
La rapina alla banca Crédit Agricole a piazza Medaglie d'Oro nel quartiere Arenella di Napoli, vicino al Vomero, è avvenuta grazie a 12 metri di cunicoli scavati a mano sotto la filiale che hanno permesso ai ladri di entrare nel caveau e fuggire nel sistema fognario dopo la presa in ostaggio di 25 persone. Ma come è possibile scavare una galleria così lunga sotto una banca senza che nessuno senta niente? La risposta sta in uno strato di materiale di riporto di diversi metri nel sottosuolo della zona, fatto di macerie, detriti e immondizia accumulati nei decenni. Ce lo ha raccontato Gianluca Minin, che ha fisicamente percorso la galleria e ne ha realizzato la scansione 3D.
Perché non si è sentito scavare i tunnel della rapina a Napoli: la stratigrafia della zona
Il tunnel utilizzato dai rapinatori per entrare nella filiale e poi per fuggire è lungo circa 12 metri, ha un diametro variabile tra i 70 e i 90 centimetri (per percorrerlo bisogna strisciare) e un dislivello di circa 1 metro: parte dalla parete di un collettore fognario e sbuca in una sala adiacente al caveau della banca.

È qui che la geologia diventa protagonista. Contrariamente a quanto è stato detto in molti servizi di cronaca, la galleria non è stata scavata nel tufo giallo napoletano. A piazza Medaglie d'Oro il tufo si trova infatti molto in profondità. La stratigrafia di questa zona, partendo dal basso, è fatta così:
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- Tufo giallo napoletano: roccia vulcanica compatta, prodotta da antiche eruzioni dei Campi Flegrei, si trova alla base di tutta l'area.
- Piroclastiti in giacitura primaria: altre rocce vulcaniche, sempre di origine flegrea, depositate direttamente dalle eruzioni.
- Materiale di riporto: uno strato metrico (cioè di diversi metri) fatto di terreno accumulato nel corso dei decenni, forse di qualche secolo, insieme a pezzi di coccio, mattonelle, blocchi, macerie, immondizia varia. Una vera e propria "monnezza storica".
Il solaio della banca e delle abitazioni di piazza Medaglie d'Oro poggia direttamente su questo materiale di riporto. Le fondazioni più profonde dell'edificio bancario scendono fino al tufo, ma il pavimento sotto cui i rapinatori hanno praticato il foro appoggia direttamente sullo strato di materiale da riporto. Questo materiale è incoerente, scarsamente cementato e relativamente facile da rimuovere. Non richiede attrezzatura pesante, non genera vibrazioni significative, non fa rumore. Ecco perché i rapinatori hanno portato a termine i lavori di scavi senza destare sospetti in superficie.
Come i ladri hanno scavato sotto piazza Medaglie d’Oro
Secondo la ricostruzione di Minin, i rapinatori hanno usato il martello pneumatico una sola volta: per bucare la parete del collettore fognario, fatta di conglomerato cementizio, un materiale duro. Quello è stato l'unico momento rumoroso dell'operazione.

Per il resto, tutti i 12 metri di galleria sono stati scavati a mano con una piccozzetta. I rapinatori riempivano un secchio alla volta e scaricavano la terra direttamente nel collettore fognario, dove veniva trasportato via direttamente dall'acqua corrente.
Quando Minin è entrato nella galleria per la scansione 3D, si è accorto che il materiale di scavo residuo era decisamente inferiore al volume del cunicolo: conferma che buona parte della terra è stata trascinata via dalle acque fognarie nel corso del tempo.
Detto questo, non basta avere una piccozza per mettere a segno un colpo così clamoroso: bisogna avere una conoscenza molto approfondita di quel sottosuolo. La rete fognaria di Napoli non è infatti lineare: si tratta di un vero e proprio labirinto di gallerie, dove collettori principali si collegano a numerosissimi collettori secondari più piccoli, sia in larghezza che in altezza, con liquami che scorrono a velocità e spessori diversi. Per muoversi lì sotto in sicurezza bisogna conoscere il percorso a memoria, avere attrezzatura adeguata, capacità polmonare, orientamento nel buio, e la capacità di uscire anche quando le torce si spengono.
Insomma, chi ha progettato questa rapina aveva con ogni probabilità preparato tutto nel minimo dettaglio e ha impiegato settimane, forse mesi, per scavare i tunnel, possibilmente anche in fasi distinte.
Cosa non sappiamo ancora sul furto alla Crédit Agricole
L'indagine è ancora nelle sue fasi iniziali e molte domande restano aperte:
- Chi sono i rapinatori?
- Qual è il bottino e a quanto ammonta?
- Quanto tempo è servito per scavare i tunnel e preparare la rapina?
- C'era un basista interno?
- Dove sono sbucati i rapinatori?
Come sempre, per avere delle risposte bisognerà aspettare gli sviluppi dell'inchiesta guidata dalla Procura di Napoli con il procuratore capo Nicola Gratteri.