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12 Maggio 2026
7:00

Perché USA e Cuba sono rivali da 60 anni: le origini dello scontro risalgono alla rivoluzione del 1959

Ex alleati, Cuba e USA si sfidano da oltre 60 anni. Dalla rivoluzione del 1959 i rapporti rimangono ostili, tra embargo e tensioni figlie della Guerra Fredda. Il ribaltamento è stato radicale: se l'indipendenza cubana dall'impero spagnolo fu possibile grazie all'intervento di Washington, la vittoria di Fidel Castro ha trasformato il "cortile di casa" degli americani in un avamposto socialista.

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Perché USA e Cuba sono rivali da 60 anni: le origini dello scontro risalgono alla rivoluzione del 1959
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Nonostante un lontano passato di profonda amicizia, gli Stati Uniti sognano da sempre il controllo di Cuba, considerata il "cortile di casa". Il legame si è spezzato nel 1959 con la Rivoluzione di Fidel Castro, che ha trasformato l'isola in un avamposto socialista a un passo dalla Florida, scatenando oltre sessant'anni di embargo e tensioni da Guerra Fredda. Oggi lo scontro è a un punto di svolta: con il regime indebolito da crisi economica e blackout, Washington punta apertamente a un cambio di governo. Tra diplomazie sotterranee e il possibile coinvolgimento di figure interne alla famiglia Castro, gli USA vedono l'occasione perfetta per riportare l'isola nella propria sfera d'influenza, chiudendo una partita aperta nel secolo scorso.

Il "cortile di casa" e la Dottrina Monroe

Per capire quanto Cuba sia importante per gli Stati Unito dobbiamo fare un salto indietro nel tempo.

Nel 1898 gli USA aiutano l'isola ad ottenere l'indipendenza dalla Spagna. Non si tratta però di un sostegno privo di interessi.

Con la Dottrina Monroe (1823) e lo slogan "L'America agli americani" gli USA si erano impegnati a scoraggiare la presenza delle nazioni europee su quello che considerano il proprio cortile di casa.

Successivamente, con il Corollario Roosevelt (1904) si proclamano "poliziotti delle Americhe", legittimando il diritto di intervenire in tutta la regione per salvaguardare i propri interessi.

Cuba è diventata così il laboratorio di questa strategia:

  • con l’Emendamento Platt Cuba ottiene l'indipendenza dalla Spagna, ma si lega di fatto agli USA
  • Guantánamo: come pegno di questa sottomissione, l'isola è costretta a cedere una base navale che garantisce il controllo fisico del territorio.

Questa politica ha poi dettato l'agenda statunitense in tutta l'America Latina per il secolo successivo: dall'Honduras e Panama, fino al sostegno dei regimi autoritari e al colpo di stato in Cile del 1973.

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L’influenza USA sull’America Latina – Fonte: Limes

L'era di Batista e "l'isola della mafia"

Tra gli anni ’20 e ’50 del Novecento, Cuba è passata attraverso diversi regimi autoritari, come quello di Gerardo Machado (il "Mussolini tropicale"), fino all'ascesa di Fulgencio Batista, dittatori appoggiati di volta in volta dagli Stati Uniti.

Sotto quest’ultimo, l’isola è diventata il parco giochi della mafia italo-americana e delle multinazionali americane.

Mentre i boss e padrini mafiosi come Lucky Luciano banchettavano nei grandi hotel della capitale, Avana, la popolazione rurale, in special modo del sud dell’isola, sprofondava nella fame e nella disparità economica sociale ed economica.

Questa enorme disuguaglianza ha finito con il rendere Batista, agli occhi di molti cubani, un semplice amministratore degli interessi stranieri.

1959: l’arrivo dei “barbudos” e la rivoluzione che cambiò tutto

Il 1° gennaio 1959, i cosiddetti barbudos, guerriglieri guidati da Fidel Castro ed Ernesto "Che" Guevara, sono entrati nella capitale Avana, abbattendo il regime di Batista.

Fidel Castro ed Ernesto Guevara, detto il "Che"
Fidel Castro ed Ernesto Guevara, detto il "Che"

Il 1° gennaio 1959, l'ingresso dei barbudos guidati da Fidel Castro e dal "Che" Guevara all'Avana non segna solo la caduta di un dittatore, ma l'inizio di un cortocircuito geopolitico.

Inizialmente, l’insurrezione ha un carattere nazionale e sociale: il nuovo governo nazionalizza miniere e industrie e avvia una riforma agraria per redistribuire le terre. Ma in piena Guerra Fredda, queste scelte colpiscono direttamente gli interessi economici di Washington. La risposta americana è immediata: i primi blocchi commerciali trasformano quella che era una disputa tra "vicini di casa" in una questione di sicurezza nazionale.

Messa alle strette dall'embargo e in cerca di mercati per sopravvivere, Cuba compie la scelta che cambia la storia: l'alleanza con l'Unione Sovietica. In un attimo, l'isola smette di essere solo un Paese ribelle e diventa la "pedina" più pericolosa sulla scacchiera delle superpotenze.

Questa escalation si concretizza in due momenti di non ritorno:

  • La Baia dei Porci (1961): Il fallito tentativo della CIA di invadere l'isola tramite esuli cubani. Questo attacco non fa che spingere definitivamente Castro tra le braccia di Mosca, formalizzando il carattere socialista della rivoluzione.
  • La Crisi dei Missili (1962): Il mondo arriva sull'orlo dell'apocalisse nucleare quando i sovietici installano testate atomiche sull'isola, a soli 150 km dalle coste della Florida. Cuba non è più solo un avamposto ideologico, ma una minaccia militare diretta nel cuore del continente americano.

Da questo scontro totale nasce il regime che conosciamo: il potere si concentra nelle mani del Partito Comunista guidato da Fidel Castro per quasi mezzo secolo. Il "Che", invece, sceglie di non fermarsi alla gestione del potere: fedele all'idea di una rivoluzione antimperialista globale, lascerà l'isola per esportare la guerriglia in Africa e poi in Bolivia, dove troverà la morte nel 1967.

L’Operazione Mangusta

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John Rosselli, mafioso italo–americano coinvolto nel tentativo di abbattere il regime castrista

Tra il 1961 e gli Anni 70, la CIA ha coordinato l'Operazione Mongoose (Mangusta), un ambizioso e spregiudicato piano segreto volto a destabilizzare il governo cubano attraverso sabotaggi economici, propaganda e attentati.

Il piano si è distinto per l'inventiva quasi surreale dei tentativi di eliminare Fidel Castro: i servizi segreti idearono stratagemmi degni della cinematografia di spionaggio, come sigari al botulino, mute subacquee contaminate o spray all’LSD per screditarlo in pubblico.

Nonostante l'audacia di queste trame, il "Leader Maximo" è sopravvissuto a ogni complotto, spegnendosi infine per cause naturali nel 2016.

L'operazione ha visto una singolare collaborazione tra apparati statali e criminalità organizzata. Tra i protagonisti figurarono:

  • William King Harvey: soprannominato il "James Bond americano", una figura centrale della CIA nota per i suoi metodi drastici.
  • John Rosselli: potente esponente della mafia legato allo sviluppo di Las Vegas, reclutato per le sue connessioni sull'isola.

Nonostante un investimento stimato in circa 50 milioni di dollari dell'epoca (una cifra colossale per i contribuenti americani), l'operazione si rivelò un fallimento strategico.

"El Bloqueo": un assedio lungo decenni

Nel 1963, sotto l'amministrazione Kennedy, gli Stati Uniti ufficializzarono le Cuban Assets Control Regulations consolidando quello che a Cuba è internazionalmente noto come "el bloqueo".

Sebbene un embargo parziale sia già iniziato nel 1960 come risposta alle nazionalizzazioni di Castro, questo provvedimento ha sancito l'isolamento commerciale e finanziario totale dell'isola.

Per decenni, l'impatto di questo isolamento è stato mitigato dal massiccio sostegno economico e dagli accordi di scambio favorevoli garantiti dall'Unione Sovietica.

Il crollo dell'URSS nel 1991 ha trascinato Cuba nel drammatico "Periodo Speciale", privandola improvvisamente del suo principale partner politico e commerciale.

Anziché allentare le restrizioni, Washington ha intensificato la pressione negli anni '90:

  • Nel 1992, con la Legge Torricelli . il divieto alle filiali estere di aziende USA di commerciare con l'isola. Sanzioni per Paesi che offrono assistenza a Cuba
  • Nel 1996, con la Legge Helms-Burton, ha introdotto sanzioni per le aziende di paesi terzi che commerciavano con l'isola, internazionalizzando di fatto l'embargo.

Questo stallo economico ha congelato Cuba nel tempo, un fenomeno visibile ancora oggi nelle strade dell'Avana: le iconiche auto americane degli anni '50 non sono una scelta stilistica, ma una necessità dettata dall'impossibilità, per decenni, di importare nuovi veicoli e pezzi di ricambio.

Il disgelo

Tra il 2014 e il 2016, sotto le presidenze di Barack Obama, Stati Uniti, e Raúl Castro (fratello di Fidel Castro), il mondo ha assistito a una svolta storica. Le ambasciate sono state riaperte, i voli commerciali sono ripresi e Obama è diventato il primo presidente USA a visitare l'isola dal 1928.

Tuttavia, questa "primavera" è stata di breve durata: con l'amministrazione successiva, gran parte dei progressi diplomatici è stata revocata e Cuba è stata reinserita nella lista degli "Stati sponsor del terrorismo", riportando le lancette dell'orologio indietro di decenni.

Gli esuli cubani

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Il quartiere di Little Havana a Miami

Sono decine di migliaia i cubani fuggiti dalla Rivoluzione e che hanno dato vita a una comunità potente e organizzata, capace di trasformare la città di Miami nella loro capitale politica.

Si calcola ad oggi che qui risiedano circa 1,2 milioni di cubani. Gli esuli non hanno solo cercato rifugio, ma hanno costruito una lobby capace di influenzare pesantemente le elezioni americane e di spingere Washington a mantenere una linea durissima contro l'Avana.

Per molti di loro, la lotta contro il castrismo è diventata una missione personale, rendendo ogni tentativo di distensione tra i due Paesi un vero campo minato politico.

Tra questi oppositori troviamo l'attuale Segretario di Stato, Marco Rubio, figlio di ex esuli cubani.

Cuba, la prossima della lista: cosa significa?

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La dipendenza del petrolio di Cuba. Senza le importazioni dall’ex alleato, il Venezuela, la situazione è destinata a peggiorare. Fonte: ISPI

Negli ultimi mesi, l'ipotesi di un cambio di regime all'Avana è diventata un tema caldissimo: il Presidente Donald Trump ha rincarato la dose definendo l'isola come la "prossima della lista" dopo Venezuela e Iran. L'obiettivo di Washington è chiaro: isolare l'attuale dirigenza  per costringerla ad abdicare pacificamente.

Nel 2026, a causa del rafforzamento dell'embargo, solo una petroliera russa è riuscita a attraccare, lasciando l'isola senza il greggio necessario a far girare le vecchie centrali sovietiche. Il risultato? Il 16 marzo la rete elettrica nazionale è collassata, precipitando Cuba in un'emergenza umanitaria senza precedenti:

  • Vite in sospeso: con blackout che durano oltre 15 ore al giorno, gli ospedali sono al collasso e contano un arretrato di 96.000 interventi chirurgici.
  • Economia paralizzata: la mancanza di gas, benzina e diesel ha fermato trasporti e pompe idrauliche, scatenando un'inflazione fuori controllo e la svalutazione del peso.
  • Diritti Umani: persino i relatori delle Nazioni Unite hanno condannato il blocco, definendo la privazione di energia uno "strumento di coercizione illegale".

Ma cosa sta succedendo davvero dietro le quinte di questa crisi?

Mentre la popolazione soffre, si muove una diplomazia sotterranea. Si parla di contatti costanti tra Washington e settori dell'intelligence cubana per un cosiddetto friendly takeover: una transizione morbida volta a evitare il caos totale. Un dettaglio fondamentale? Le indiscrezioni sul coinvolgimento di figure interne alla "dinastia", come il nipote di Raúl Castro, segno che persino i vertici del potere starebbero cercando una via d'uscita per evitare di affondare insieme al sistema.

Secondo FlightRadar24 la Marina e l'Aeronautica degli Stati Uniti avrebbero effettuato almeno 25 voli di ricognizione militare. Principalmente sulla capitale Havana e sulla città di Santiago de Cuba. Uno schema simile a quello che si era visto precedentemente all'inizio delle operazioni in Iran e Venezuela.

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