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Chi è Vladimir Putin. Vita in sintesi del presidente della Russia

Breve biografia del leader della Russia Vladimir Putin: la sua vita dall’infanzia vissuta in povertà a Leningrado fino all’ascesa ai vertici della politica internazionale.

A cura di Erminio Fonzo
20 Gennaio 2023
18:30
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Chi è Vladimir Putin. Vita in sintesi del presidente della Russia
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Non è facile ricostruire la biografia del presidente della Russia Vladimir Putin, al quarto mandato dopo l'ultima elezione del 2018, perché sulla sua vita circolano molte notizie infondate, diffuse dai suoi sostenitori oppure dai suoi detrattori. Quel che è certo è da venti anni Putin è al vertice del potere della Federazione Russa ed è uno dei principali protagonisti della politica internazionale.

Nato a Leningrado (oggi San Pietroburgo) nel 1952, ex militare e funzionario del KGB (il servizio segreto sovietico), poi politico, è diventato Presidente nel lontano 2000. In questo articolo raccontiamo, in sintesi, le tappe principali della sua vita, cercando di capire chi è Vladimir Putin e di separare le fake news dalle notizie certe.

L’infanzia e la gioventù

Vladimir Vladimirovič Putin nacque a Leningrado (oggi San Pietroburgo) il 7 ottobre 1952 da una famiglia di condizioni modeste. Nel corso dell’adolescenza sviluppò un’attitudine che ha così riassunto nella sua autobiografia: «La strada a Leningrado, cinquant’anni fa, mi ha insegnato una lezione: se la rissa è inevitabile, colpisci per primo». I bollenti spiriti di Putin si calmarono grazie al judo, che iniziò a praticare da adolescente e che lo accompagnerà per tutta la vita.

Nel 1970 si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza e strinse legami con un professore, Anatolji Sobchak, destinato a diventare il suo mentore politico. Negli stessi anni prese la tessera del Partito comunista, il partito unico dell’Unione Sovietica.

Agente del KGB

Dopo la laurea, conseguita nel 1975, Putin fu assunto come agente dal KGB, il servizio segreto sovietico. Per dieci anni lavorò in Russia e nel 1985 fu destinato alla sede di Dresda, nella Germania orientale, uno dei Paesi satelliti dell’URSS.

Putin ai tempi del KGB (1980 circa)
Putin ai tempi del KGB (1980 circa)

Sul ruolo di Putin in Germania circolano notizie non sempre attendibili. Secondo alcuni biografi, si occupava soprattutto di raccogliere ritagli di giornale, “collezionando” le notizie che potevano essere di qualche interesse per l’URSS. Secondo altre indiscrezioni, Putin fu in contatto diretto con la Rote Armee Fraktion (Raf), il gruppo terroristico, simile alle Brigate Rosse, al quale Mosca avrebbe dato armi e finanziamenti per compiere attentati nella Germania occidentale. Non vi è, però, conferma certa della notizia.

L’epilogo del soggiorno tedesco di Putin fu traumatico. Nel 1989 in molte città tedesco-orientali si tennero manifestazioni contro il regime e una dimostrazione ebbe luogo anche a Dresda. I manifestanti presero d’assalto la sede della Stasi, la famigerata polizia segreta della Germania Est, e poi raggiunsero l’edificio che ospitava il KGB, con l’intenzione di invaderlo. Putin si trovava nel palazzo e, uscito con una pistola in mano, avrebbe convinto la folla a disperdersi. I resoconti sulle parole che rivolse ai manifestanti non sono concordi e non è noto quanto ci sia di vero nell’episodio, ma è certo che la sede del KGB non fu invasa.

L’inizio della carriera politica

Dopo il crollo della Germania Est, Putin rientrò a Leningrado. Come sappiamo, alla fine del 1991 l’URSS cessò di esistere. Putin, che aveva rassegnato le dimissioni dal KGB in agosto, si trovò in difficoltà e, stando a quanto lui stesso ha raccontato, lavorò come tassista abusivo per sbarcare il lunario. Decise, però, di entrare in politica e divenne uno dei collaboratori più stretti di Sobchak, il suo vecchio professore, che nel 1991 fu eletto sindaco di San Pietroburgo (nome assunto da Leningrado nello stesso anno). Nel 1996, dopo la sconfitta elettorale subita da Sobchak, Putin si trasferì a Mosca ed entrò nell’entourage del presidente Boris Eltsin, che nel 1998 lo nominò direttore dell’FSB, il più importante servizio segreto russo.

L’anno successivo Eltsin lo scelse come primo ministro. Fu una sorpresa, perché Putin non era tra i politici più in vista. Probabilmente Eltsin, che doveva affrontare serie accuse di corruzione, lo scelse perché gli avrebbe consentito di uscire di scena senza essere processato. Il 31 dicembre 1999, infatti, il presidente rassegnò le dimissioni e, in base alla Costituzione, al suo posto subentrò il primo ministro.

L'annuncio delle dimissioni di Eltsin
L’annuncio delle dimissioni di Eltsin

La presidenza della Federazione Russa

Dal 2000 la storia di Putin si confonde con quella della Russia. Alle elezioni presidenziali, tenute in marzo, fu confermato alla presidenza, che ha mantenuto quasi ininterrottamente fino a oggi, con l’eccezione degli anni 2008-2012, nei quali, non potendo candidarsi per un terzo mandato consecutivo, fu sostituito da Dmitrij Medvedev e assunse la carica di primo ministro, continuando a essere il vero uomo forte della Russia. Nel 2012 fu rieletto presidente e nominò Medvedev primo ministro. In sostanza i 4 mandati presidenziali di Putin sono stati 2000-2004, 2004-2008, 2012-2018, 2018-in corso. Nel 2008 il numero di anni del mandato presidenziale è passato da quattro a sei.

Putin e Medvedev nel 2008
Putin e Medvedev nel 2008

Politica interna e guerra in Cecenia

Nel 2000, quando Putin ascese alla presidenza, la Russia era in difficoltà sul piano economico, a causa delle privatizzazioni effettuate senza gradualità, e sul piano internazionale, perché il suo peso nelle dinamiche geopolitiche era diminuito. Putin rafforzò il ruolo dello Stato e limitò il potere degli oligarchi, i ricchissimi imprenditori che condizionavano pesantemente la vita politica. La sua linea ottenne dei risultati positivi e le condizioni economiche del Paese iniziarono a migliorare.

Pil della Russia dal 1989 al 2016 (credit heycci)
PIL della Russia dal 1989 (credit: heycci)

Una delle sfide che il presidente dovette affrontare nei primi anni era quella del terrorismo/separatismo della Cecenia, una repubblica semiautonoma facente parte della Russia. In alcune occasioni gruppi armati ceceni sequestrarono degli ostaggi e Putin, rifiutando di trattare, fece intervenire l'esercito. I gruppi armati ceceni furono sconfitti, ma gli interventi militari provocarono la morte di centinaia di ostaggi. La guerra contro i separatisti, iniziata al tempo di Eltsin, fu condotta con estrema brutalità fino al suo termine nel 2009.

Fossa comune in Cecenia (crdit Natalia Medvedeva)
Fossa comune in Cecenia (credit Natalia Medvedeva)

Sul piano ideologico, Putin ha rinnegato il comunismo, ma si è dichiarato nostalgico dell’URSS, rimpiangendone il ruolo di grande potenza.
Il presidente, inoltre, ha governato da subito con il pugno di ferro e, sebbene formalmente in Russia si tengano elezioni a suffragio universale, il dissenso è poco tollerato. Diversi giornalisti e oppositori sono stati uccisi (sebbene non sia mai stato provato che l’ordine di eliminarli sia stato dato dal presidente) e altri sono stati arrestati. Nel 2020 Putin ha anche promosso una modifica alla Costituzione che ora gli consente di essere eletto alla presidenza per altri due mandati, il che significa che potrebbe restare al potere fino al 2036.

Anna Politkovskaja
Anna Politkovskaja, giornalista uccisa nel 2006

Nel corso degli anni, inoltre, ha introdotto leggi che limitano i diritti civili e colpiscono le minoranze, in particolar modo la comunità LGBT.

La politica estera, le guerre e l'Ucraina

In politica estera Putin ha cercato di riaffermare il ruolo della Russia come potenza mondiale. Nei primi anni della sua presidenza i rapporti con l’Occidente furono relativamente distesi, ma non mancarono momenti di tensione, in particolare per gli allargamenti verso est della NATO. Putin, del resto, coltivava rapporti anche con altri Paesi e nel 2006 fu tra i fondatori del gruppo dei BRIC, il partenariato tra Brasile, Russia, India e Cina (ai quali si è aggiunto il Sudafrica nel 2010).

Summit dei BRICS del 2019
Summit dei BRICS del 2019

Negli ultimi anni, la politica estera russa è stata più aggressiva. Sintetizzando alcune delle operazioni più impattanti, si sono verificati l'annessione della Crimea e il sostegno alle milizie filo-russe in Donbass nel 2013-14, l'intervento in Siria nel 2015, e la guerra contro l’Ucraina del febbraio 2022. Secondo i russi, tali azioni sono state intraprese per reagire alle provocazioni degli Stati Uniti, mentre in Occidente sono considerate atti imperialisti.

Culto della personalità, vita privata e consenso

Putin coltiva con cura il culto della sua personalità e propone un’immagine di sé da "duro", facendosi fotografare in abiti militari, mentre cavalca a torso nudo, ecc.

Putin in posa machista nel 2007
Putin in posa machista nel 2007

Sul piano privato, nel 2013 ha divorziato dalla moglie, Liudmila Skrebneva, che aveva sposato nel 1982, e ha intrapreso una relazione con la ginnasta Alina Kabaeva. Corrono voci, inoltre, che abbia accumulato enormi ricchezze, ma l’entità del suo patrimonio non è nota.

Putin piace ai russi? I sondaggi, inclusi quelli condotti da agenzie occidentali, indicano che la maggioranza della popolazione apprezza il suo operato, e, sebbene questa opinione sia certamente condizionata dai mezzi di informazione, molti russi pensano che Putin sia l’uomo giusto per dare al Paese il ruolo che gli spetta. La popolarità del presidente, però, sta diminuendo in seguito alle sconfitte subite in Ucraina negli ultimi mesi.

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