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28 Aprile 2026
14:29

Record storico per la spesa militare mondiale, l’Europa traina la crescita: il rapporto SIPRI

Nel 2025 si è raggiunta la cifra record di 2.887 miliardi di dollari, in crescita per l'11° anno consecutivo secondo i dati rilasciati dal SIPRI. Con un'impennata dell'Europa, che con il +14% ha registrato i maggiori aumenti rispetto al 2024. L'Italia ha aumentato la spesa militare del 20%.

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Record storico per la spesa militare mondiale, l’Europa traina la crescita: il rapporto SIPRI
mappa investimenti globali armi
La mappa della spesa militare di tutti i Paesi del mondo: più i Paesi tendono all’arancione, meno spendono per il settore militare. Più tendono all’azzurro, maggiore è la spesa per la difesa. Credit: SIPRI

La spesa militare mondiale ha raggiunto nel 2025 un nuovo record storico, con i Paesi di tutto il mondo che hanno speso complessivamente 2.887 miliardi di dollari in armamenti, in aumento di circa il 2,9% rispetto al 2024. A confermarlo sono i dati appena rilasciati dal SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute), uno degli istituti di ricerca più prestigiosi del settore: si tratta dell'undicesimo incremento annuale consecutivo. Guardando al rapporto tra spese militari e PIL globale, gli investimenti in armi hanno raggiunto nel 2025 una media globale del 2,5%, il livello più alto mai registrato dal 2009.

A guidare la classifica degli investimenti restano gli Stati Uniti – attualmente impegnati nella guerra in Iran – con 954 miliardi di dollari investiti nel 2025 nel settore militare, che da soli rappresentano circa un terzo della spesa mondiale. Seguono la Cina (335,5 miliardi di dollari, +7,4% in termini reali), la Russia (190 miliardi di dollari, +5,9%) e, per la prima volta in quarta posizione dal secondo dopoguerra, la Germania (113,6 miliardi, +23,9%). Completano la top 10 globale l'India (92 miliardi), il Regno Unito (89 miliardi), l'Ucraina (84 miliardi), l'Arabia Saudita (83 miliardi), la Francia (68 miliardi) e il Giappone (62 miliardi).

I dati mostrano in particolare una recente inversione di marcia dei Paesi Europei che, dopo aver tagliato per decenni i fondi destinati al comparto bellico, ora sono quelli che guidano la crescita globale, segnando un aumento del 14,1% rispetto al 2024, per un totale di 863,7 miliardi di dollari (a prezzi correnti). La combinazione tra la guerra Russia-Ucraina, una situazione geopolitica globale sempre più complessa e le sempre più pressanti richieste USA di un maggiore coinvolgimento militare stanno portando il Vecchio Continente a riarmarsi.

L'Europa trascina la crescita della spesa militare mondiale: +14% in un anno

Come anticipato, il dato più significativo del rapporto SIPRI riguarda soprattutto l'Europa: il vecchio continente ha infatti registrato una crescita della spesa militare pari al 14,1% in termini reali (la più alta tra tutte le regioni del mondo) portando il totale europeo a 863,7 miliardi di dollari a prezzi correnti (circa 677 miliardi di euro). Se si guarda alla sola Europa centrale e occidentale – escludendo quindi Russia e Ucraina, il cui aumento delle spese militari non stupisce, essendo in corso una guerra – l'impennata è ancora più marcata: +15,8%, con un totale di 547 miliardi di dollari.

A trainare questa crescita è soprattutto la Germania, che con un balzo del 23,9% ha superato per la prima volta la soglia dei 100 miliardi di dollari, posizionandosi come il quarto Paese al mondo per spesa militare. Ancora più impressionante è il caso della Spagna, che ha registrato l'aumento più forte dell'intero continente: un incredibile +49,6% in un solo anno, raggiungendo i 40,2 miliardi di dollari e salendo alla quindicesima posizione mondiale. Seguono la Polonia (+23,4%, 46,8 miliardi), la Svezia (+24,1%, 15 miliardi) e la Norvegia (+49%, 16 miliardi). L'unica eccezione tra le grandi potenze europee è il Regno Unito, che ha registrato un lieve calo del 2%.

Insomma, i dati elaborati dal SIPRI confermano il riarmo europeo, con modalità che, per dimensioni e velocità, non ha precedenti dal periodo della Guerra Fredda: dopo la caduta del Muro di Berlino, infatti, i fondi destinati all'apparato militare erano stati gradualmente ridotti dai Paesi Europei, una decisione giustificata dal periodo storico ma anche dalla consapevolezza di poter contare sull'ombrello militare statunitense.

Per avere un'idea, tra il 1990 e il 2025 gli investimenti bellici europei sono aumentati del 36,9%, passando da 578 miliardi di dollari fino ad arrivare a quasi 864 miliardi di dollari.

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L’andamento della spesa militare europea dal 1990 al 2025. Fonte: SIPRI database

Se guardiamo alla sola spesa militare dell'Europa centrale e occidentale, mentre nel 2015 gli investimenti ammontavano a 296 miliardi di dollari, nel 2025 sono stati raggiunti i 547 miliardi, ovvero un incremento dell'85% in soli 10 anni.

L'Italia e i costi della guerra: 12° Paese al mondo con 48 mld di dollari

Anche l'Italia ha accelerato significativamente la propria spesa per la difesa: nel 2025 il nostro Paese ha investito 48,1 miliardi di dollari nel comparto militare (circa 41 miliardi di euro), con un aumento del 20,1% in termini reali rispetto al 2024. La Penisola è quindi arrivata a occupare il 12° posto nella classifica mondiale per investimenti nel settore bellico, un salto notevole se consideriamo che nel 2024 la nostra spesa non raggiungeva i 38 miliardi di dollari.

Guardando al rapporto tra spesa militare e Prodotto Interno Lordo, nel 2025 l'Italia ha destinato l'1,9% del PIL in armamenti, un valore in aumento rispetto all'1,59% del 2024 ma ancora al di sotto della soglia del 2% fissata dall'Alleanza Atlantica.

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I primi 12 Paesi al momento per spesa militare. Fonte: SIPRI Military Expenditure Database

Ma come è stato possibile finanziare un aumento così netto delle spese militari in appena un anno, senza gravare eccessivamente sul bilancio dello Stato? Per raggiungere l'obiettivo del 2% del PIL richiesto dalla NATO, infatti, il governo ha cercato di “allargare” la definizione di spese per la difesa, includendovi ad esempio gli investimenti per la protezione dei cavi sottomarini, dei gasdotti e tentando anche di far rientrare il progetto del Ponte sullo Stretto come infrastruttura utile per scopi militari (iniziativa poi bocciata dalla NATO).

La strategia, insomma, punta a cercare di sfruttare il riarmo in un motore per l'economia nazionale, cercando un equilibrio tra la necessità di proteggere i confini e quella di non tagliare fondi ad altri settori essenziali, come la sanità o l'istruzione.

Il nostro Paese, tra l'altro, si posiziona anche come sesto esportatore globale di armi (eravamo al 10° posto nel periodo 2016-2020) e terzo tra i soli Paesi europei, preceduto da Francia e Germania. Come confermato da un precedente report del SIPRI, negli ultimi 5 anni le esportazioni di armi italiane sono aumentate del 157%, arrivando a coprire una quota del 5,1% delle esportazioni globali di armamenti. Più della metà di queste esportazioni è stata destinata al Medio Oriente (59%), mentre il 16% è andato all'Asia e all'Oceania e solo il 13% agli altri Paesi europei.

Cosa succede fuori dall'Europa: Asia in crescita, Americhe in leggero calo

A livello globale, la seconda regione per crescita è stata l'Asia e Oceania, con un aumento dell'8,1% in termini reali e un totale di 678 miliardi di dollari. A pesare sono soprattutto la Cina – che sfiora i 336 miliardi di dollari registrando un aumento per il 31° anno consecutivo – ma anche il Giappone (+9,7%), l'India (+8,9%) e il Pakistan (+11%).

L'area del Medio Oriente invece è rimasta sostanzialmente stabile a circa 209 miliardi di dollari, con Israele e Iran che hanno però segnato una leggera flessione: Israele nel 2025 ha investito 48,3 miliardi di dollari in spese militari (-4,9%), ma la spesa militare israeliana è comunque rimasta superiore del 97% rispetto al 2022. L'Iran, invece, ha registrato un calo per il secondo anno consecutivo, diminuendo la spesa del 5,6% a 7,4 miliardi di dollari.

Anche le Americhe hanno rilevato un calo complessivo del 6,6%, trascinato dalla flessione degli Stati Uniti (-7,5% in termini reali). Nonostante il calo, Washington resta di gran lunga il primo investitore al mondo con oltre 954 miliardi di dollari, una cifra superiore alla somma dei successivi cinque Paesi in classifica.

Va detto, tuttavia, che i dati fanno riferimento al 2025: considerando l'attuale guerra in Medio Oriente – che vede coinvolti proprio USA e Israele contro l'Iran – è più che probabile che la flessione rilevata da questi tre Paesi venga ampiamente invertita nel 2026.

Il Canada, al contrario, ha incrementato la spesa del 22,6%, raggiungendo i 37,5 miliardi di dollari dopo la forte pressione esercitata da Washington sugli alleati della NATO.

L'Africa rappresenta infine una quota marginale della spesa militare mondiale, attestandosi al 2% del totale con 54,6 miliardi di dollari investiti nel 2025, segnando comunque un +8,5% rispetto al 2024. La spesa a livello continentale è dominata quasi esclusivamente dall'Algeria, che da sola assorbe il 44% degli investimenti militari africani con 24,1 miliardi di dollari investiti, seguita a grande distanza dal Marocco (5,9 miliardi di dollari) e dal Sudafrica (3 miliardi di dollari), mentre la Nigeria ha registrato l'aumento più impressionante con una crescita del 54,8%, anche se partendo da una base molto più contenuta (1,8 miliardi di dollari).

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Sara Brugnoni
Junior News Editor
Lavoro come giornalista per la sezione news di Geopop: mi occupo principalmente delle notizie di attualità e di tutto ciò che avviene sul Pianeta Terra, dalla geopolitica allo spazio, fino alla società nel suo complesso. Ho lavorato per un quotidiano economico e ho una laurea magistrale in Scienze Politiche, grazie alla quale ho capito quanto gli eventi del mondo siano profondamente connessi tra di loro.
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