
Un’isola di ghiaccio più grande di San Marino si è staccata dal ghiacciaio Petermann, in Groenlandia, diventando il più grande evento di distacco di iceberg nell'Artico dal 2020. Rilevato dai satelliti grazie a un team dell'Università di Ottawa, il nuovo iceberg tabulare si estende su di una superficie di ben 76,4 km², con uno spessore stimato fino a 150 metri. Il fenomeno è riconducibile ai meccanismi che da anni interessano il ghiacciaio: l'aumento delle temperature atmosferiche e la fusione della base della lingua glaciale, a opera di acque atlantiche subsuperficiali più calde. Questa frammentazione permetterà di studiare l'impatto del cambiamento climatico sui ghiacciai polari.
La nascita di un’isola di ghiaccio: il distacco del ghiacciaio Petermann
Il 4 agosto 2026, l’Artico è stato teatro di uno dei più importanti eventi di calving (distacco) degli ultimi anni: una gigantesca isola di ghiaccio dello spessore stimato di 150 metri e della superficie di 76,4 km² – un’area più grande di tutta San Marino, che conta una superficie di 61 km2 – si è staccata dalla lingua glaciale galleggiante del ghiacciaio Petermann.
L'evento è stato osservato da un team di ricerca internazionale, guidato dall’Università di Ottawa, grazie ai radar del satellite Sentinel-1 dell'ESA. Le isole di ghiaccio si distinguono dai comuni iceberg di forma irregolare perché sono masse tabulari, piatte e di grande spessore, che si originano dal distacco di piattaforme o lingue glaciali galleggianti. Formazioni di questo tipo sono frequenti nell'Oceano Antartico, attorno alla calotta antartica, mentre nell'Artico restano molto rare.

Questo evento rappresenta la perdita di ghiaccio galleggiante più imponente per il ghiacciaio Petermann dal 2012 e costituisce un'opportunità scientifica per monitorare in tempo reale come queste colossali masse glaciali si spostano, interagiscono con le correnti marine ed evolvono nel loro graduale processo di frammentazione.
Dinamiche oceaniche e spinta termica: le cause del collasso dell’iceberg in Groenlandia
La formazione di questa nuova isola di ghiaccio è il risultato di complessi processi termodinamici e meccanici che gli studiosi monitorano dal 2019.
La causa principale risiede nel bilancio termico del ghiacciaio Petermann, la cui lingua di ghiaccio galleggiante si estende per circa 70 chilometri all'interno del fiordo, trattenuta lateralmente dalle sue pareti rocciose. L'intera struttura è assoggettata a un doppio stress: da un lato, l'aumento delle temperature atmosferiche, che comporta la formazione di rivoli d'acqua di fusione sulla superficie che penetrano nei crepacci, andando così ad accentuare l'idrofratturazione (o fracking). Dall'altro, uno strato di acqua di origine atlantica, relativamente calda, che scorre al di sotto delle acque polari superficiali e risale lungo il fiordo.
L'assottigliamento della base riduce la resistenza strutturale del ghiaccio e indebolisce la linea di ancoraggio (la cosiddetta grounding line), ossia la linea di confine tra il ghiaccio ancorato alla terraferma e quello galleggiante sul mare.
La combinazione di questi stati ha provocato l'allargamento progressivo delle spaccature lungo la linea centrale e il margine orientale, portando inevitabilmente alla frattura e alla nascita dell'isola di ghiaccio.
Secondo i ricercatori, comunque è improbabile che il recente distacco di iceberg sia l'ultimo. Si prevede che altre due grandi isole di ghiaccio si stacchino dal ghiacciaio Petermann nel prossimo futuro, a causa delle profonde fenditure che continuano a interessare la lingua glaciale. Si stima che questi futuri eventi di distacco produrranno isole di ghiaccio di circa 94 km² e 84 km²: per intenderci, si tratterebbe di isole di ghiaccio grandi quasi quanto il comune di Firenze e di Trieste. Insieme alla nuova isola di ghiaccio staccatasi, queste isole ridurrebbero la lingua glaciale di Petermann di circa 254 km², ovvero del 22%.