depositate in cassaforti ha inoltre portato gli investigatori a ipotizzare la presenza di un basista, cioè una “talpa” forse interna alla filiale dell'istituto di credito che conosceva quest'ultima da vicino.

Secondo la ricostruzione della dinamica fornita da Altavilla, l'azione dei ladri in superficie e quella nel sottosuolo si sarebbero svolte in parallelo: alle 12:07 del 16 aprile, tre uomini mascherati sono entrati dall'ingresso principale della banca armati di pistole sceniche, sequestrando le 25 persone presenti e rinchiudendole in un ufficio laterale. Un minuto più tardi, alle 12:08, hanno dato il segnale ai complici posizionati nel cunicolo, che sono risaliti nel caveau e hanno cominciato a forzare le cassette. L'apertura del buco al piano inferiore ha fatto scattare i sistemi di allarme alle 12:09, con la chiamata automatica alle forze dell'ordine, giunte sul posto alle 12:22 con stupore dei rapinatori, secondo quanto riportato dalle testimonianze di alcuni ostaggi.

Dopo circa tre ore, verso le 15:00 i Vigili del Fuoco hanno liberato tutti gli ostaggi sfondando la vetrata blindata della banca. Alle 16:45 sono intervenuti anche i Carabinieri del GIS (Gruppo di Intervento Speciale), arrivati da Livorno in elicottero: a questo punto le forze dell'ordine hanno scoperto un buco nel pavimento del caveau, largo circa 50 centimetri, da cui i rapinatori sono scappati entrando nella rete fognaria dopo aver sottratto il contenuto di circa 40 cassette di sicurezza, il cui valore è ignoto alla banca.

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Sara Brugnoni
Junior News Editor
Lavoro come giornalista per la sezione news di Geopop: mi occupo principalmente delle notizie di attualità e di tutto ciò che avviene sul Pianeta Terra, dalla geopolitica allo spazio, fino alla società nel suo complesso. Ho lavorato per un quotidiano economico e ho una laurea magistrale in Scienze Politiche, grazie alla quale ho capito quanto gli eventi del mondo siano profondamente connessi tra di loro.
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