La città antica di Petra, in Giordania, è tra i siti archeologici più famosi al mondo. La facciata del Tesoro, il suo edificio più rappresentativo, compare anche nel film "Indiana Jones e l'ultima crociata", che dall'anno della sua uscita ha contribuito a darle fama mondiale. Ma che tecniche sono state usate per costruire una città interamente scavata nella roccia? Per rispondere a questa e altre domande abbiamo intervistato il professor Tom Paradise, dell'Università dell'Arkansas, che da più di 30 anni si occupa degli studi geologici del sito di Petra.

Il Monastero di Petra
in foto: Il Monastero di Petra

Come hanno fatto i Nabatei a sopravvivere nel deserto?

Quando Petra è stata fondata, intorno al 500-700 a.C., le pareti di roccia che circondano la valle di Petra rappresentavano una protezione perfetta. Ma nel corso del tempo, quando si sono accorti che gli attrezzi di bronzo e ferro potevano modellare la roccia, i Nabatei hanno capito che la roccia non era solo una difesa, ma anche un ottimo materiale da costruzione. Non solo per estrarla e farci della muratura, ma anche per scavare direttamente nella roccia e creare spazi abitabili, proprio come i Sassi di Matera in Italia. In alcune di queste case abbiamo trovato anche 8 stanze. Hanno capito insomma che potevano convivere con la roccia, come una risorsa.

Siamo in grado di svelare le tecniche costruttive che usavano?

Abbiamo trovato scalpelli, dei Romani e dei Nabatei, che ci dicono che utilizzavano strumenti e tecniche che usiamo ancora oggi. Quando scolpivano le facciate facevano infatti la stessa cosa che farebbe un muratore, solo che mentre oggi siamo in grado di mettere questi strumenti in apparecchiature elettriche che accelerano il lavoro, all'epoca, per costruire alcune delle facciate più grandi, veniva richiesta molto probabilmente un’intera generazione. Pensate perciò a un periodo che va tra gli 8 e i 15 anni per qualcosa di molto grande, mentre qualcosa di più piccolo può aver richiesto tra i 6 mesi e i 2 anni.

Ricostruzione grafica delle tecniche costruttive dei Nabatei
in foto: Ricostruzione grafica delle tecniche costruttive dei Nabatei

Usavano impalcature?

Duemila anni fa, anche all’epoca il legno era molto raro a Petra. Alcune delle nostre ricerche hanno indicato che facevano dei buchi nella roccia, più in basso rispetto al punto che volevano scolpire, dove infilavano due barre con un’asse di legno appoggiata sopra. Dopo aver scolpito la parte di sopra della facciata, in piedi sull'asse di legno, le pietre cadute in basso permettevano loro di salire fino ai punti intermedi. Molte delle costruzioni più grandi, come il Tesoro o il Monastero, hanno grandi depositi di macerie e polvere proprio di fronte all’edificio, che adesso sappiamo provenire dalla stessa opera di scultura. Così facendo non usavano tanto legno e la stessa asse poteva essere usato in più occasioni. Sappiamo con certezza che le facciate di Petra sono state costruite dall’alto in basso, anche perché sparse per Petra ci sono costruzioni non finite che sono state cominciate dall’alto e lasciate a metà.

Qual è l'impronta del turismo su Petra?

Quando ho cominciato, nel 1990, c’erano pochi altri ricercatori che facevano quello che facevo io. Ora è famosa, è piena di turisti, e sono stato fortunato a poterci lavorare quando era quasi vuota ogni giorno. Pensate che oggi, nella buona stagione, è visitata da circa 4000 turisti al giorno. La Giordania è contenta che ci siano un milione di turisti all’anno, perché porta profitto, ma questo può essere un bene per l’economia e un disastro per il sito. Le persone rubano le pietre, scalano le facciate. Ci sono dei divieti, ma le persone lo fanno ugualmente. Le nostre ricerche sulle arenarie hanno dimostrato che troppe persone in una tomba incidono sulla sua erosione semplicemente respirando. Stessa cosa succede nel Teatro: le nostre scarpe sono migliori oggi, abbiamo una buona presa al suolo, perciò quando la gente entra nel teatro con le scarpe da trekking erode più velocemente la roccia. Negli ultimi vent'anni del mio lavoro ho visto maggiore deterioramento che nei precedenti duemila.

Vista del Tesoro dall’alto
in foto: Vista del Tesoro dall’alto

Cosa si può fare per preservare Petra?

Non possiamo fare molto per il clima, è un processo naturale, e non possiamo fare granché per l’inquinamento. Quello che possiamo fare è mettere delle regole che tengano sotto controllo le persone che visitano il sito. Stiamo migliorando la presentazione e facendo lavoro di educazione, per far capire ai turisti che sono parte del futuro di Petra, cosicché i loro figli e i loro nipoti possano godere anche loro di questo sito. Se c'è infatti una lezione che possiamo imparare dalla Petra di duemila anni fa, è che si può convivere con la natura quando la si considera una compagna, e non come qualcosa da conquistare. Perciò se guardiamo alla sostenibilità come hanno fatto i Nabatei, penso che possiamo agire meglio come esseri umani.

Articolo a cura di
Videostorie